La Vecchia Signora nacque in rosa

La genesi

Nel XIX secolo nasceva il calcio moderno, erede, in ordine cronologico, del tsu-chu cinese, del kemari giapponese, dell’episkyros greco, dell’harpastum latino e del medievale calcio fiorentino. Nacque come sport d’élite nei college britannici in cui alle classi, composte di 10 studenti, si aggiungeva il maestro (antesignano del capitano). La cittadina di Sheffield diede i natali nel 1857 al primo club della storia, lo Sheffield FC, ed al primo regolamento, le Sheffield Rules del 1858, unificato nel 1863 a Londra con la fondazione della Football Association presso la Free Mason’s Tavern. È importante tenere presente le origini anglosassoni del gioco perché furono proprio gli inglesi ad importarlo in Italia nello stesso periodo in cui si configurava il turismo così come lo intendiamo oggi.

«Nel 1896 una brigata di studenti del Liceo d’Azeglio soleva avviarsi, finite le lezioni pomeridiane, verso il corso Duca di Genova e quindi, deposti i libri su d’una panca, dedicarsi al giuoco di ‘barra’. Il foot-ball si insinuò più tardi: già si era visto giocarlo prima alla patinoire del Valentino e poscia in Piazza d’armi da alcuni stranieri residenti a Torino”

(Enrico Canfari, Storia del Foot-Ball Club Juventus di Torino, 1915)


“I fondatori-giocatori dello Sport-Club Juventus nella stagione 1897-1898, con camicia rosa e cravattino nero”
Giorgio Welter, Juventus, in Le maglie dei campioni, Milano, Codice Atlantico, 2011, p. 104

I colori sociali: dal rosa-nero al bianco-nero

Le origini liceali della compagine furono trasferite nei colori sociali rosa e nero, gli stessi della scuola dei fondatori. La scelta non fu dettata solo dalla tradizione, ma anche dal fatto che il club, composto da studenti, versava in ristrettezze economiche. Si scelse dunque di ricorrere al tessuto meno costoso disponibile sul mercato, per l’appunto il percalle rosa; questa divisa, comprendente anche voluminose cinture che richiamavano le fasce dei giocatori di palla basca e un berretto a identificare il capitano della squadra, sopravvisse solo fino al 1903 per un fatto tanto singolare quanto curioso.

In quell’anno Gordon Savage, socio fondatore del club e già calciatore nella società inglese del Notts County, ottenne l’incarico di reperire nuove divise. Egli spedì così ad una fabbrica tessile di Nottingham, fornitrice della sua vecchia squadra, un campione delle succitate divise rosa e nere. Il capo in questione era così maltrattato e sbiadito che l’impiegato credette che la divisa fosse bianca e macchiata. Notando una certa somiglianza con le divise della squadra locale, l’impiegato decise di spedire una dotazione di quindici casacche del Notts County.

All’arrivo del grosso pacco postale a Torino fu sgomento: le uniformi non piacquero affatto, ma il campionato era ormai alle porte e le finanze non certo eccellenti non avrebbero permesso di investire altro denaro in un altro set. Le divise vennero dunque adottate e la Juventus arrivò nello stesso anno alla sua prima finale del campionato nazionale, bissando il risultato nel 1904. Nel 1905, invece, arrivò il primo titolo nazionale, premiato con la Targa Federale. Fu così che si instaurò la convinzione che i colori bianco-neri, più distintivi del precedente rosa pervinca, portassero fortuna. Furono dunque mantenuti come colori sociali e della prima divisa fino ai giorni nostri. Paradossalmente, pensando oggi a quei colori, viene naturale l’associazione con la squadra di Torino piuttosto che con il club da cui furono ereditati.


“Una formazione della Juventus nel 1906, pochi anni dopo l’adozione dei nuovi colori bianconeri”
Stefano Bedeschi, Walter Streule, su ilpalloneracconta.blogspot.it, 12 aprile 2014

«[La] Juve indossa le maglie [bianconere] da allora, considerando i colori aggressivi e forti. Un esempio di come il Notts ha contribuito a modellare uno dei più grandi club al mondo, e la prova di questo è che la divisa della Juventus è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo.»

(Frammenti della storia ufficiale del Notts County e articoli correlate pubblicati nel quotidiano inglese Daily Mail.)

I primi successi, le “tragedie presidenziali” e l’insediamento degli Agnelli

Il travaglio dei primi anni del ‘900 non finì con la questione legata alle divise. Nel 1906, infatti, si arrivò allo scisma societario sotto la presidenza dell’imprenditore svizzero Alfred Dick: egli era un imprenditore dalle idee moderne, ma il suo carattere difficile ed il comportamento umorale gli crearono non pochi problemi. Infatti, nonostante i risultati sportivi e societari, tra cui il consolidamento della struttura societaria stessa, la vittoria del primo titolo e lo spostamento su un reale campo da gioco (il Velodromo “Umberto I” a scapito di Piazza d’Armi), venne accusato dai soci italiani di essere oltremodo autoritario, ostracizzando il loro stile di vita troppo lontano dal rigore svizzero.

