“E tanti furono i suoi capricci, che filosofando delle cose naturali, attese ad intendere la proprietà delle erbe, continuando et osservando il moto del cielo, il corso de la luna e gli andamenti del sole. Per il che fece ne l’animo un concetto sì eretico, che e’ non si accostava a qualsivoglia religione, stimando per avventura assai più lo esser filosofo che cristiano”.

leonardoQuesto è il ritratto che Giorgio Vasari, nelle sue “Vite” (IV, 19), ci fornisce di Leonardo.

Traiamo, così, da queste parole, un’immagine di Leonardo che lo vuole fedele, nel senso stretto del termine, alla Natura ed alla sua provvida meccanica.

Convinzione che, pare, egli tragga, almeno in parte, dal suo Maestro, A. del Verrocchio.

Nella produzione di Leonardo troviamo, spesso e volentieri, serrati dialoghi con Verrocchio stesso.

Un esempio di questo dialogo, per l’appunto, è rappresentato dall’opera analizzata di seguito: il Ritratto di Ginevra de’ Benci, datato convenzionalmente intorno al 1475 e conservato alla National Gallery of Art di Washington.

Innanzitutto: chi era Ginevra de’ Benci?

Fonti coeve ci riportano che ella, figlia di Amerigo, nacque nell’agosto del 1457 e sposò, giovanissima, nel 1474, Luigi di Bernardo Niccolini, priore nel 1478 e gonfaloniere nel 1480, di quindici anni più vecchio di lei.

Risulta da un protocollo del notaio Simone Grazzini da Staggia che il contratto matrimoniale fu stipulato a Firenze in data 15 gennaio 1473.

[NB: a Firenze era ancora in uso il cosiddetto Stile dell’Incarnazione, o “ab Incarnatione Domini”: uno stile del calcolo dei giorni dell’anno che parte dal 25 marzo, ovvero giorno  tradizionalmente assunto come giorno del concepimento di Gesù, nonché Festa dell’Annunciazione; nella fattispecie a Firenze si usava lo Stile dell’Incarnazione posticipato, che, fondamentalmente, posticipava di tre mesi la data del Capodanno moderno, utilizzando come Capodanno, appunto, il 25 marzo dell’anno in corso].

La data del contratto matrimoniale, quindi, seguendo questo Stile, corrisponde al 1474.

Fonti del tempo ci raccontano, sulla personalità della stessa Ginevra, che ella era nota ed apprezzata negli ambienti culturali fiorentini – e non solo – ; era, oltre che una bella donna, anche notevolmente istruita, specialmente per gli standard del tempo, amante della musica e della poesia.

“Alla Ginevra Benci” sono inoltre dedicati due sonetti di Lorenzo il Magnifico, “Segui, anima devota” e “Fuggendo Lot”, entrambi inerenti al tema delle virtù.

Ginevra muore nel 1521.

Riguardo al Ritratto leonardesco di Ginevra, ci sono questioni irrisolte su molti punti, tra cui quella della datazione: alcuni lo ritengono un’opera giovanile del grande pittore, e lo ritengono, quindi, un ritratto fatto in occasione delle nozze della giovanissima Ginevra, datandolo al 1474 circa, mentre altri, tra cui il Castelfranco, sposterebbero più avanti la datazione: in tal caso Leonardo avrebbe ritratto Ginevra intorno al 1478-1480, periodo durante il quale ella sarebbe stata gravemente ammalata – troverebbe corrispondenza, in questo preciso caso, il “pathos” malinconico proprio del ritratto –.vinci12

Il Ritratto di Ginevra rappresenta, in ogni caso, un’opera straordinaria, caratterizzato da una spettacolarizzazione del contrasto tra luci ed ombre sullo sfondo e sulla figura stessa.

Il grande ginepro, bellissimo, che costituisce buona parte dello sfondo del ritratto vero e proprio, ha la caratteristica di mettere in risalto gli aghi della pianta come se fossero, in un certo senso, stelle o, meglio ancora, piccolissime esplosioni, interamente giocate sul contrasto di colori chiari e colori scuri.

Nello stesso identico gioco di colori e luci sono inseriti anche i capelli, ricci, della bellissima figura inserita al centro, nonché protagonista del Ritratto.

Il viso di Ginevra è luminoso, seppur malinconico, bellissimo, segnato dalla luce ed in netto contrasto con lo sfondo più scuro.

Ritroviamo, inoltre, nella forte volontà del pittore di voler cogliere i tanti, piccoli, splendidi dettagli “naturali” – la sottigliezza dei capelli, i particolari minuti della veste –, una delle caratteristiche tipiche di Leonardo e dei suoi dipinti.studio-di-mani-probabilmente-per-il-ritratto-di-ginevra-de-benci-windsor-castle

All’attuale versione del Ritratto mancano le mani, in origine presenti, ed identificabili con uno Studio di mani, oggi conversato nella Royal Library del Castello di Windsor.

Veniamo adesso al parallelismo che può essere fatto tra questa opera ed una di Verrocchio: la Dama col mazzolino (1475-80), conservata oggi a Firenze, al Museo del Bargello.

Così come la Ginevra di Leonardo, la Dama del Verrocchio ha il volto incorniciato da una fitta rete di riccioli, turgidi e spessi.

Il mazzolino – di fiori di campo – che la Dama stringe al petto viene comunemente identificato come simbolo della transitorietà della bellezza che in essa vive, pronta, proprio come quei fiori, ad appassire da un momento all’altro.andrea-del-verrocchio-dama-col-mazzolino

Ben intesa la differenza più evidente che intercorre tra le due opere, essendo l’una pittura e l’altra scultura, possiamo dire che tra le due opere c’è un rapporto di interdipendenza, in quanto entrambe, ognuna a modo suo, rompe gli schemi della ritrattistica precedente.

Entrambi i ritratti rappresentano, infatti, una rottura col passato e, al contempo, una grande innovazione, identificabile prevalentemente nella sottile caratterizzazione che ad entrambe le opere si può attribuire.

DI Gemma Granati

Bibliografia: P. De Vecchi, E. Cerchiari, Arte nel Tempo, Milano 2004, Voll. 3 (2, I), pp. 261-262.

  1. Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori et architetti.
  2. G. Castelfranco, Momenti della recente critica vinciana, in Leonardo, Roma 1954, pp. 45-77.

Dizionario Bibliografico degli Italiani, 1966, Voll. 85 (VIII).

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