Poco si sa sul rapporto tra l’imperatore Adriano e il giovane Antinoo: le fonti antiche più vicine al periodo in cui vissero sono l’Historia Augusta, del IV secolo d.C., e l’epitome bizantina al libro 69 della Storia Romana di Cassio Dione, della prima metà del III secolo d.C., mentre molte altre sono più tarde. Sappiamo che Antinoo nacque il 27 Novembre  di un anno ignoto, probabilmente il 111 d.C., in Bitinia, provincia ubicata nel nord-ovest dell’Anatolia affacciata sul Mar di Marmara.

Passarono dieci anni circa prima che l’imperatore Adriano capitasse da quelle parti durante uno dei suoi viaggi d’ispezione in giro per l’impero romano, che a quell’ epoca era al suo massimo splendore. Poco dopo che Adriano giunse in Bitinia, Antinoo fu mandato a Roma per studiare. Le fonti ci dicono che l’imperatore considerava il giovane bello e intelligente, tanto da far pensare che fosse stato Adriano stesso a volere che egli andasse a Roma per avere la possibilità di studiare e di averlo vicino.

Antinoo passò qualche anno impegnato nello studio, mentre Adriano faceva i suoi soliti giri in giro per l’impero. Una volta tornato in Italia, si stabilì nella sua lussuosissima ed elegantissima  residenza di Tivoli, e volle che Antinoo lo raggiungesse. Sappiamo che trascorsero tre anni insieme a villa Adriana; come, si puo’ solo immaginare. Sappiamo che avevano delle cose in comune: l’amore per la filosofia, la poesia, la letteratura, e quindi per la speculazione, e la passione per la caccia. In molte circostanze, anche nei momenti di lavoro, almeno in quelli non troppo riservati, Adriano voleva che Antinoo gli stesse accanto.

Nel 130 Adriano intraprese l’ennesimo viaggio nelle province nordafricane e orientali, ma stavolta in compagnia del suo Antinoo. Anche in questo caso condivisero molte esperienze, tra cui forse l’iniziazione ai misteri eleusini e la caccia a un leone che terrorizzava un villaggio della Nubia, circostanza in cui  l’imperatore salvò il giovane dalla fiera prima che questa venisse uccisa.

Purtroppo, per uno dei due il viaggio terminò bruscamente in Egitto: durante una crociera lungo il Nilo, fu ritrovato il corpo di Antinoo nelle acque del fiume. Seconto le fonti si tratterebbe di suicidio rituale per la salute di Adriano, il quale forse soffriva di qualche malattia, oppure una caduta accidentale, forse per un mancamento. E’ invece molto probabile che il povero Antinoo sia stato vittima di omicidio, un omicidio politico. La sua posizione privilegiata presso l’imperatore poteva essere un buon motivo di invidia o sospetto da parte di qualcuno della corte imperiale, il quale temeva che potesse influenzare le sue decisioni a suo favore, magari per farlo assurgere proprio alla carica imperiale. D’altronde, dalle fonti, seppur scarne di informazioni, non si deduce che Antinoo abbia mai sfruttato il suo ascendente sull’imperatore.


Villa Adriana, Tivoli

Fu un colpo durissimo per Adriano, le fonti ce lo dicono. La prova tangibile dei suoi sentimenti per il giovane ci è data dalla grande quantità di sculture (ad oggi quelle ritrovate sono una cinquantina), da egli stesso commissionate, che ritraevano le sue sembianze. Ma non si era limitato a questo: subito dopo la sua morte Adriano istituì il culto di Antinoo. Un dio a tutti gli effetti, con tanto di templi, giochi panellenici in suo onore, la fondazione della città di Antinoopolis in Egitto e di una costellazione in cielo.

Cosa c’era nel loro rapporto? Adriano era un erastès, Antinoo un eromenos, amante adulto attivo e giovane passivo, come li si potrebbe dipingere alla maniera accademica? L’ infatuazione, forse l’ossessione, di Adriano per un ragazzo affascinante, ben dotato in bellezza e intelletto? L’opportunismo di Antinoo, che prese la palla al balzo per sfruttare il suo ascendente sull’imperatore, per conto suo o di altri? Tutte queste cose, parte di queste cose insieme? O chissà cos’altro.

Personalmente, mi piace interpretare gli indizi che le fonti ci forniscono come il segno di un amore vero, puro, un rapporto tra pari con affinità di interessi e spirito, non come un superiore e un suddito, ma come due esseri umani che si amano, dove entrambi danno e entrambi ricevono, in anima e corpo, nel migliore dei rapporti platonici, e dove la perdita di una parte ha causato il profondo dolore e avvilimento dell’altra. Un imperatore solo, con tutto il peso di un impero sulle spalle, legato ai suoi “amici” da rapporti di mera opportunità e utilitarismo. Deificare Antinoo, io penso, non è segno di ossessione, ma segno dell’ insopportabile senso di vuoto lasciato dalla sua dipartita da questo mondo. Che almeno l’arte potesse dare un segno della presenza di Antinoo, e il divino permeare la realtà del suo spirito, cosicché potesse tenere compagnia al suo triste Adriano in ogni momento, dagli occhi di una scultura, sotto lo sguardo della sua stella lontana, e insieme eternarlo.



Il disegno trae ispirazione dall’episodio della caccia al leone, immaginando un momento di riposo e intimità dei due dopo la faticosa impresa. Sulla sinistra in basso si possono notare dei nelumbi, ovvero esemplari di loto rosso, che secondo il racconto poetico di Pancrate di Alessandria sarebbero nati dal sangue di Antinoo che fluiva nell’acqua di una pozza, dopo essere stato ferito dal leone.

Di Giacomo Campana

Fonti:

Wikipedia

Treccani

M. David, Historia Augusta, traduzione in inglese, Loeb Classical library edition, 1921

About the author

Giacomo Campana

Giacomo Campana

Mi chiamo Giacomo Campana, nato il due marzo duemila a Genova. Ho sempre vissuto e vivo tutt'ora a Boissano, provincia di Savona, nel ponente della Liguria. Ho frequentato le scuole elementari e medie a Toirano, vicinissimo a Boissano, ed il liceo paritario "Redemptoris Mater" di Albenga, scuola di scienze umane con indirizzo umanistico (insegnamento aggiuntivo del greco). Correntemente studio conservazione dei beni culturali con indirizzo archeologico dell'Università di Genova. Ho molti interessi, forse troppi, tra cui i più importanti direi essere, oltre alla storia ed al disegno: la musica, l'interpretazione di personaggi (teatro e cinema), raccontare storie

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