Fin dai tempi più remoti gli uomini hanno avuto il desiderio di sfregare sostanze profumate sulla loro pelle, portando con sé un profumo, archetipo di un linguaggio olfattivo, e riuscendo a parlare all’inconscio umano in un modo più eloquente e convincente di un discorso. Senza tempo e universale, il profumo è stato una forza influente nel rituale, nella medicina, nel mito e nella conquista. Qualunque sia stato il veicolo delle fragranze, le persone si sono sempre prodigate ad esercitare e assecondare il senso dell’olfatto. Questo senso, infatti, è strettamente legato al sistema limbico, che è sede delle emozioni e delle funzioni della memoria.

“Ma, quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.”

Da sempre, filosofi e scrittori raccontano le reazioni emotive che suscitano le fragranze, e con queste parole Marcel Proust nel primo libro di Alla ricerca del tempo perduto, condivide con il lettore le sensazioni che un profumo genera. Proust sottolinea la forza dell’odore, e del sapore, infatti il gusto e l’olfatto sono due sensi fratelli che lavorano a stretto contatto. I gusto in senso lato è, in realtà, un prodotto dei due sensi, la sensazione sulla lingua e l’odore nel naso. Come con il gusto, i piaceri della fragranza sono transitori ed evanescenti, ma offrono un’esperienza di gioia incomparabile, che parla direttamente al piacere.

Il profumo viene fornito in ampolle di vetro, minuscole ed elaborate. Questo prodotto è l’espressione moderna di un mestiere antico e di una risorsa preziosa che è molto rilevante per la vita dell’essere umano. Le essenze che compongono un profumo provengono principalmente dal mondo vegetale, anche se vengono utilizzate secrezioni ghiandolari di alcuni animali, come il gatto civetta, il castoro e il cervo muschiato. La pianta offre diverse parti sfruttabili: il fiore, il frutto, le radici, la foglia, il legno, la corteccia, i semi e le resine, quest’ultime prodotte dai fusti delle piante, come l’incenso e la mirra.

Tutti gli organismi viventi, attraverso la biosintesi, producono sostanze chimiche, note come metaboliti primari (proteine, carboidrati ecc.) e secondari. I materiali usati come ingredienti dei profumi sono i metaboliti secondari, sebbene alcuni siano derivati da metaboliti primari a seguito di processi di degradazione. Le categorie di metaboliti più importanti per la produzione di un profumo sono i terpenoidi, i polichetidi e gli alcaloidi. Queste sostanze sono utilizzate dalle piante principalmente per la comunicazione.

Esempi di alcaloidi vegetali. Da: Facchini, Peter J., et al. “Synthetic biosystems for the production of high-value plant metabolites.” Trends in biotechnology 30.3 (2012): 127-131.

I metodi utilizzati per l’estrazione degli ingredienti sono cambiati nel corso del tempo, in quanto la tecnologia è progredita, tuttavia, alcuni degli antichi metodi sono ancora molto utilizzati nel presente. L’enfleurage è il più vecchio dei processi, utilizzato per ricavare le fragranze dei petali dei fiori. Questa tecnica, che risale agli antichi Egizi, si basa sull’estrazione tramite un solvente in grado di assorbire gli oli essenziali. Terminato l’enfleurage, il grasso viene raccolto, e quello che si ottiene è la cosiddetta “pommade”, ossia una pomata profumata ricca di essenza floreale. Un altro processo antico, che risalirebbe alle antiche civiltà mesopotamiche, è quello della distillazione. Questa tecnica estrattiva si basa sul principio secondo il quale la maggior parte delle molecole odorose in una pianta possono essere trasportate dal vapore acqueo. Il prodotto finale del processo saranno gli oli essenziali. Si conoscono altre tecniche, e sono diverse quelle scoperte nel secolo scorso.

The Perfume Maker, Rudolf Ernst (1854-1932)

La storia dell’uso del profumo è scritta dai desideri degli uomini. Il profumo ha bisogno di origini divine, quindi gli uomini lo rubarono agli dei. Nel corso dei secoli fu diverse volte vietato e altre sublimato. Il primo uso delle fragranze nella storia è difficile da determinare, ma l’uso delle essenze naturali si perde nella notte dei tempi. In tempi preistorici, uomini cacciatori e raccoglitori, nelle loro esplorazioni della natura, trovarono molte sostanze meravigliose, di ampio uso nella vita quotidiana. La raccolta delle erbe e delle spezie portò alla luce composti familiari e fragranti che furono messi a disposizione di capi e uomini di “medicina”, forse sciamani, forse stregoni, ma uomini che conoscevano il potere della farmacopea della natura.

