Speciale Historia Project

Lo sbarco di Anzio, la battaglia e il trionfo degli Alleati31-lo-sbarco-alleato-di-anzio-roma

Oggi, 25 Aprile, ricorre l’anniversario di un avvenimento fondamentale nella storia dell’Italia: la liberazione dalle truppe tedesche che durante la seconda guerra mondiale avevano invaso la nostra nazione. Sappiamo bene come sia visto questo giorno dagli italiani, come un giorno di gioia, un giorno in cui finalmente è stato possibile riappropriarsi della propria libertà e uscire, anche se non proprio illesi, da una guerra lunga ed estenuante. Spesso si parla di chi è stato liberato, ma non di chi si è prodigato a liberare l’Italia, ovvero gli Alleati. Essi hanno condotto una serie di operazioni militari (la cosiddetta Campagna D’Italia) volte ad allontanare i nemici tedeschi dall’anno 1943 fino al 1945, anno in cui è stato possibile decretare la fine della guerra. Tra queste, non si può non ricordare la sbarco di Anzio, dallo svolgimento alle conseguenze e dall’attacco alla battaglia, entrambi guidati dal generale John P. Lucas. Entriamo così nella storia, ripercorrendo le tappe dell’invasione e celebrandone il successo che non avrebbe ottenuto senza l’impegno e la determinazione degli Alleati.CARTINA_jpg

Il 25 Dicembre 1943 il primo ministro inglese Winston Churchill e il presidente americano Franklin D. Roosevelt si riuniscono per organizzare un piano che avrebbe cambiato le sorti della campagna d’Italia durante la seconda guerra mondiale:infatti, proprio il giorno di Natale, essi partecipano ad una riunione durante la quale decidono di organizzare l’Operazione Shingle ovvero uno sbarco ad Anzio con lo scopo di indebolire i tedeschi tagliando le più importanti vie di comunicazione verso il fronte della linea Gustav e alleggerire la pressione che grava sulle truppe alleate, il cui compito è quello di sfondare la linea nemica nonostante l’evidente difficoltà nello svolgimento del compito stesso.All’inizio un tentativo di bombardamento, durato 5 giorni, fallisce miseramente in quanto non riesce a sconfiggere la resistenza dei tedeschi; in seguito, il vero e proprio sbarco inizia alle ore 2.45 del 22 Gennaio 1944 e in meno di 24 ore si possono contare ben  36.000 soldati alleati pronti ad attaccare. Il giorno successivo, il generale contando sulla forza di 50.000 uomini si prepara ad attaccare, ma invece di approfittare dell’evidente svantaggio dei tedeschi, senza munizioni e impreparati, si concentra sul rafforzamento del ponte permettendo loro di riprendersi e di rispondere all’attacco degli Alleati.SBARCO DI ANZIO Dopo varie avanzate e scontri a Cassino, gli Alleati tentano un nuovo sfondamento a Montecassino, mentre nella zona di Anzio vengono cacciati dai tedeschi comportando la sostituzione del generale Lucas con il generale Lucian Truscott. Proseguono i continui attacchi tedeschi e dopo un periodo di pausa (sul fronte per qualche settimana non si registrano movimenti), il 23 Maggio inizia l’offensiva nel settore Anzio-Nettuno comunemente chiamata Operazione Buffalo; bombardamenti e scontri portano a  conquistare il fronte e alla liberazione di Roma. Si conclude il tutto con sanguinosi scontri presso la Linea Gotica che si protraggono per tutta l’estate del 1944. In questa campagna gli Americani perdono 30.000 uomini (caduti, feriti, dispersi), mentre gli inglesi piangono la morte di 12.000 soldati, pochi se considerate le perdite dei tedeschi di ben 25.000 soldati. Il risultato è la conquista di Roma e di conseguenza, la vittoria e il successo degli Alleati contro il fallimento e la perdita dei nemici tedeschi.

Infine per concludere, vorrei soffermarmi su una piccola curiosità musicale: tra i soldati presenti allo sbarco di Anzio era presente anche Eric Fletcher Waters, padre di Roger Waters, componente dei Pink Floyd. Sfortunatamente, egli perse la vita nel Febbraio del ’44, lasciando la moglie e il piccolo Roger, all’epoca di appena un anno. L’evento ispira l’album The Wall dei Pink Floyd e viene raccontato dettagliatamente nella canzone When The Tigers Broke Free, canzone scritta da Rogers Waters come tributo al padre scomparso.

La resistenza partigiana in Italia: i 29 martiri di Figline di Prato

Partigiani_mortiroloTra i tanti episodi della liberazione è sembrato opportuno ricordarne uno tristemente famoso nella zona dell’Appennino tosco-emiliano. Non si tratta di un evento celebre a livello nazionale, non stiamo parlando delle quattro giornate di Napoli, né di altri momenti comunemente noti e riportati sui libri di storia. In questo particolare caso è proprio la territorialità sentita e ristretta dell’accaduto ad esserne la maggiore peculiarità, permettendoci di far luce sull’aspetto più domestico e regionale che ci mostra come la liberazione sia avvenuta soprattutto a livello di comunità ristrette, formate appunto da piccoli gruppi partigiani sostenuti dalla popolazione. Il luogo dove si è consumato l’eccidio dei 29 martiri è il piccolo borgo di Figline, attualmente frazione del comune di Prato, collocato nella valle tra il Monteferrato e l’Appennino.

