Breve trattato sull’inizio dell’Era Digitale

Arrivati oggi alla quasi totale simbiosi del nostro essere con il web mi sembra doveroso, da apprendista storico, analizzare in profondità la nuova rivoluzione informatica che, dalle duplici rivoluzioni, è stata (ed è) un nuovo motore di metamorfosi radicale della nostra vita sociale, politica, culturale, e chi più ne ha più ne metta.

Quello che scriverò qui di seguito potrà apparire un breve trattato di scienze sociali che niente ha a che fare con la parola Storia, ma vorrei tornare indietro negli anni per comprendere il meccanismo della mia riflessione. Menzionerò semplicemente due cognomi, che hanno rivoluzionato la figura dello storico in maniera incisiva, permanentemente: Bloch e Febrve. Non starò qui a parlare della loro incredibile impresa, della loro figura affascinante di uomini, di cultura e di spirito,  dato che di saggi su di essi se ne trovano a bizzeffe. Grazie alla loro citazione voglio inserire soltanto un punto fermo a questo articolo, attorno al quale si concentrerà tutto il mio lavoro: “La Nuova Storia”.

Per chi studia Storia non serve assolutamente che io spieghi il significato di queste tre parole, all’apparenza molto semplici, ma di significato molto complesso. Dato che questo trattato è rivolto comunque a tutti, mi soffermerò superficialmente (e me ne scuso) sugli aspetti la cui comprensione ritengo necessaria per comprendere tutta la riflessione scritta in seguito:

Agli inizi del secolo scorso l’idea del lavoro di ricerca e divulgazione storica era concentrato su semplici datazioni, guerre, politica e grandi uomini. Tutto ruotava intorno ad essi e la Storia era concentrata solo su sé stessa. Nessun confronto con altre materie era contemplato ed ogni studioso pensava al suo lavoro come ente singolo e sconnesso(mi scuso nuovamente di questa ulteriore semplificazione orribile). Soltanto grazie alla fondazione della “École des Annales” ad opera di Bloch e Febrve con la rivista “Annales d’histoire économique et sociale” fu possibile sbloccare la storia dalle solite date auliche e sedimentate, dai grandi personaggi che poco avevano a che fare con la vera Storia, dall’egocentrismo storico, portando questa nobile disciplina a confrontarsi con altre non meno importanti come la geografia, l’economia, le scienze sociali, l’antropologia, l’archeologia etc.

La Storia non si comprende memorizzando una lista di date, una lista di uomini e delle loro imprese, ma riusciamo ad immergere la testa sotto il pelo dell’acqua soltanto quando riusciamo a comprendere le dinamiche che portano una determinata cultura, un determinato popolo, un determinato insieme di persone a comportarsi in un determinato modo, ad agire seguendo un impulso innescato dal proprio tempo e dalla propria società.

Prima di iniziare a svolgere questo articolo è necessario porsi una domanda, come se la pone Hobsbawm all’inizio del suo “Il secolo breve”. Come è possibile analizzare il periodo in cui viviamo senza essere condizionati dalle nostre opinioni, prima che da storici come uomini, e quali fonti possiamo utilizzare per cercare di comprendere il nostro mondo attuale? Sulla prima domanda non saprei proprio rispondere, forse a causa della mia acuta giovinezza, ma alla seconda invece risponderò così: La Storia inizia ad essere tale soltanto quando vi sono documenti su cui studiare. Molte volte mi è capitato (anzi, sempre) di saltare a piè pari un articolo che si propone di analizzare alcuni aspetti senza note né biografia in calce.

Se siete però giunti a questo punto senza aver smesso di leggere, vuol dire che non siete delle persone scettiche come me o che vi fidate del sottoscritto (cosa molto dubbia). La produzione che andrò a svolgere in seguito, quindi, non sarà un’analisi prettamente storica dell’inizio di una nuova Era, ma sarà un ragionamento storico-sociale nel quale vi chiedo di accompagnarmi con un atto di fede, dato che di fonti non ne riporterò perché potrebbero risultare fuori luogo. Cercherò di analizzare l’enorme cambiamento che è avvenuto all’interno della nostra società da quando l’Era Digitale (e non tanto il web) è nata e quali cambiamenti ha apportato alla nostra vita. Cercherò, in più, di trovare una cesura all’Era Contemporanea, dato che agli storici piace molto segnare solchi illusori nel grande Sandbox della storia che altro non è che continuità (non intendo progresso storico, sia ben chiaro).

