Cattedrale di Glasgow Crediti: https://suzyruss.wordpress.com/

Here’s the Bird that never flew

Here’s the Tree that never grew

Here’s the Bell that never rang

Here’s the Fish that never swam

 

Ecco l’uccello che mai volò

Ecco l’albero che mai crebbe

Ecco la campana che mai suonò

Ecco il pesce che mai nuotò

 

Questi quattro basilari versi costituiscono il testo di una filastrocca che probabilmente al di fuori della Scozia non dirà granché, ma che è assai nota agli abitanti di Glasgow, siano essi adulti o bambini. In queste poche rime si riassume infatti il mito del patrono della città – nonché, stando alle leggende, suo fondatore – ovvero San Kentigern (dal gallese Cyndeyrn), meglio come conosciuto come San Mungo. La sua biografia è giunta a noi grazie a Jocelyn di Furness, un agiografo inglese vissuto a cavallo tra il XII ed il XIII secolo e autore dell’opera “Lives of S. Ninian and S. Kentigern; le informazioni che abbiamo sono tuttavia incerte, sia perché non si hanno su di lui fonti antecedenti, sia perché la distanza che intercorre tra le parole di Jocelyn e l’epoca in cui lui ha vissuto è di circa seicento anni.

St. Kentigern raffigurato assieme ai quattro simboli che lo rappresentano.

Il nome Mungo è in realtà un nomignolo affettuoso che può derivare dal gaelico scozzese “munghu” (lett. “caro”) o dall’equivalente in cumbrico del gallese “fy nghu”, dal significato analogo, ed è un soprannome utilizzato unicamente in Scozia; nel resto del Regno Unito è noto invece come Kentigern, ed è in questo modo che verrà chiamato nel presente articolo.

Kentigern nasce a Culross all’inizio del VI secolo, nel 518 circa, da una famiglia probabilmente di nobili origini. La madre fu abbandonata a se stessa quando era ancora incinta, sebbene le fonti siano discordi sulle motivazioni di tale abbandono. Jocelyn ci narra che il bambino crebbe al monastero di Culross, il St. Serf (in latino Servanus). Nel 540 ottenne la carica di vescovo di Cathures, luogo nella regione di Strathclyde dove oggi sorge Glasgow, tuttavia continuò a condurre uno stile di vita austero e frugale; tale esempio di virtù fece sì che in molti si convertissero al Cristianesimo.

Attorno a lui confluì un gran numero di persone, tanto che si formò una vera e propria comunità, la quale divenne nota come Glasgu (dal gaelico scozzese “cara famiglia”), uno dei termini da cui probabilmente deriva il nome della città. Nel 553 circa giunse però una forte ondata anti cristiana nello Strathclyde, pertanto Kentigern fuggì dalla Scozia per rifugiarsi in Galles, dove fondò un monastero (oggi noto come Sant Asaph). Fece ritorno in madrepatria assieme ad alcuni dei suoi discepoli gallesi soltanto vent’anni più tardi, nel 573, in seguito alla vittoria dei cristiani nella battaglia di Arthuret. Tradizionalmente la data di morte di Kentigern è fatta risalire al 13 gennaio del 603; fu seppellito a Glasgow, nel luogo in cui oggi sorge cattedrale della città.

Tomba di San Mungo. Nel luogo in cui fu seppellito venne eretta la Cattedrale di Glasgow, luogo in cui tutt’ora si trova il suo sepolcro

Passeggiando per le strade della città è facile notare la ricorrenza di quattro simboli che troneggiano ovunque, dalle facciate dei palazzi pubblici alla cima dei lampioni: un uccello, un albero, una campana ed un pesce. Essi sono appunto gli elementi citati dalla filastrocca ed ognuno di loro rappresenta uno dei quattro simboli che vanno a comporre la leggenda di San Mungo. Tale leggenda è talmente radicata nell’identità culturale dei glasgowesi che sia lo stemma dell’Università di Glasgow che quello della città stessa li raffigurano.

