L’hotel Lago di Braies oggi, incorniciato dal paesaggio dolomitico, il lago e i boschi.

La storia dell’Hotel Lago di Braies, a pochi chilometri dal confine italiano con l’Austria, costituisce un interessante spaccato delle sorti del nostro continente, a cavallo fra la cosiddetta Belle Époque e il secondo conflitto mondiale. Essa riassume, nel suo dettagliato archivio, i complessi rapporti fra le nazioni e le intricate dinamiche geopolitiche che hanno segnato lo scorso secolo, in questa remota regione di frontiera nel cuore dell’Europa.

Andreas Hofer (1767-1810), patriota tirolese e titolare del maso di famiglia Am Sand, si distinse nella lotta contro l’annessione al Regno di Baviera. Dopo la vittoria napoleonica sulla Terza Coalizione (1805-1806) condusse la resistenza armata degli Schützen, la tradizionale milizia volontaria del Tirolo, coinvolgendo gran parte della popolazione in un’insorgenza nel 1809. Arrestato e condotto a Mantova, venne giustiziato il 20 febbraio dell’anno successivo. Pare che le sue ultime parole siano state un ironico “Come sparate male!”, rivolto al plotone d’esecuzione che aveva mancato il bersaglio alla prima salva.

L’elegante edificio, di gusto viennese, è fatto costruire nel 1897 da Eduard Hellenstainer. Quello dell’albergatore è da queste parti un mestiere che affonda le sue radici nel Medioevo, tanto che lo stesso eroe nazionale altoatesino, Andreas Hofer (1767-1810), era un orgoglioso rappresentante di tale categoria. La famiglia Hellenstainer ha gettato le basi della propria fortuna poco lontano dal lago, nel piccolo insediamento di Villabassa.

Già a metà dell’Ottocento Frau Emma, la madre di Eduard, aveva attirato un numero crescente di turisti nel suo piccolo albergo di paese. Emma Hellensteiner, pionieristica manager turistica, aveva intuito l’alto potenziale economico delle Dolomiti, dando avvio all’esplorazione alpinistica delle cime circostanti (nel 1869 è la prima donna ad iscriversi al Deutscher Alpenverein) e ingaggiando le prime guide alpine professionalizzate. Lo Schwarzadler (“Aquila Nera”), piccola Gasthaus ancora oggi attiva nel centro di Villabassa, fu l’epicentro di un piccolo impero alberghiero destinato a superare indenne le pagine più buie della storia novecentesca.

Nel 1856 la famiglia Hellensteiner acquisisce il lago di Braies e i boschi circostanti. In questo luogo, quarant’anni dopo, l’architetto Otto Schmid progetta l’attuale hotel, battezzato ovviamente “Lago di Braies”. È qui che a inizio Novecento, mentre l’alta società d’Europa vive gli sfarzi prebellici, si possono incontrare monarchi di ogni angolo del continente in villeggiatura. Il futuro kaiser tedesco Federico III, già malato da tempo di cancro alla laringe, soggiornò a Braies nel 1888, poco prima dell’inizio del suo breve regno (durato solamente novantanove giorni).

Pochi mesi prima dell’attentato che lo uccise a Sarajevo, si concesse una vacanza anche l’erede al trono asburgico, Francesco Ferdinando. La sua uccisione, avvenuta il 28 giugno 1914 per mano di un nazionalista serbo, è tradizionalmente considerata la miccia che fece esplodere il primo conflitto mondiale, innescando una catena di dichiarazioni di guerra fra uno stato nazionale e l’altro.

L’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, raffigurato da Achille Beltrame nella celebre illustrazione per la Domenica del Corriere del 5-12 luglio di quell’anno.

Il sud Tirolo era, suo malgrado, al centro delle contese territoriali fra due stati. Da un lato l’antica corona austriaca (che dal 1867 si fregiava anche del titolo ungherese) poteva vantare una ferma e plurisecolare permanenza dell’intero Tirolo nell’area politica degli Asburgo. Dall’altro la neonata Italia, costituitasi da mezzo secolo, non vedeva di buon occhio lo straripare dei confini imperiali al di qua della cortina alpina e del passo del Brennero. La regione inoltre, specie a sud di Bolzano, era abitata da una consistente comunità italiana.

Le sorti dell’Alto Adige si decisero in una logorante guerra di posizione, durata dall’entrata in guerra dell’Italia (giugno 1915) fino all’Armistizio di Villa Giusti (novembre 1918). Il fronte si trovava a pochi chilometri dall’hotel correndo lungo il vecchio sbarramento di Pratopiazza-Landro. La Val Pusteria costituiva la principale arteria di comunicazione per il vettovagliamento delle truppe arroccate sui monti, e da Braies partiva un elettrodotto che portava direttamente a Pratopiazza e a Malga Specie.

Ettore Tolomei (1865-1952), principale artefice del programma di italianizzazione della toponomastica in Alto Adige. Egli è autore del discusso Prontuario dei nomi locali dell’Alto Adige (1909), un elenco di 16.735 nomi di località in italiano. In non pochi casi la supposta storicità di certi toponimi è stata messa in dubbio da più parti. L’ossessiva ricerca di radici latine nella toponomastica alpina ha spesso prodotto risultati che offuscano la reale consistenza etimologica e semantica dei toponimi altoatesini.