 

Quando si data il cambiamento? Prendiamo come esempio le date di cesura storica dopo Cristo:

476: caduta dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, inizio del Medioevo;

1492: scoperta delle Americhe, inizio dell’età moderna; (anche se io sostengo assolutamente la cesura storica a forbice molto ampia che va dal 1453 caduta di Costantinopoli in mano   Turca al 1492, e potremmo anche spingerci oltre)

1789: Rivoluzione francese che porterà alla caduta dell’ Ancien Régime e quindi inizio dell’età Contemporanea ( anche se su questa cesura gli storici ancora oggi combattono, spingendosi addirittura alla fine della Seconda Guerra Mondiale per far cominciare l’Età Contemporanea).

A parte la concordanza o meno degli studiosi sulla cesura di queste date, e questo non è sicuramente il luogo dove voglio esprimere mie opinioni sulla validità di esse (tranne che sul 1453), quello che sicuramente colpirà tutti quanti noi è il fatto che a queste date corrispondono eventi straordinari (nel vero senso della parola)  che sconvolgono il mondo prima conosciuto, soverchiano regimi, imperi, culture, modi di vivere e di comportarsi.

Per un fiorentino del 1492 non fu sicuramente avvertito come cambiamento il fatto che Colombo avesse scoperto un nuovo pezzo di terra, ma sicuramente si trattò più di un colpo al cuore (sia in positivo che in negativo) la morte di Lorenzo il Magnifico accaduta proprio in quell’anno. E’ bene smetterla di impostare tutte le nostre convinzioni su date “importanti” per noi di oggi con una visone social-globale , ma non per gli uomini di un tempo. Ebbene, se fossimo degli storici del 2100, quale data potremmo prendere come inizio dell’Era Digitale? Di più, prima di rispondere a questa domanda dobbiamo porcene un’altra: Esiste davvero un’Era Digitale?

L’Era Digitale

Prendiamo un uomo del 1980, chiamiamolo Cesare Rossi, togliamo di mezzo per un attimo la politica, e concentriamoci sull’informazione, la cultura e la società:

Cesare si sveglia e apre a mano tutte le persiane di casa sua;

Fa colazione con poco perché il negozio sotto casa sua è rimasto chiuso due giorni di seguito per lutto;

Sua moglie è andata in viaggio d’affari e non si fa viva da giorni;

La lampada da lettura si è fulminata, guarda sull’elenco per cercare un negozio rivenditore ma è troppo lontano;

La radio si rompe e lui non ha assolutamente idea di come si aggiusti;

Va a lavoro distrutto, in ansia, ma non troppo, perché questo caos dovuto a disinformazione è questione di routine.

Prendiamo adesso Cesare nel 2010, ha 60 anni ma si è tenuto al passo con i tempi:

Cesare si sveglia e le persiane si aprono automaticamente al sorgere del sole;

Fa un’abbondante colazione perché il supermarket che ha vicino casa è aperto 24h su 24;

Sua moglie è sempre in viaggio d’affari (una Stacanovista direi) e posta su Facebook le foto del suo viaggio con le colleghe tutte donne, risponde al cellulare ovunque essa sia, sia con messaggi che con chiamate;

La lampadina si è rotta ma lui ha il ferramenta rifornitissimo a 500 metri da casa;

La radio si rompe, lui non sa ancora come aggiustarla ma semplicemente guardando un tutorial online riesce nell’impresa;

Va  a lavoro sereno, tranquillo, ma qualcosa comunque cova dentro di lui: è l’ansia di sapere dove si trova sua moglie in ogni istante, l’ansia di conoscere cosa dicono di nuovo i gruppi su Facebook, su Whatsup, le nuove foto caricate su Instagram, crede di conoscere tutto lo scibile umano solo perché ha un telefonino da cui può accedere a Wikipedia, discute alacremente con i suoi simili pensando di saperne di più degli altri solo perché ha letto qualcosa sull’argomento mentre era a sedere sulla tavola del wc.