Stemma della città di Glasgow

Il primo ad essere citato è l’uccello (the Bird that never flew); si narra infatti che uno dei ragazzi del St. Serif uccise per sbaglio un pettirosso, addossando la colpa di tale gesto a Kentigern, anche lui all’epoca studente. Quest’ultimo lo prese tra le mani e pregò, donandogli nuovamente la vita e compiendo così il suo primo miracolo.

Il secondo simbolo è legato all’albero (the Tree that never grew), una quercia che nella storia originaria era in realtà un ramo di nocciolo. La vicenda è sempre ambientata durante la giovinezza di Kentigern, il quale in quel frangente fu incaricato di sorvegliare il fuoco del refettorio. Si addormentò ed alcuni ragazzi invidiosi di lui ne approfittarono per spegnerlo, cosicché venisse punito. Quando Kentigern si svegliò e scoprì cos’era accaduto uscì fuori, staccò alcuni rami da un nocciolo lì vicino e appiccò loro fuoco grazie alle preghiere, nonostante fossero completamente ghiacciati.

Il terzo elemento è la campana (the Bell that never rang), il simbolo legato alla leggenda meno chiara. La campana in questione probabilmente fu data a Kentigern dal Papa stesso, anche se non ci sono informazioni certe su come la ottenne, e divenne un importante simbolo della città verso il XV secolo.

Il quarto ed ultimo miracolo è connesso all’immagine del pesce (the Fish that never swam), raffigurato con un anello in bocca. Il re di “Cadzow”, Hydderch Hael, lo diede in dono alla propria regina, Languoreth. Esistono due versioni: in una la regina lo perde e viene ingiustamente accusata di tradimento da parte del re, nel secondo caso lo dà spontaneamente ad un cavaliere, per poi andare a confessarsi da Kentigern quando il re la scopre e la minaccia di morte se non gli dimostra di avere ancora l’anello. Entrambe tuttavia concordano nel finale, in cui Kentigern indica un pesce da pescare, il quale si scopre avere inghiottito l’anello, salvando così Languoreth dalle ire del re.

Per concludere, una piccola curiosità: digitando in rete il nome “San Mungo” i primi risultati a comparire non sono affatto legati alla città di Glasgow, bensì ad Harry Potter, la celebre saga fantasy ideata e scritta da J.K. Rowling. L’autrice ha infatti scelto di dare all’ospedale del mondo magico proprio il nome di “San Mungo”, in quanto santo guaritore, come mostra ad esempio il miracolo legato al pettirosso; si tratterebbe quindi di uno dei numerosi omaggi alla Scozia che spesso compaiono nei suoi libri. Pare inoltre che anche la storia della madre abbandonata sia un tema che l’abbia colpita: si ritiene infatti che da questa vicenda la Rowling abbia tratto l’ispirazione per descrivere la vita della madre di Tom Riddle, uno dei principali antagonisti all’interno della saga.

 

di Maria Sofia Mazzini

 

Glasgow

 

 

Bibliografia e sitografia

 

 

Jocelin, Lives of S. Ninian and S. Kentigern. Compiled in the twelfth century, 1200 c.ca, Forbes, Alexander Penrose (a cura di), 1817-1875.

 

http://www.universitystory.gla.ac.uk/coat-of-arms/

 

http://www.medievalscript.com/2007/03/21/the-return-of-the-vita-of-st-kentigern-to-glasgow-%E2%80%93-a-continuing-mystery/

 

https://roseofciel.wordpress.com/kentigern-saint-of-the-north/

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Saint_Mungo

About the author

Maria Sofia Mazzini

Maria Sofia Mazzini

Maria Sofia Mazzini è nata a Firenze nel 1992. Si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bologna e attualmente frequenta il Corso di Laurea Magistrale in Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche, sempre presso Bologna. Dal 2018 fa parte della redazione di Poesia del nostro tempo, progetto letterario nato dalla rivista Argo.