E’ la mattina del 6 settembre 1944 e in via Maggio, dopo essere stati sommariamente processati dai tedeschi, 29 dei partigiani catturati, a poche ore dalla liberazione del paese, sono brutalmente appesi a delle travi. Insieme ai vivi, secondo il barbarico costume tedesco, vengono impiccati anche i morti e a chiunque viene proibito di benedire i giustiziati.

52049-1I partigiani appartengono alla brigata Buricchi, di istanza presso Pian delle Vergini, in cima al monte Iavello, già base di Orlando Storai, operante sul monte Falterona. Alla brigata, nel giorno 5 settembre dello stesso anno, era pervenuto l’ordine di intraprendere una marcia di liberazione verso Prato, sfruttando l’ondata di moti che stavano prendendo campo in quello stesso periodo. L’ordine, la cui paternità rimane tutt’ora incerta, era quello di scendere evitando qualsiasi contatto con i tedeschi. Dopo un primo tratto, superato Cerreto e, raggiunta la cascina sulla strada per  la Pesciola, i partigiani in marcia notano che la staffetta non è lì ad aspettarli. Nonostante tutto, si decide comunque di proseguire verso Pacciana, dove però ad aspettarli ci sono già i tedeschi. Parte l’attacco delle mitragliatrici tedesche, la battaglia è tremenda, dal momento che i tedeschi hanno perfettamente architettato l’imboscata: ogni tentativo di fuga risulta vano. E’ allora che, all’alba della mattina seguente, gli italiani vengono condotti a Figline.

E’ l’inquietante vicinanza, quasi tangibile, dell’eccidio che lo rende tanto importante. Nel paese di Figline ci sono ancora le travi alle quali furono appesi i partigiani, rimaste al loro posto fino al 1960 ed ora parte del monumento dedicato ai 29 martiri. Nello stesso borgo è stato dedicato un museo alla Deportazione e quasi tutta la storia dello stesso paesino ruota attorno a questo tragico evento.impiccat

Sono qui riportati i nomi dei 29 uomini che furono appesi quel giorno:

Cialdini Bruno

Giraldi Giovanni

Lippini Leonetto

Martini Quinto

Ridolfi Umberto

Risaliti Lorenzo

Pagli Rolando

Toccafondi Adolfo

Ventura Domenico

Ventura Benito

Danesi Elio

Pizzicori Dino

Benincasa Guido

Staicovik – partigiano sovietico

Giunti Guido

Mugnaini Fiorenzo

Ciampi Natale

Delfini Gustavo

Panconi Marcello

Pasquinelli Manfredo

Rapezzi Fernando

Bini Fiorello

Tronci Mario

Vannoni Alessandro

Spano Attilio

Zucca Bruno

Nicolaief – partigiano sovietico

Marradi Mauro

ignoto – partigiano sovietico

Aprile 1945: la caduta del Reich

Dopo la caduta di Vienna, le truppe sovietiche avanzano combattendo in direzione Nord verso Brunn (Moravia), in direzione Ovest lungo la valle del Danubio verso Linz, in direzione Sud attraverso le Alpi austriache verso Graz.2guerr5392

L’inizio della fine si comincia ad intravedere a fine di aprile, quando la colonna centrale, appartenente all’armata del maresciallo Tolbuchin, si incontra presso Linz con unità avanzate della III Armata USA, guidata dal generale Patton.

Il 3 Maggio poi, quando era già terminata la battaglia di Berlino, un terzo incontro avviene anche nella Germania settentrionale, a Wittenberg, sull’Elba, questa volta tra le forze sovietiche e quelle degli Alleati (britanniche).

Intanto, in Moravia ed in Boemia, le armate russe vengono arrestate ad Est di Dresda (in Sassonia) ed a sud di Brunn (in Moravia), dalle truppe del Feldmaresciallo Scharner.

Anche Breslavia, da tempo accerchiata dai russi, era ancora in mano alla Germania Nazista.

La battaglia di Berlino ha inizio la notte tra il 16 ed il 17 aprile 1945.

495---ImageAppoggiandosi prima all’artiglieria, poi all’aviazione, le truppe sovietiche lanciano una pesante offensiva contro le linee di difesa esterne alla città.

È intorno ad esse che la battaglia infuria per diversi giorni, fino al 20/21 aprile, quando, infine, le truppe sovietiche raggiungono i sobborghi nord-orientali della capitale tedesca.

Il giorno seguente (22 aprile) la battaglia si sposta nei quartieri di Glienicke, Lilban, Malchow, Weissensee, Biesdorf, Wihlelmshagen, mentre altre unità sovietiche, provenienti da Sud-Est, raggiungono anche i quartieri meridionali della città.

Il 23 aprile i russi riescono ad espugnare il quartiere di Pankow a Nord e quello di Kelpenick a Sud-Est: le truppe sovietiche si avvicinano, così, pericolosamente al centro della città.