Il Trattato di Versailles del 1919 decretò l’annessione del Tirolo meridionale al Regno d’Italia. I successivi decenni sarebbero stati estremamente duri. Ai tempi del ventennio fascista Mussolini tentò di omologare la regione al resto del Belpaese, trovando nell’alleato nazista un efficiente collaboratore. La regione venne colonizzata da cittadini italofoni provenienti dalle regioni più arretrate e povere del Meridione e del Veneto, mentre veniva sancito l’obbligo, per tutti i residenti in Alto Adige, di parlare esclusivamente italiano.

Il Terzo Reich promosse un’iniziativa, destinata a ferire drammaticamente la Heimat tirolese, che il governo fascista sottoscrisse volentieri. Si tratta delle cosiddette Opzioni sottoposte al popolo altoatesino ai primordi della Seconda Guerra Mondiale. La popolazione era obbligata a dichiarare la propria appartenenza linguistica e culturale al contesto italiano o tedesco (la componente ladina non venne contemplata in questo disegno). Chi si dichiarava tedesco, poteva trovare accoglienza nei territori più desolati del Terzo Reich in espansione. Chi decideva invece di restare, era tenuto a rinunciare al nome originale e ad italianizzarlo, oltre che a parlare esclusivamente l’idioma nazionale. Il progetto fascista di italianizzazione dell’Alto Adige, che si esprime ancora in parte nell’attuale toponomastica, deflagrò presto con la Seconda Guerra Mondiale.

Ritorno degli Optanten in Alto Adige dopo la guerra. Aver abbandonato l’antica Heimat costituì per molti un doloroso tradimento al sedimentato orgoglio nazionale tirolese. Chi aveva scelto di restare, subendo l’oltraggioso regime fascista, trattò spesso con freddezza gli esuli tornati a casa, giudicandoli dei vigliacchi.

In totale furono 75.000 gli Optanten che emigrarono nel Reich. Di questi, meno della metà avrebbe poi fatto ritorno in Italia del dopoguerra. Dopo l’armistizio italiano dell’8 settembre 1943 e la costituzione della Repubblica Sociale Italiana al di sopra della Linea Gustav, la regione alpina non venne incorporata in ciò che restava dello stato fascista. Venne occupata militarmente dai tedeschi, rientrando nel cosiddetto O.Z.A.V. (Operationszone Alpenvorland).

In tale contesto l’hotel Lago di Braies visse nuovamente i disagi della guerra, facendo da torre di controllo nazista per la Val Pusteria e da magazzino militare. Sul finire del conflitto, quando ormai la Germania nazista era sul punto di crollare sotto i colpi degli Alleati, il capo dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich, Ernst Kaltenbrunner, coordinò il trasporto di 139 “internati illustri” dai campi di concentramento mittel-europei a Villabassa. Tali prigionieri vennero deportati come ostaggi, spesso insieme ai familiari, nell’Alpenfestung (“Fortezza alpina”) del Reich. Prigionieri delle SS, essi costituivano l’ultima chance, per i nazisti, di scendere a trattative con il nemico.

Fra gli internati, provenienti da ben diciassette stati europei diversi, si contano alcuni nomi davvero illustri dell’epoca. Il ministro della difesa olandese Van Dijk, ad esempio, o l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg. Fra gli altri, si trovavano a Villabassa anche Sante Garibaldi, nipote dell’Eroe dei Due Mondi, Mario Badoglio (figlio del generale italiano che aveva firmato l’armistizio nel ’43), Gabriel Piguet vescovo di Clermont. Un internato illustre dell’Hotel Lago di Braies fu l’eccentrico ufficiale britannico John “Mad Jack” Churchill, passato agli annali per aver combattuto la Seconda Guerra Mondiale armato solamente di arco lungo, frecce e spada scozzese a lama larga. Celeberrimo fu il suo motto: “Any officer who goes into action without his sword is improperly dressed”.

Gli internati erano per lo più politici, militari d’alto rango, artisti e membri di nobili casate europee. Fra i molti parenti di eroi di guerra e nemici del nazismo, si contano anche i familiari del conte Claus Schenk von Stauffenberg, l’artefice del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944, passato alla storia col nome del piano, Unternehmen Walküre.

L’hotel Lago di Braies oggi, incorniciato dal paesaggio dolomitico, il lago e i boschi. Anni ’40.

La Wermacht sottrasse gli ostaggi alle SS il 30 aprile 1945, per poi consegnarli all’albergatrice Emma Heiss-Hellensteiner, che ne decretò la liberazione. Il ruolo storico dell’hotel si esaurì quel giorno, ma da allora il Lago di Braies resta un importantissimo archivio storico della regione. Gli anni del dopoguerra non furono sicuramente facili, costellati come furono dagli attentati del BAS (Befreiungsausschuss Südtirol, il movimento secessionista per l’autodeterminazione dell’Alto Adige fondato nel 1956), ma accrebbero notevolmente la ricchezza e il benessere dell’area, grazie anche all’intensa sponsorizzazione turistica della catena dolomitica. Con il boom economico sempre più italiani poterono trascorrere le proprie vacanze in Alto Adige, favorendo la nascita di imprese e finanziando il settore terziario in via di sviluppo. La tradizione iniziata a metà ‘800 da Frau Emma è diventata, così, uno dei capisaldi dell’economia locale.

Di Lorenzo Hofstetter

 

Bibliografia e Sitografia

– “Das Hotel am Pragser Wildsee”, H.G. Richardi (Prags, 2009)

– “L’Alto Adige nella storia”, M. Ferrandi (Trento, 1972)

http://www.optionunderinnerung.org/

http://archivpragserwildsee.com/?cat=2&lang=1&cont=2

http://www.lagrandeguerra.net/

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