Parlando di sciamanesimo ci si accorge immediatamente che è una di quelle pratiche di cui possiamo ritrovare tracce a livello trasversale nelle più svariate culture, anche molto distanti tra loro nel tempo e nello spazio: dai guaritori Navajo del Nord America fino agli stregoni presenti nelle aree delle grandi civiltà antiche come quella cinese, passando per gli indigeni della Nuova Guinea e per i cosiddetti “sciamani di plastica” del movimento New Age. Tuttavia, ci concentreremo qui sugli sciamani Sami (presenti ancora oggi),  ma soprattutto su come tali figure siano state rappresentate all’interno della letteratura nordica.

Il termine sciamano deriva da “šamān”, parola utilizzata dalla popolazione siberiana dei Tungusi per indicare un individuo dotato della facoltà di entrare in contatto col mondo sovrannaturale.
Spesso agli sciamani – che possono essere indifferentemente sia uomini che donne – vengono attribuiti sia poteri taumaturgici che, grazie all’aiuto di musica e sostanze psicotrope, la facoltà di entrare in uno stato di trance col fine di comunicare con potenze invisibili.

Knud Leem, Beskrivelse over Finnmarkens Lapper, 1767.

Un’ulteriore descrizione di queste affascinanti figure ce la fornisce, tra i tanti, Ginzburg, in un saggio nel quale presenta le somiglianze che ha riscontrato tra i benadanti (stregoni friulani) e gli sciamani:

«[…] individui che caratteristiche fisiche o psicologiche, spesso legate alla nascita, designano come professionisti dell’estasi. In entrambi i casi l’estasi è accompagnata dalla fuoriuscita dello spirito, spesso in forma animale. In entrambi i casi lo spirito (dello sciamano o del benandante) è coinvolto in esperienze rischiose da cui dipende la salute o il benessere materiale della comunità.»

Diderot invece, all’interno della sua Encyclopédie, fornisce una definizione permeata dalla mentalità razionale ed illuminista tipica della sua epoca, definendoli addirittura come degli impostori:

«Schamans, s. m. pl. (hist. mod.) : cest le nom que les habitans de Sibérie donnent à des imposteurs, qui chez eux font les fonctions de prêtres, de jongleurs, de sorciers & de médecins. []»

Come accennato sopra, la figura dello sciamano o dello stregone è presente ancora oggi all’interno di alcune culture, soprattutto siberiane ed himalayane, ma è possibile trovarla anche tra le popolazioni indie del Sud America, in Africa e tra i nativi nordamericani. A livello europeo è soprattutto presso i popoli appartenenti all’area linguistica ugro-finnica che possiamo imbatterci negli sciamani: è il caso dei táltos in Ungheria e dei noajdi in Lapponia.

Questi ultimi sono presenti presso i Sami (detti “Lapponi” impropriamente), popolazione che abita le regioni settentrionali dell’Europa, in un’area che si estende dalle coste nord ovest della Norvegia fino alla penisola di Kola, in Russia. Varie fonti nel corso del tempo hanno descritto questo popolo, da Tacito a Paolo Diacono, principalmente sottolineando il loro modo di vivere primitivo, ma è soltanto all’interno delle saghe islandesi che troviamo per la prima volta menzionata la loro dimensione magica.

Quello dei Sami era – ed è tutt’ora – un credo religioso animistico, popolato da divinità di varia natura; alcune di esse sono assimilabili agli dèi della tradizione nordica (ad esempio il “dio del cielo” Tiermes (o Horagalles), che governa i tuoni e viene raffigurato con un martello, suggerendo un forte parallelismo col dio Thor del pantheon norreno), probabilmente a causa di un’influenza reciproca tra le culture dei due popoli, una “contaminazione” causata dalla loro vicinanza. Essendo dunque una religione che ruota attorno al concetto di anima, la figura dello sciamano assume un ruolo molto importante proprio grazie al rapporto privilegiato che ha con gli spiriti, dall’aspetto sia umano che animale. Tramite il suono cadenzato del tamburo sacro (goavddis) e l’assunzione di sostanze esso cadrebbe infatti in uno stato di trance, durante il quale il suo spirito uscirebbe dal corpo per assolvere il proprio incarico.

Spostandoci dal reale all’immaginario, la presenza degli sciamani all’interno della letteratura nordica risulta essere piuttosto interessante, in quanto sono percepiti come elemento “esotico” pure dagli stessi autori. Tendenzialmente compaiono come personaggi marginali all’interno di racconti e fiabe, ricoprendo spesso il ruolo chiave di aiutante e diventando dunque necessari al progredire della trama. A tal proposito citerò come esempio due autori: Hans Christian Andersen, celebre autore danese di fiabe, e Selma Lagerlöf, scrittrice svedese e vincitrice del Premio Nobel nel 1909.

