I corpi, le divisioni, le brigate e i reggimenti hanno già preso forma […] giganteschi cortei mascherati attendono ubbidienti il comandi di coloro che menano la danza. Solo in faccia non portano maschere. Tanto, ormai, le facc non hanno nessuna importanza. Oggi hanno valore soltanto i tronchi, le membra e il tipo di stellette […] e comunque verrà anche il tempo della maschere. Antigas. (Jozéf Wittlin, Il sale della terra)

Coloro che menano la danza, sono quelli che per compiacere le proprie ambizioni e la propria gloria (e sete di denaro) hanno scatenato il primo conflitto mondiale. La classe borghese giunge ormai estenuata al 1914, l’anno fatale. E’ già da qualche secolo che, prima sotto la forma di mercanti, poi diventando banchieri e capitalisti, i borghesi costituiscono la classe dirigente dell’Europa. Karl Marx ha riconosciuto loro il merito indelebile di aver definitivamente distrutto il Medioevo, ma li ha rimproverati aspramente per essersi trasformati da classe rivoluzionaria a classe reazionaria, ostile al proletariato.

Adesso, i proletari di tutto il mondo convergono verso le trincee e, come dice Wittlin,

 si sono messe a piangere le stazioni di Vienna, di Pest, di Praga, si sono messe a piangere le sale d’attesa di Leopoli, di Cracovia

 e i poveracci fraternizzano con gli animali:

 al posto della moglie, gli fa da moglie il fucile; al posto del fratello, gli fa da amico il tascapane e la borraccia con l’acqua è il figlio più caro.

 Le borghesie nazionali del Vecchio Continente durante il XIX sec. si sono talvolta scontrate duramente (si pensi al conflitto franco -prussiano),jeanberaudentrataesposi tuttavia la possibilità di acquisire materie prime a buon mercato nei paesi equatoriali e l’opportunità di produrre a basso costo sottopagando la manodopera, han fatto sì che si diffondesse un’idea: quella dell’eterno progresso, quella di un’epoca di piaceri infiniti (La Belle Époque, appunto). Invece le zone del mondo da cui prelevare il ferro, l’oro e le altre materie prime ormai si stanno riducendo e se si vuole continuare ad appropriarsi di queste ricchezze, non resta che una risorsa: far guerra alle altre classi dirigenti dell’Europa. La Belle Époque finisce con una parte delle truppe francesi, incredule e stupefatte, che vengono portate al fronte con i taxi Citroën requisiti all’ultimo momento: proprio quelle vetture che pochi giorni prima conducevano la gente nei locali pubblici della Ville Lumière.soldati-in-trincea-1^-GM

 I tratti e le peculiarità di questa classe ormai allo sfascio, ma che nel bene e nel male ha fatto la storia della modernità, sono rintracciabili in molte delle opere prodotte in questa prima metà del Novecento. Ne La coscienza di Zeno, Italo Svevo (pseudonimo di Aron Hector Schmitz) tratta del rapporto tra salute e malattia. BANNERONEQuesto binomio, oltre all’ovvio significato fisico, assume anche un corrispettivo sociale. Salute significa accogliere ed incarnare lo stile di vita borghese, Malattia, invece, non riuscire ad aderire ad un sistema fatto soprattutto di convezioni. Mentre la Salute viene percepita come qualcosa di tanto estraneo quanto positivo, la Malattia, viene avvertita come propria, assumendo un valore fortemente negativo, associato al malessere fisico, morale e sociale del quale lo stesso personaggio soffre. Alla fine però tutto si ribalta. Salute è quella di Zeno, il quale riesce a vedere la vita dall’alto della sua superiorità intellettuale e della sua sensibilità, qualità che gli permettono di vivere con pienezza, interrogandosi continuamente sulla realtà delle cose,01_672-458_resize E’ la società borghese ad essere, invece, profondamente malata. Essa si rivela in tutta la sua fragilità ed inconsistenza, è la società di quelli che, come Augusta, la moglie di Zeno, hanno cieca fiducia in un sistema sostanzialmente corrotto. La malattia di manifesta nel suo autentico aspetto: è la passiva accettazione, il conformismo, la ritualità bourgeoise fatta di inutili gesti ripetitivi, è l’ignoranza, la mancanza di senso critico, il perbenismo, la vita tipica di una classe che ormai ha esaurito la sua vitalità, barattando i propri ideali per un’esistenza fatta di gesti vuoti. E’ la borghesia che porta l’Europa sull’orlo del conflitto mondiale.

 Una volta terminata la grande tempesta bellica, la borghesia diventa davvero cosciente di sé e si riscopre vuota, vacua. A questo punto non può far altro che attaccarsi alla forma, all’esteriorità. Clarissa Dalloway, protagonista del romanzo La Signora Dalloway di Virginia Woolf, rappresenta il tipico membro di una classe ormai in crisi. Una volta conclusasi la guerra, ogni certezza e ogni giustizia sembrano perdute (la scienza stessa non offre più alcun conforto o sicurezza) e un generale senso di frustrazione di sradicamento pervade l’intera società.Mrs-Dalloway-007 Le reazioni di Clarissa e del soldato Septimius, possono essere viste come le due possibili vie d’uscita da questa incresciosa situazione. Septimus, in quanto vittima della guerra, sceglie la morte, dal momento che non può più sopportare la paura, il senso di colpa e il panico causati da questa esperienza. Clarissa, da perfetta borghese quale è, dopo lo shock causato dalla notizia della morte del soldato, si ricompone e sceglie di sopravvivere. E’ disposta ad andare avanti, ad accettare la sua situazione, continuando la sua esistenza in stile vittoriano. Sceglie la via della sicurezza, dei libri ben disposti sulla mensola, della bella casa, del marito fedele a cui affidarsi, sceglie l’apparenza. I rituali borghesi, ormai sono svuotati di qualsiasi significato ed energia, si reggono soltanto sulla base di false promesse: ormai questa vecchia e gloriosa classe sociale è pronta per partorire i mostri delle dittature.

 Fiammetta Gori

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