Tra il 6000 e il 2000 a.C., tribù nomadi fondarono le prime grandi civiltà sul Nilo in Egitto, fra il Tigri e l’Eufrate in Mesopotamia, nella valle del fiume Giallo, Hwang-Ho, in Cina, e sull’Indo di Mohenjo Daro e Harapa. All’interno di queste civiltà nel corso dei secoli si è andata sviluppando la conoscenza di vetro, alcool e sostanze chimiche aromatiche. Le civiltà della Mezzaluna fertile erano solite commerciare con l’oriente l’incenso, il quale  cresceva, e cresce tutt’ora, sul Corno d’Africa e nello Yemen. In Mesopotamia, il profumato legno di cedro veniva utilizzato nella costruzione dei templi.

Nella Bibbia ci sono diverse descrizione di fragranze, fin dai primi giorni delle tribù d’Israele. La storia di Gesù di Nazareth, poi, è popolata da materiali fragranti, dall’incenso e dalla mirra.

La Civiltà greca continuò la tradizione e arricchì notevolmente il numero di sostanze profumate. Queste, oltre che all’interno dei templi, furono utilizzate per scopi edonistici, in più il panorama mitologico greco si riempì di riferimenti ad aromi.

Nell’Antica Roma, i profumi romani venivano prodotti sotto forma di unguenti, unguenti a base di olio da usare sulla pelle. Un murale che decorava la casa dei Vettii o Casa dei Vettii (VI xv, 1) a Pompei, in Italia (abbandonato nel 79 d.C.), è la prova di come i profumi romani sono stati preparati e venduti. Da destra a sinistra: Due putti martellano le zeppe di una pressa, per spremere l’olio dalle olive acerbe. Alla loro sinistra, una psiche (dea o spirito) mescola un miscuglio in un calderone sopra un fuoco (probabilmente piante di macerazione in olio caldo). Due putti rimescolano il contenuto di una nave profonda, che potrebbe essere aggiunta all’olio d’oliva. Alla loro sinistra, un altro putto tiene una fiala e ha sia un rotolo di papiro che un paio di scaglie. Dietro il putto c’è una credenza contenente fiale e una statua di una divinità. La storia finisce con la vendita: l’acquirente mette alla prova il profumo al polso. Dietro di lei c’è una schiava e un putto si trova di fronte a lei con in mano una fiala e una spatola. (Testo: Gianluca Farusi, Smell like Julius Caesar, in The European Journal for Science Teachers, Issue 21, Nov. 11, 2011)

Nel frattempo, a Roma, si assisteva alla nascita dell’Impero. I romani innovarono e ampliarono il commercio. Le conquiste militari garantivano nuove fonti di produzione e fornivano le rotte per soddisfare le continue richieste di un impero di vasta portata. La piccola cittadina di Capua divenne centrale a tutto il Mediterraneo per l’ampia produzione di profumi. Tuttavia, Plinio il Vecchio ci riporta che: “ Tra tutti i paesi, l’Egitto è il più idoneo alla produzione di profumi; segue la Campania per l’abbondanza di rose.”. Si stima che nel I secolo a.C. i romani consumassero quasi 3000 tonnellate di incenso e 500 tonnellate della mirra più costosa. Anche l’Impero Romano d’Oriente faceva largo uso di profumi, che fu tramandato ai Normanni che spargevano petali di fiori sui pavimenti di castelli e chiese. In questo periodo era comune impiegare la lavanda, chiusa in sacchetti e riposti nella stanza o tra le lenzuola.

Il processo di distillazione come spiegato da Jabir B Hayyan (VII sec. d.C.) in un manoscritto arabo

Verso Oriente gli Arabi raccoglievano l’eredità dei loro predecessori, sfruttando la loro posizione geografica per la produzione e il commercio delle resine preziose e gli Indù, nell’Estremo Oriente, utilizzavano il legno di sandalo nei loro templi.

Due donne e un uomo che distillano le erbe, 1550 (Collezione Wellcome)

In Europa, il profumo fu reintrodotto, su larga scala, nel XIII secolo dai crociati. Nel Trecento la peste nera fu un enorme catalizzatore per la crescita dell’uso dei prodotti aromatici. I dottori della medicina pensavano che la diffusione della peste fosse influenzata dall’aria viziata. Nacquero, così, le prime corporazioni e gilde degli speziali e profumieri. Venezia, fulcro dei commerci fra Europa e Asia, divenne il porto più grande nel commercio dei prodotti e di materie prime aromatiche.  A fine Trecento, Grasse, piccola cittadina nel sud della Francia, iniziò a diventare il centro della profumeria mondiale, intrecciando fitti legami commerciali con Genova e con la Spagna. Nel corso dei secoli l’uso dei profumi fu sempre più comune.