Hans Christian Andersen, 1805 – 1875

Andersen, all’interno della fiaba La regina delle nevi (1844), ci racconta che Kay, uno dei due bambini protagonisti, viene rapito dalla regina delle nevi e così Gerda, sua amica, parte per salvarlo (da notare inoltre l’interessante rovesciamento dei ruoli in cui è la fanciulla che va a salvare il ragazzo, elemento non così infrequente all’interno della produzione nordica). Il viaggio di Gerda la porta sempre più a nord e lungo il suo cammino incontra tre – numero tipico dello schema fiabesco – anziane maghe che la aiutano. In realtà la prima è la più ambigua dato che in un certo senso la ostacola eppure, come sottolinea lo stesso autore, “la vecchia conosceva la magia, ma non era un troll* cattivo, faceva solo un po’ di magie per divertimento e ora avrebbe tanto voluto tenersi la piccola Gerda”. In seguito la ragazzina incontrerà la donna di Lapponia ed infine la donna di Finlandia, ovvero colei che più rappresenta tra le tre la figura dello sciamano. Come in tutte le fiabe vi è una progressione narrativa che si riflette anche negli elementi fisici: le case delle donne si fanno sempre più piccole ed anguste, i comfort si riducono (l’ultima non ha neppure la porta) e mentre fuori le temperature si abbassano all’interno delle abitazioni il calore aumenta: la terza, situata nel Finnmark, è talmente afosa da ricordare una sauna. La donna che ci abita si presenta infatti senza vestiti, in una nudità che simboleggia la purificazione e che dunque non ha nulla di sessuale. L’esotismo della donna di Finlandia è quindi la chiara rappresentazione dell’immagine che i danesi avevano del mondo dei Sami, percepito come misterioso e magico.

Selma Lagerlöf, 1858 -1940

Tra le pagine de Limperatore di Portugallia, opera scritta dalla Lagerlöf nel 1914, troviamo invece un’altra figura sciamanica: si tratta di Karin la Finnica, la quale fa la propria comparsa quando la figlia del protagonista, Klara Gulla, contrae la scarlattina. Karin ci viene mostrata attraverso gli occhi dei personaggi, da un punto di vista diffidente e negativo (“nessuno le chiese consiglio”; “é sempre meglio essere in buoni rapporti con gente del genere”), nonostante il suo intervento risulterà poi utile e positivo. La donna è una vecchia guaritrice – mostrando così un collegamento tra medicina e magia che non ci sorprende – e la sua presenza è emblematica di quel sincretismo così tipico della religiosità popolare. La Lagerlöf ci trasporta così in una dimensione favolistica, in cui realtà e fantasia sono separate da un confine sottilissimo e dove convivono elementi cristiani, come angeli e diavoli, e figure pagane, quali la stessa Karin; l’utilizzo della magia viene pertanto vissuto con una sorta di senso di colpa piuttosto verosimile nel contesto descritto: “non sembrava neanche tanto corretto rivolgersi a una fattucchiera”.

In conclusione, il fatto che le figure sciamaniche siano presenti anche all’interno dei testi di autori così celebri risulta significativo: è segno infatti che esse sono un elemento esistente e ben radicato all’interno della cultura nordica, risultando spesso stimolo di interesse per i lettori.

 

Di Sofia Maria Mazzini

 

* Qui per “troll” si intende una qualsiasi figura in grado di fare magie. L’etimologia del termine risulta incerta, per quanto Lindow ci segnali che nel tardo folklore svedese pareva indicare un qualsiasi essere ultraterreno. Possiamo trovare una concettualizzazione simile all’interno della tradizione anglo-celtica nel termine “fairies”.

 

 

Bibliografia

  • Ugo Fabietti, Elementi di antropologia culturale, Mondadori, 2015.
  • Carlo Ginzburg, Streghe e Sciamani, in Il filo e le tracce. Vero falso finto, Feltrinelli, 2006.
  • Denis Diderot, Jean Baptiste Le Rond d’Alembert et alt., LEncyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, 1765.
  • Gianna Chiesa Isnardi, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del nord, Bompiani, 2015.
  • Hans Christian Andersen, Fiabe e storie, Universale Economica Feltrinelli, 2012.
  • John Lindow, Swedish Folktales and Legends, University of California Press, 1978.
  • Selma Lagerlöf, Limperatore di Portugallia, Iperborea, 1991.

About the author

Maria Sofia Mazzini

Maria Sofia Mazzini

Maria Sofia Mazzini è nata a Firenze nel 1992. Si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bologna e attualmente frequenta il Corso di Laurea Magistrale in Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche, sempre presso Bologna. Dal 2018 fa parte della redazione di Poesia del nostro tempo, progetto letterario nato dalla rivista Argo.