Salve, popolo di Historia Project. Ci ritroviamo oggi, dopo l’ultimo articolo da noi pubblicato sabato scorso, per parlare e ragionare insieme a voi sulle origini del Terrorismo. Prima di incominciare a calarci nel quadro storico che sto per esporvi devo far luce su di un punto che, nell’ultimo articolo, non ho sottolineato con debita chiarezza. In questa rubrica andremo ad analizzare gli avvenimenti che segnarono profondamente il nostro passato storico e che possono essere ricondotti ad uno stato di terrore mentale che ha soggiogato interi popoli o Nazioni. Per fare questo è necessario svolgere i nostri ragionamenti in un ambito territoriale molto preciso, quello Occidentale, dato che in Oriente si sono sviluppate culture profondamente differenti dalle nostre, che hanno prodotto diversi modi di vivere la vita e di rapportarsi con il prossimo. Da dove partire, quindi, se non dal Sacco di Roma del 410 d. C. e dalla conseguente caduta dell’Impero Romano d’Occidente?

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Per fare ciò, dovrete seguirmi in un breve discorso attuo ad inquadrare e contestualizzare il periodo storico in cui andremo a calarci.

Ci troviamo a Roma, alla fine del quarto secolo dopo la nascita di Cristo. L’unità dell’Impero Romano è assai labile a causa della riforma istituzionale messa in atto da Diocleziano. Teodosio, essendo legato ancora a tradizioni passate, cerca di restaurare la compattezza dell’Impero nel 392 – 395. Questo disegno non dura a lungo e infatti, lungo i limes naturali che segnano il confine tra “mondo civilizzato” e “mondo barbaro”, una forte spinta inizia ad essere avvertita a causa di Visigoti ed altri popoli germanici che diventano sempre più agitati a causa degli Unni che si stanno espandendo dall’Oriente verso l’Occidente.051
In più, per capire che la separazione tra Impero Romano d’Oriente e d’Occidente sta diventando sempre più forte, Costantinopoli (capitale dell’Impero Romano d’Oriente) cerca di liberarsi di questi “barbari” spingendoli verso la penisola Balcanica e le Alpi. Durante la notte di San Silvestro del 406 il confine segnato dal Reno viene varcato da Vandali, Alani e Svevi diretti in Gallia, facendo cadere irrimediabilmente il prestigio e la forza del Generale romano, di origini vandale, Stilicone che viene ucciso da una sollevazione da parte delle truppe Romane. Data l’ assenza di un potere forte come quello di Stilicone, le porte dell’Italia si aprono ed i Visigoti guidati da Alarico varcano le Alpi. Il 24 Agosto del 410 le truppe visigote entrano a Roma attraverso la porta Salaria, assediando e saccheggiando la città per 3 giorni. a-thomas_cole_the_course_of_empire_destruction-1238064Davanti agli occhi dei contemporanei si apre la visione della fine del mondo, la città eterna è caduta, la sua invincibilità vinta. Tra pagani e cristiani si aprono dibattiti forti sul motivo per cui la culla della civiltà si è piegata al volere dei popoli barbari, alle loro barbarie, alle loro violenze. Questi popoli, per i contemporanei, non avevano cultura, non avevano radici, non avevano leggi, vivevano in comune senza forti distinzioni sociali. Il grande disegno che Roma ed il suo Impero aveva cercato di portare avanti cadeva così, nelle mani di gente rozza e pagana. Questo evento fu decisamente una cesura rispetto al passato, portò inesorabilmente alla deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo, ed al tramonto di un’istituzione che aveva segnato profondamente la storia degli ultimi mille anni (753 a. C. – 476 d. C).