Messo in minoranza ed estromesso dal consiglio direttivo, si accordò con i rivali del F.C. Torinese per dare vita al Torino, che diventerà la squadra rivale della Juventus fino ai giorni nostri. In questo processo Dick, forte della sua posizione di datore di lavoro di molti calciatori bianconeri, mise in atto un vero e proprio esodo di calciatori verso la neonata squadra. Barberis, l’unico calciatore a rimanere fedele alla Juventus, perse il posto in fabbrica. Nel 1909 l’ultimo gesto tanto clamoroso quanto tragico dell’imprenditore svizzero, che si suicidò sparandosi ad una tempia all’età di quarantaquattro anni.

Nel primo dopoguerra, la Juventus migliorò i piazzamenti e fornì i primi giocatori alla nazionale italiana, parallelamente all’avvento alla presidenza di Edoardo Agnelli, nel luglio ’23. La compagine bianconera iniziò il suo primo ciclo vincente pochi anni dopo, con la vittoria di cinque scudetti consecutivi ed il raggiungimento delle semifinali della coppa Mitropa tra il 1930 e il 1935. Purtroppo, questo periodo d’oro si concluse nuovamente con un tragico epilogo. Nel ’35, Agnelli rientrava con l’idrovolante del padre da Forte dei Marmi diretto a Genova, da dove avrebbe proseguito per Torino. Durante l’ammaraggio all’idroscalo il velivolo si ribaltò; sia il pilota che Edoardo rimasero illesi ma l’elica del motore, posto sopra l’abitacolo, lo colpì fatalmente alla nuca quando quest’ultimo si alzò. Nel 1938 arrivò la prima Coppa Italia.

La famiglia Agnelli resterà da quel momento legata per sempre alla Juventus: infatti, nel secondo dopoguerra, la compagine bianconera tornò alla ribalta con un secondo ciclo di vittorie sotto la presidenza di Gianni Agnelli e, in seguito, di suo fratello Umberto. I giocatori simbolo di questo periodo furono il gallese John Charles, detto “Gigante buono” (non fu mai ammonito o espulso in tutta la carriera), il futuro presidente Giampiero Boniperti e l’oriundo italo-argentino Omar Sívori (primo calciatore della Serie A a vincere l’ambito Pallone d’oro nel ‘61), i quali passeranno alla storia come il “Trio Magico”. Inoltre, la Juventus fu la prima squadra di Serie A ad esporre la famosa stella sul petto, emblema della vittoria del decimo Scudetto nel ’58.


“Omar Sívori, John Charles e Giampiero Boniperti, il “Trio Magico”: per la leggenda juventina Boniperti, prima 15 anni da calciatore bianconero e poi 19 da presidente del club”
Alberto Costa , ed. (italian) (2013) Il grande libro dello scudetto, Milano: Corriere della Sera, p. 45

L’affermazione internazionale e la tragedia dell’Heysel

La presidenza di Boniperti, incominciata nel ’71, porterà ad un terzo ciclo di vittorie nei successivi tre lustri. Iconico fu l’allenatore Giovanni Trapattoni, passato alla storia per aver portato la Juventus a vincere per prima tutte le competizioni europee UEFA e, infine, la prima al mondo a vincere tutte le competizioni ufficiali per club. Inoltre, i bianconeri fornirono sei giocatori alla Nazionale italiana vittoriosa ai Mondiali ’82.


“La Juventus di Giovanni Trapattoni della stagione 1983-1984, che centrò il double composto da scudetto e Coppa delle Coppe”
LaPresse – Juve, 31 feste tricolore, su tgcom24.mediaset.it.

Da ricordare la controversa vittoria della prima Coppa dei Campioni ai danni del Liverpool, oscurata dalla follia hooligan dei britannici e dalla conseguente morte per schiacciamento di 39 spettatori poco prima che iniziasse la partita. Molti dei protagonisti, tra cui l’ex Presidente UEFA Michel Platini, ricordano con dolore il clima surreale della gara che furono costretti a giocare nonostante le salme dei tifosi giacessero già allineate nei locali interni allo stadio. Gli accadimenti, legati ai diffusi fenomeni di violenza delle frange estreme delle tifoserie inglesi e seguiti dalla strage di Highbury in cui persero la vita 96 persone, portarono al bando delle squadre inglesi dalle competizioni europee per 5 anni.

I primi anni ’90 scarseggiarono di risultati in campo nazionale fino alla riapertura del quarto ciclo vincente con Marcello Lippi, che portò alla conquista della seconda ed ultima Champions League, e Carlo Ancelotti.