Scena tratta dal film: Profumo – Storia di un assasino

Nel XVII secolo la crescente mancanza di igiene portò ad un uso eccessivo del profumo, soprattutto negli ambienti reali. Nel XVIII secolo divenne un mezzo di distinzione sociale, e questa epoca segnò la nascita delle prime grandi case di profumi, con la creazione de “Eau de Cologne”. Nell’epoca della Restaurazione si assiste all’introduzione del fazzoletto profumato. La regina Vittoria, invece, era solita portare uno scialle lavorato a maglia, impregnato di patchouli, questo dette luogo ad un vero caso di marketing, poiché tutti i sudditi iniziarono ad indossare uno scialle con la stessa fragranza.

Il Novecento rientra nell’età della moda. In questo periodo nasce la figura dello stilista e del consumatore. Fino ad allora, le aziende di profumi portavano il testimone del profumo, ma nel mondo novecentesco dovettero lasciarlo al designer, che iniziò un nuovo tipo di corsa, una corsa per portare un nome alle masse. Nel XX secolo la chimica e la creatività avevano portato il profumo alla gente.

Oggi il profumo ha la particolarità di aver rotto con i suoi antecedenti, combinando prodotti sintetici con i prodotti naturali. Lo sviluppo della chimica degli odori è la base del modo attuale di pensare i profumi.

Questo sommario della storia del profumo e del suo uso, fa vedere come ci sono odori che sono nati, passati e alcuni, anche, rimasti. Ma la fragranza che lega in maniera diretta l’antenato più remoto e l’uomo moderno è forse l’incenso. Da sempre utilizzata, la gomma resina di Boswelia sacra è stata di largo impiego nei riti religiosi, in cui divenne indispensabile, ma fu utilizzata anche per aromatizzare gli ambienti, come ingrediente in unguenti e balsami e nella medicina. Questa specie è presente nel sud est dello Yemen e nel nord della Somalia. In certi periodi dell’anno gli alberi vengono tagliati con coltelli speciali, e la linfa scorre fuori. Una volta che questa si è asciugata al sole, è pronta per essere utilizzata.

Un albero sacra Boswellia sacra nel parco naturale Wadi Dowkah (Dhofar, Oman). Foto di: Mauro Raffaelli e Ben Norvell

La pianta di Boswellia sacra Flueck. appartiene alla famiglia delle Burseraceae. È una pianta a portamento arboreo, che non supera gli 8 metri. Le piante vecchie si riconoscono poiché presentano i rami adagiati al suolo. Questo piccolo albero ha foglie composte, che crescono l’una di fronte l’altra lungo i rami. La corteccia ha uno strato superficiale papiraceo che si desquama con facilità. I fiori sono riuniti in infiorescenze, composte da cinque petali, dieci stami e 1 pistillo. Alla base dell’ovario è presente un disco nettarifero. Il frutto è una capsula lunga circa 1 cm. La droga è costituita da gommoleoresina che fuoriesce e si rapprende all’aria in seguito ad incisioni pratiche sul tronco.

Boswellia sacra Flueck.

La raccolta della resina è un’arte in sé. Usando un coltello speciale, noto come “mingaf”, le incisioni superficiali vengono fatte in diversi punti della corteccia degli alberi. L’incisione dovrebbe essere sufficiente per indurre l’essudato di resina, ma non deve danneggiare seriamente l’albero in alcun modo. Inizialmente, vengono trasudate solo piccole gocce bianche di un fluido appiccicoso e lattiginoso: questa resina non ha valore e dopo circa tre settimane viene semplicemente raschiata via. Solo ora è il vero olibano. Le “perle” o “lacrime” vengono raccolte a intervalli di tre settimane, principalmente durante i caldi mesi primaverili.

Fiori di Boswellia sacra F.

Molto affascinante è la strategia messa in gioco dalla Boswellia sacra per l’impollinazione. Questa è effettuata da molteplici insetti fra cui ditteri e imenotteri che sono attratti dai fiori giovani, con disco giallo e arancione dove il polline e il nettare sono abbandonati. Infatti, sono stati osservati, durante uno studio da parte dell’Università di Firenze, quattro fasi del fiore: la fase gialla, in coincidenza con la secrezione attiva di nettare; la fase arancione, quando il nettare rimanente si accumula alla base dell’ovaio; la fase rossa, priva di nettare; La fase rosso scuro, che corrisponde al periodo di senescenza del fiore.

