Purtroppo la luce del Quattro – Cinquecento fiorentino ha oscurato, fino a pochi decenni fa, l’interesse per la pittura del Seicento nel granducato di Toscana; naturalmente, a dettarne le tendenze furono i Medici, e possiamo affermare che la storia della pittura fiorentina del XVII secolo si fosse sviluppata in una continuità sostanziale con il Cinquecento.

Sicuramente di particolare fortuna furono le historiae: una tradizione risalente al De Pictura di Leon Battista Alberti aveva infatti stabilito che la pittura di storia (cioè quella rappresentante la figura umana in azione) occupava il primo posto nella gerarchia dei generi artistici, e tale norma fu sempre molto rispettata a Firenze, al punto che i generi minori (come il paesaggio, la natura morta, le battaglie, le scene di vita quotidiana) non conobbero che un successo limitato in confronto agli altri.

Un dipinto di Giorgio Vasari (1511-1574) che ritrae (da destra) Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca. Non è certa l’identità degli altri due personaggi

Di indubbio rilievo furono altresì le interpretazioni dei grandi classici della letteratura moderna (Dante, Boccaccio, Tasso, Ariosto): lo storico dell’arte Bigongiari ha appunto messo in rilievo il rapporto tra la pittura fiorentina con il mondo della musica e del teatro, il famoso “recitar cantando” della Camerata de’ Bardi; Mina Gregori, dal canto suo, ha insistito sul fatto che i due principali poemi del XVI secolo potevano insegnare ai poeti come rappresentare gli affetti e le passioni umane, essendo tale dominio quello ove la pittura si avvicinava più alla poesia.

La Camerata De Bardi. Fonte: http://www.thevoiceland.net/la-camerata-de-bardi/

Un altro elemento identificato come caratteristico del Seicento fiorentino è l’esistenza di una vena “caricata e giocosa”, in parallelo con una produzione letteraria nata con il toscano Francesco Berni, che conobbe una grande fortuna già nel cuore del XVIII secolo; questo aspetto burlesco (particolarmente ben rappresentato da artisti come Callot, Baccio del Bianco e Stefano della Bella) nascondeva un revers serio, poiché cercava di trasmettere un insegnamento morale secondo la massima neoplatonica del serio ludere.

Ugualmente caratteristiche del gusto fiorentino del Seicento sono due tipologie di opere: i dipinti su pietra e le demi-figures allegoriche.

Jacopo Chimenti -Dispensa con trancio di cinghiale, pasticcio e anatra

Per quanto concerne l’ambito della natura morta, Firenze dovette aspettare gli anni Trenta del XVII secolo per trovare un pittore locale che vi si dedicasse con una certa continuità, ossia Jacopo Chimenti; le prime raffigurazioni di naturalia eseguite con sicurezza nella capitale granducale avanti il 1620 erano infatti legate perlopiù al mondo dell’illustrazione scientifica.

Filippo Napoletano, La fiera dell Impruneta, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze

Le nature morte nelle collezioni fiorentine del Seicento sposarono il gusto dell’illustrazione scientifica alle conquiste del luminismo caravaggesco; cruciale fu la figura di Filippo Napoletano, che rappresentò per la Toscana un reale trait-d’union fra un certo milieu scientifico e il mondo dell’arte.

Giovanna Garzoni, Natura morta con melone

Ben diversa a Firenze fu la fortuna delle immagini floreali come quelle della miniatrice Giovanna Garzoni, la cui traduzione meticolosa del dato reale è stata ricondotta agli interessi scientifici degli ambienti con cui ella fu in contatto fin dal suo primo periodo romano, in particolare attraverso la personalità di Cassiano dal Pozzo.

Di Silvia Frison

Vanvitelli Firenze dalla via Bolognese 1695

Bibliografia di riferimento:

– E. FUMAGALLI, Tendenze della natura morta in Toscana nell’età di Galileo in L. TONGIORGI TOMASI, A. TOSI, Il cannocchiale e il pennello : nuova scienza e nuova arte, Firenze 2009;

– E. FUMAGALLI, Florence au Seicento in E. FUMAGALLI, M. ROSSI, Florence au grand siècle entre peinture et littérature, Cinisello Balsamo 2011.

About the author

Silvia Frison

Silvia Frison

Silvia Frison si è laureata con lode in Storia e tutela dei Beni archeologici, artistici, archivistici e librari presso l’Università degli Studi di Firenze, con tesi Un palazzo «anticamente moderno»: fonti grafiche e interpretazioni nell’Antico nei primi due cantieri di palazzo Pitti; attualmente è specializzanda in Storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. I suoi
interessi di ricerca sono orientati alla storia dell’architettura e alla grafica, con particolare riferimento all’antichità e al Quattro-Cinquecento fiorentino e romano.