“La Juventus di Marcello Lippi celebra i trionfi del 1996 in Champions League e Coppa Intercontinentale”
AP Photo / Carlo Fumagalli – (ESIndependiente suma uno más: así quedó el top 10 de los equipos con más títulos internacionales, su univision.com, 8 agosto 2018.

Il caso Calciopoli

Nei primi anni Duemila seguì la gestione di Fabio Capello, i cui successi furono annullati dall’esito del caso Calciopoli. La giustizia sportiva si espresse in maniera chiara e netta, revocando uno scudetto, assegnandone un altro all’Inter e relegando gli ormai ex Campioni d’Italia in Serie B con l’assegnazione d’ufficio all’ultimo posto in classifica.

La famosa “Triade”, ovvero i dirigenti bianconeri al vertice dagli anni ’90, fu quindi smantellata con l’eccezione di Roberto Bettega, che uscì pulito da ogni accusa: Luciano Moggi e Antonio Giraudo, radiati dall’Alta Corte di giustizia sportiva del Coni da qualsiasi rango o ruolo della FIGC, furono prescritti dalla giustizia ordinaria dopo un processo durato 9 anni e due condanne nei primi due gradi di giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva.

La rinascita e il dominio assoluto in Italia

Il dopo Calciopoli, caratterizzato da una breve presidenza Cobolli-Gigli e dalla risalita immediata nel massimo campionato, vedrà dal 2010 alla presidenza del club il quarto esponente della dinastia torinese, Andrea Agnelli. Sotto la sua egida e grazie agli allenatori Conte, Allegri e Sarri, arriverà un quinto ciclo di successi che dura tuttora: nove scudetti e quattro “double” consecutivi.

Una curiosità meramente stilistica, per ritornare all’incipit dell’articolo: nella stagione 2019-2020 la Juventus abbandona per la prima volta dall’adozione nel 1903 la classica divisa a strisce verticali in favore di una a quarti.


“Cristiano Ronaldo nel 2019: per la prima volta dal 1903 la Juventus accantona lo storico template a strisce verticali, in favore di uno stile partito.”
Anton Zaitsev Opera derivata: WikiGusta – Soccer.ru (original photo)

Parola chiave Juventus: influenza

Possiamo concludere questa digressione storica sottolineando tre punti chiave: il primo riguarda il fatto curioso che, nonostante la Juventus nasca come prima squadra del capoluogo piemontese, i torinesi abbiamo eletto a squadra del cuore il Torino, nato da una scissione interna ai bianconeri; il secondo è il legame particolarmente forte tra il club e la famiglia Agnelli, legame che dura tuttora e che sicuramente ha contribuito a farne una compagine vittoriosa e, dunque, largamente sostenuta in tutta Italia; il terzo ed ultimo è la contaminazione culturale alla base della fondazione del Foot-Ball Club Juventus, che è proseguita nell’adozione delle divise bianconere a scapito dei colori storici del liceo dei fondatori.

Di Giuseppe Pagnani

Bibliografia

  1. Marco Ansaldo, “Da piazza d’Armi a Orbassano”, in La Stampa, 28 giugno 1995
  2. Roberto Beccantini, AGNELLI; Edoardo, Giovanni, Umberto, in Enciclopedia dello sport, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2002.

Sitografia

  1. “Heysel, 30 anni fa la tragedia. Platini: ‘Continuo a giocare quella partita’”
    https://www.ansa.it/sito/notizie/sport/calcio/2015/05/29/heysel-30-anni-fa-la-tragedia.-foto-marchisio-twitta-sempre-nei-nostri-cuori_d93bf049-27b7-4f4c-a018-6345dff9d4f3.html

About the author

Giuseppe Pagnani

Giuseppe Pagnani nasce nel '95 di un secolo non meglio definito a Sulmona e cresce a Pescasseroli; entrambi gli insediamenti sono ubicati nel trancio sinistro dell'Abruzzo anche detto Provincia dell'Aquila.
Studia al Liceo Classico Europeo del Convitto Nazionale di Roma e lì muore, reincarnandosi nel settimo personaggio di Pirandello, stavolta in cerca di Laurea. Si iscrive quindi ad Economia ed Informatica presso l'Università "G. d'Annunzio" di Pescara, ma impiega il proprio tempo coltivando le sue svariate passioni (tra cui il trastullo), nella vana speranza di evitare l'ingresso nel mondo degli adulti.
Tra gli hobby, oltre alle arti umanistiche, alla montagna e ai videogiochi, c'è il calcio: considerato dai più come una malattia, formerà infatti una metastasi che porterà alla scrittura della rubrica "Scuola calcio", prima collaborazione con il blog di Historia Project.