Come possiamo notare da questa breve, convulsa e stereotipata giornata vissuta dallo stesso uomo in due periodi diversi della sua vita, notiamo perfettamente che un cambiamento c’è stato, e non poco incisivo.

L’informazione che oggi possiamo ricavare dal Web è infinita, sia nel bene che nel male, molti di noi hanno visto delle persone perdere la vita attraverso i social, hanno assistito alla morte di uno o più individui. Il mio compito qui non è divagare nel moralismo, quindi lascerò da parte questi aspetti che ho dovuto ad ogni modo accennare e cerco di rientrare nell’argomento.

Quanto è cambiata la nostra percezione del mondo, del luogo in cui siamo, a cui apparteniamo? Pensiamo alla navigazione costa-costa del medioevo, dove la bussola era pressoché sconosciuta come i mezzi di navigazione notturna. Pensiamo agli smarriti nelle foreste, che venivano ritrovati dai monaci di monasteri vicini che come mansione avevano quella di recuperare anime sperdute (letteralmente) nel bosco. Pensiamo ai fratelli Montgolfier, ai fratelli Wright, pensiamo a Gagarin, pensiamo a noi, che per raggiungere un posto sconosciuto non dobbiamo far altro che inserire il suo nome su un aggeggio di cui ignoriamo il meccanismo interno, ma che sappiamo con certezza ci porterà a destinazione (o speriamo, almeno). Tutto questo nel XX secolo non esisteva, è stata una vera e propria Rivoluzione.

E’ impossibile percepire l’Era Digitale come parte dell’Era Contemporanea. E’ vero che le telecomunicazioni sono state inventate prima del XX secolo, come del resto il mulino ad acqua non fu invenzione degli Europei Medievali ma proveniente dall’oriente: ma quand’è che ne vediamo la diffusione su larga scala? Quando è che la popolazione prende coscienza dell’esistenza di determinati sistemi e li produce in quantità industriale? Come per il mulino ad acqua vediamo la sua propagazione durante il medioevo, come per le telecomunicazioni in senso lato vediamo la loro vera diffusione mondiale nell’Era Digitale. E’ stato inventato prima? Bene. Era diffuso su scala mondiale? no.

Ecco quindi che si pongono le basi per discorsi molto più ampi, molto più profondi, che forse verranno trattati da studiosi del prossimo futuro.

In realtà non serve assolutamente questo breve articolo per far conoscere a voi il cambiamento affermatosi negli ultimi 15 anni, basta che vi guardiate intorno, basta che non distogliate lo sguardo da dove state leggendo questo articolo: sul Web.

Dopo questo discorso non vorrei che pensiate che io, con questo articoletto, abbia voluto fornirvi delle risposte a questioni così complicate. Il mio scopo è semplicemente stimolare nuove ed ulteriori domande, dato che di risposte non ne ho, ma almeno vorrei cercare di concludere il discorso con quello che avevo promesso: la cesura.

Premettendo che secondo me il lavoro dello storico non è quello di semplificare ma quello di approfondire, potrei suggerire, come per la cesura moderna e contemporanea, non una data (11 settembre 2001) ma una forbice, un arco di tempo nel quale la prima scintilla si è posata sul pagliericcio, ha pian piano acceso un fuocherello che, alimentato dalla curiosità umana, si è trasformato in falò. L’inizio per me è ancora ignoto, confuso, ma penso che la fine di questo lungo processo, che ci ha introdotti nell’Era Digitale, possa identificarsi nella nascita di Facebook, la Bestia Blu dell’informazione, il 4 febbraio 2004.

Di Lamberto Cappelletti

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