Prendiamo in considerazione, adesso, alcuni documenti che chiarificano la visione apocalittica del Sacco di Roma e l’ondata di Terrore che dilagò tra le menti più eccelse di quel periodo. Per quanto riguarda la bocca dei pagani, a parlarci è Claudio Rutilio Namaziano che, attraverso l opera del “De Reditu Suo”, ci offre una visione pregnante su come gli uomini di quel tempo consideravano l Impero Romano:

O Roma, nessuno, finché vive, potrà dimenticarti…hai riunito popoli diversi in una sola patria, la tua conquista ha giovato a chi viveva senza leggi. Offrendo ai vinti il retaggio della tua civiltà, di tutto il mondo diviso hai fatto un’unica città.

E possiamo solo immaginarci cosa abbia significato l’invasione ed il sacco di essa da parte di “chi viveva senza leggi”. 1605 San Girolamo scrivente cm112x157 Roma Galleria Borghese [caravaggio-com ttl]Condannò anche i cristiani, accusandoli insieme ai barbari di aver condannato l’Impero a cadere.
Dall’altra parte, San Girolamo, mentre guardava agli eventi nefasti romani dal suo ritiro a Betlemme, si rassegnò alla fine del mondo, derivazione di pensieri escatologici derivati dagli anni precedenti. Di seguito riporto la sua lettera dai toni esausti, terrorizzati:

Mentre così vanno le cose a Gerusalemme, dall’Occidente ci giunge la terribile notizia che Roma viene assediata, che si compra a peso d’oro la incolumità dei cittadini, ma che dopo queste estorsioni riprende l’assedio: a quelli che già sono stati privati dei beni si vuol togliere anche la vita. Mi viene a mancare la voce, il pianto mi impedisce di dettare. La città che ha conquistato tutto il mondo è conquistata: anzi cade per fame prima ancora che per l’impeto delle armi, tanto che a stento vi si trova qualcuno da prendere prigioniero. La disperata bramosia fa sì che ci si getti su cibi nefandi: gli affamati si sbranano l’uno con l’altro, perfino la madre non risparmia il figlio lattante e inghiotte nel suo ventre ciò che ha appena partorito.

San Girolamo, Lettere, 6, 127

Visigoths_sack_RomeMi viene a mancare la voce, il pianto mi impedisce di dettare. […] La città che ha conquistato tutto il mondo, è stata conquistata…”


Bisogna ammettere, in conclusione, che v’era una parte della popolazione rappresentata da Sant’Agostino (forse in minore proporzione rispetto alle altre due sopra citate) che aveva si un profondo dolore, ma anche una profonda convinzione che attraverso la fede, tutto poteva essere superato.

Forse Roma non è morta irrimediabilmente: è stata colpita, non annientata, è stata castigata. non distrutta […]. Roma non è perduta irrevocabilmente, se non lo sono i Romani. Ora, essi non periranno, se acconsentono a lodare Dio; ma la loro perdita è certa, se continuano a bestemmiarlo. Che cosa è infatti Roma se non i Romani? Roma non è in quell’ammasso di pietre e di legname, in quegli alti edifici che sembrano isole, in quella vasta cerchia di mura. Tutto ciò è stato costruito solo perché un giorno crolli.

Citato da J. Le Goff, «L’Italia fuori d’Italia», in Storia d’Italia II, 2, Torino, Einaudi, 1974

Roma […] è stata castigata, non distrutta […] Roma non è perduta irrevocabilmente, se non lo sono i Romani. […] Tutto ciò è stato costruito solo perché un giorno crolli “.

Sembra ovvio, in conclusione, che gli eventi odierni si sono già ripetuti in passato, eventi davanti ai quali ci troviamo inermi, ci sentiamo piccoli, irrisori. Osserviamo persone morire, famiglie piangere, “barbari” prendere il sopravvento su popolazioni più “ civilizzate “. Come diceva Sant’Agostino, bisogna avere fede nella nostra civiltà e nel nostro modo di reagire davanti alle ingiustizie…

Roma non è persa se non sono persi i Romani.

Al prossimo articolo.

Lamberto C.

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