Berlino è difesa disperatamente dal III Corpo Corazzato Waffen SS, dal III Corpo d’Armata della Wehrmacht e da reparti del Volksturm, la cui resistenza si attua, letteralmente, casa per casa e strada per strada, complici le numerose gallerie sotterranee e le fogne.

I sovietici rispondono a questa disperata forma di difesa con attacchi a dir poco soverchianti, cooadiuvati da migliaia di carri armati e di aerei, e da un fuoco di artiglieria di potenza inaudita (circa 2.000 bocche da fuoco ogni chilometro).

Il 25 aprile mentre i combattimenti all’interno procedevano, Berlino viene completamente accerchiata dai sovietici.

berlino7Sempre il 25 aprile, mentre si chiude il cerchio intorno alla capitale, all’interno i russi puntano in direzione del Tiergarten, da Nord e Sude.

Il 27 aprile cade l’aereoporto di Tempelhof,  mentre si continua a combattere a Spandau ed a Charlottenburg, nella parte occidentale.

Il 28 aprile i sovietici conquistano anche la porta di Halle, Alexanderplatz e la Bismackstrasse, avvicinandosi, così, sempre di più alla Cancelleria, al cui interno si trovava il Führer.

Intanto, i superstiti della Luftwaffe si sacrificano nel tentativo, reso vano,  di rifornire la capitale per via aerea.

L’Alto Comando Tedesco compie allora un ultimo, disperato tentativo di soccorrere Berlino anche per via terra, prelevando la XII Armata dalla zona dell’Elba e portandola verso la capitale.

Questa unità, nonostante le gravissime perdite, riesce a raggiungere i sobborghi di Berlino, ma il 29 aprile viene, poi, definitivamente respinta dalle forze russe.

Lo stesso giorno cadono anche le ultime resistenze nel quartiere Moabit: le truppe sovietiche riescono a raggiungere, dunque, il Tiergarten, mentre vengono espugnate Hallerisee, lo Stadio Olimpico, la Berlinstrasse e la Hohenzollerdamm.

Con la resa del generale Weidling, capitolano definitivamente anche i 70.000 uomini superstiti della guarnigione; solo in zone isolate della città alcuni reparti tedeschi combattono ancora.battaglia-di-berlino

Nei giorni successivi, però, i sovietici terminano di rastrellare la città.

Intanto prigionieri affluiscono verso le retrovie russe e migliaia di soldati continuano ad uscire dai sotterranei dove si erano rifugiati, consegnando le armi e l’equipaggiamento ai vincitori.

Man mano che cessano gli scontri, la popolazione berlinese esce a sua volta dalle case distrutte e dai sotterranei, tornando a circolare per le vie, soprattutto allo scopo di procurarsi del cibo.

Il I maggio 1945 il maresciallo Stalin annuncia l’entità delle perdite subite al fronte orientale dalle truppe tedesche negli ultimi tre mesi di guerra: esse ammontavano a 1.00.000 di morti, 800.000 prigionieri, 6.000 aerei, 12.000 carri armati e semoventi, oltre 23.000 pezzi di artiglieri.

Intanto, mentre cessa l’eroica resistenza di Berlino, restano ancora numerose isole di resistenza tedesche: 30 divisioni agli ordini del maresciallo Busch nel Brandeburgo, 15 divisioni alle foci dei fiumi Weser, Elba e Oder, 20 divisioni agli ordini del maresciallo Schorner in Boemia, un gruppo agli ordini diretti del maresciallo Kesselring in Baviera, le truppe della Norvegia, Danimarca, Olanda occidentale, Curlandia, Creta, Foresta Nera, i presidi di Lorient, Saint-Nazaire, La Rochelle, Dunkerque e delle Isole Normanne, il valoroso presidio di Breslavia in Slesia (sebbene accerchiato da imponenti forze sovietiche).

Il 30 aprile 1945 Hitler, dopo essersi barricato nella Cancelleria di Berlino e dopo aver visto cadere ogni speranza risollevare le sorti del Terzo Reich, decide di togliersi la vita.

Subito prima, però, si fa unire in matrimonio con Eva Braun, rimasta al suo fianco fino all’ultimo e, dopo aver espresso le proprie ultime volontà ed essersi congedato dai suoi più fedeli collaboratori, si ritira in una stanza, uccidendosi insieme alla consorte.

Anche il Dottor Goebbels, che aveva ucciso con il loro consenso la moglie ed i quattro figli, ed il generale Krebs, ultimo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, seguono volontariamente la sorte del loro amato Führer.

Dopo qualche giorno, ad Amburgo, subito dopo essere stato arrestato dalle truppe anglo-americane, anche Heinrich Himmler, Capo delle SS e della Gestapo, si suicida ingerendo una capsula di cianuro.

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– “Lo sbarco di Anzio, la battaglia e il trionfo degli Alleati” di Ludovica Buda

– “La resistenza partigiana in Italia: i 29 martiri di Figline di Prato” di Fiammetta Gori

– “Aprile 1945: la caduta del Reich” di Gemma Granati

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