Questo cambiamento è stato interpretato come un segnale visivo per gli impollinatori, che andranno a visitare solamente il fiore con nettare, in cui sarà presente anche più polline. La pianta esibisce il nettare nelle prime ore mattutine, segue che il cambiamento di colore avviene in pochissime ore. Questo perché la pianta vive in ambiente arido, quando la temperatura è troppo alta, l’organismo vegetale riassorbe il nettare che altrimenti verrebbe disperso per evaporazione.

L’incenso era molto richiesto dall’Europa all’Asia, cosicché i regni dell’Arabia meridionale, noi come Arabia Felix, diventarono parte integrante dell’economia globale con collegamenti marittimi con l’India, il Mediterraneo e la Via della Seta. Il fumo di incenso ha altri usi, e il più comune è quello come repellente per i parassiti. Le regioni costiere dell’Arabia meridionale sono soggette a malattie trasmesse dai parassiti come la malaria e l’odore di incenso serve a cacciare via gli insetti pericolosi.

Maat-ka-Re Hatshepsut, regina egizia (1513/1507-1458 a.C.), quinta sovrana della XVIII dinastia.

Questa pianta è legata fortemente  all’Antico Egitto, in particolare alla figura di Hatshepsut, regina egizia della XVIII dinastia, descritta felicemente come la regina Elisabetta della storia egiziana, poiché detenne il titolo di faraone. Il monumento storico del regno di questa grande regina fu il tempio che costruì sulla riva occidentale del Nilo, Dayr-el-Bahari, una superba struttura architettonicamente diversa da qualsiasi altro tempio in Egitto, oramai depredata da diversi conquistatori.

Tra i più grandi successi del regno di Hatshepsut  fu la spedizione nel 1493 a.C. nella Terra dei Punt, definita dagli egizi la “terra degli dei”, l’attuale Somalia. Questa spedizione riportò in Egitto alberi di incenso, segnando il primo tentativo, ben riuscito, di trapianto di flora straniera, poiché gli alberi fiorirono per secoli in Egitto. Nel tempio di Dayr-el-Bahari, vi sono dei bassorilievi che raccontano la spedizione. La regina equipaggiò cinque navi che partirono da un porto sul Mar Rosso, con circa 210 uomini, fra soldati e marinai. Dai pittogrammi si possono ricavare i minimi dettagli delle navi, dell’equipaggiamento e anche del percorso che queste fecero. In cambio di un modesto regalo di armi e cianfrusaglie, il popolo di Punt scambiò oro, ebano, animali selvatici, peli di animali, zanne di elefante, avorio, spezie, legni pregiati, cosmetici, mirra, incenso e alberi di incenso. Gli alberi di Boswellia sacra menzionati erano un articolo commerciale particolarmente impressionante. Dai rilievi si capisce che furono importati ben 31 alberi di incenso in Egitto.

Ricostruzioni dei pittogrammi che raccontano la spedizione nella terra dei Punt. Da notare nel livello più alto, il trasporto degli alberi di incenso.

Da sempre l’essere umano ha voluto una seconda pelle, forse per apparire o forse per nascondersi. Ma il profumo divenne anche un veicolo fra la terra e il cielo. Il profumo evoca in ognuno di noi ricordi, impressioni ed emozioni. Abbiamo percorso un viaggio in un mondo inebriante in cui il profumo si mescolava a medicina, scienza, alchimia, cucina, misticismo, cosmetica e artigianato. Un mondo in cui giace la più ricca, più sinestetica sensibilità di un tempo passato, un universo bello e misterioso di cose magiche mescolate assieme.

 

“[…] tutto quello che dovevamo capire lo capivamo col naso prima che con gli occhi, il

mammuth il porcospino la cipolla la siccità la pioggia sono per prima cosa odori

che si staccano dagli altri odori, il cibo il non cibo il nostro il nemico la caverna il

pericolo, tutto lo si sente prima col naso, tutto è nel naso, il mondo è il

naso[…]l’odore ti dice senza sbagli quel che ti serve di sapere, non ci sono parole

né notizie più precise di quelle che riceve il naso.”

 

da Sotto il sole del giaguaro, Italo Calvino

 

Di Fabrizio Ferritto

 

 

Bibliografia:

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Aftel, M. (2014). Fragrant, the secret of scent.

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Pybus, D.H., Sell, C.S. (2004). The chemistry of fragrances

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Calvino, I. (2010). Sotto il sole giaguaro. Edizioni Mondadori.

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Sitografia:

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http://www.oman.de/en/about-oman/nature/plants/frankincense-trees/

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http://digital.library.upenn.edu/women/edwards/pharaohs/pharaohs-8.html

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