Il 12 febbraio la città di Taggia, località del Ponente ligure nota per una pregiata qualità di oliva, si accende nella celebrazione del suo patrono, S. Benedetto Revelli (829-900), al quale, secondo la tradizione, va il merito di aver salvato per due volte Taggia stessa dalla distruzione.

Cascate di scintille precedono l’accensione del falò (foto tratta da sanremonews.it)

Opere di San Benedetto Revelli

S. Benedetto Revelli, taggiasco di nascita, fu vescovo della città di Albenga nel X secolo, periodo in cui le popolazioni rivierasche vivevano sotto la costante minaccia saracena. A questo contesto si lega il primo salvataggio del futuro santo, che ordinò agli abitanti di accendere grandi falò in tutta la città e di aggirarsi per le vie e i vicoli sventolando torce.

I saraceni, vedendo dal mare la città data alle fiamme, si convinsero di essere stati anticipati  e che una città già  depredata e oramai distrutta non rappresentasse una preda invitante e così Taggia fu risparmiata.

Il secondo evento, postumo in questo caso, che rese Benedetto Revelli maggiormente caro alla sua città natale, ha come sfondo la disputa (1625) tra il ducato di Savoia e la Repubblica di Genova in merito ai diritti su Zuccarello, in Val Neva, nell’entroterra albenganese; il ducato supportato dalla Francia e la Repubblica dalla Spagna.

Mentre Genova tentava di difendere il proprio entroterra dalle forza sabaude che avevano aggirato il pericolo passando per il neutrale Monferrato e la Spagna operava un’offensiva dal mare, un corpo d’armata franco-sabaudo si era lanciato alla conquista della Liguria di Ponente.

La città di Taggia oppose una strenua resistenza nel proprio territorio, rifiutandosi di inviare uomini in aiuto ai genovesi, i quali richiesero supporto per difendere il capoluogo. In questo frangente Taggia decise di invocare la protezione di S. Benedetto Revelli, promettendo l’edificazione di un oratorio intitolato al Santo e impegnandosi a celebrare la ricorrenza di S. Benedetto, il 12 febbraio, e a multare chi non avesse preso parte ai festeggiamenti. Dopo un’iniziale resa delle città di Sanremo e Taggia, queste ultime vennero riconquistate dalla Superba entro pochi mesi. Nonostante il breve periodo di dominazione franco – sabauda, Taggia venne risparmiata da violenze e saccheggi e così dovette mantenere fede al voto fatto.

Pioggia di fuoco nella notte di San Benedetto (foto tratta da sanremonews.it)

La notte del fuoco oggi

In seguito a questi eventi i taggesi da sempre partecipano con entusiasmo alla notte del fuoco di S. Benedetto; questa festa si distingue da altre celebrazioni popolari per la sua spettacolarità e forza dionisiaca che unita a fuoco ed esplosivi ha spesso destato la preoccupazione delle autorità, complici anche i gravi fatti di cronaca per cui la festa è diventata più famigerata che famosa nella Riviera dei fiori. Questa ricorrenza racchiude in sé componenti pagane, legate ai riti della fertilità, carnascialesche ed erotiche.

Per tutta la città si accendono falò e protagonista indiscusso della serata è il furgaro, una canna palustre lunga circa mezzo metro, al fondo della quale viene messa carta di giornale pressata, che permette di direzionare la fiamma verso l’alto, in direzione dell’ossigeno. Dentro la canna viene introdotto un composto di carbone, nitrato di potassio e zolfo, infine l’altra estremità viene chiusa sempre con carta di giornale, che, una volta accesa, dà origine alla fiamma colorata.

Oggi l’aspetto legato al fuoco viene vissuto come momento di euforia e goliardia, le cantine degli abitanti si aprono ai partecipanti, che bevono e festeggiano tutti insieme, sullo sfondo di questo suggestivo spettacolo.

In passato anche il rituale del corteggiamento aveva un ruolo importante nei festeggiamenti, i giovani del paese, brandendo i furgari, inseguivano le ragazze più ambite nel tentativo di isolarle e strappare loro un bacio, questo aspetto era tanto sentito che le giovani lasciate in disparte si bruciavano i vestiti da sole, per provare di essere state anche loro oggetto dell’attenzione maschile. Da alcuni studiosi è stato messo in evidenza come il furgaro possa essere associato alla fertilità anche per il richiamo alla simbologia fallica.

Una menzione a questo evento compare anche nella canzone Il Bombarolo di Fabrizio de Andrè: Il mio Pinocchio fragile/parente artigianale/ di ordigni costruiti/ su scala industriale;  i furgari vengono chiamati anche “pinocchi”, in quanto pezzi di legno in cui viene infusa un’anima, anche se di natura ben diversa da quella del celebre burattino di Collodi e viene sottolineato l’aspetto dell’artigianalità, infatti vengono rigorosamente prodotti dagli abitanti nelle proprie cantine utilizzando il composto abituale a cui ognuno aggiunge un tocco personale, custodendo gelosamente la propria “ricetta segreta”, che viene tramandata di padre in figlio.

Tutt’oggi questa notte suscita nella popolazione un misto di fascino e timore e l’ulivo, come da tradizione, viene in aiuto al popolo ligure, quando, tra gennaio e febbraio avviene la sua potatura, così da fornire ai partecipanti il carburante per accendere la festa.

Di Marta Dolmetta

Le vie di Taggia si accendono per commemorare San Benedetto Revelli (foto tratta da rivieradeifiori.tv)

BIBLIOGRAFIA:

  • Ferrari, g. S. Benedetto Revelli: monaco benedettino vescovo d’Albenga(829-900), Lucca 1934
  • Giacobbe, a. e  giudici, a.  Taggia, la notte dei Furgari. viaggio nel fuoco, Arma di Taggia 2012
  • Giardinelli, p. Il cerchio del tempo. Le tradizioni popolari dei liguri, Genova 1991
  • Rrossi, f. Memorie sulla vita, virtù e miracoli del padre degli anacoreti Sant’Ampelio protettore di Bordighera (in Liguria) e fasti storici di San Benedetto Revelli da Taggia, Bordighera 1877

About the author

Marta Dolmetta

Marta Dolmetta

Marta Dolmetta è nata nel 1995 a Imperia, capoluogo della Riviera dei fiori, dove ha frequentato il liceo classico E. De Amicis. Ha conseguito la laurea triennale in Storia e tutela dei beni culturali presso l’Università di Firenze, città che è diventata la sua seconda casa e dove tuttora studia. A breve conseguirà la laurea magistrale in Storia dell’arte.
Le sue passioni sono la lettura e l’escursionismo, volto soprattutto alla ricerca dei più bei paesaggi che la Liguria ha da offrire.

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