La fiducia nel progresso positivista comporta un grande fervore di attività nella città di fine Ottocento, con cambiamenti assai più rapidi rispetto al passato sul piano urbanistico: di tanto perentori mutamenti risentirà tuttavia la società del tempo, e di tale contraddizione si farà carico per prima l’arte, cercando di sanarla fornendo all’uomo ciò di cui necessita.

Al degrado della città e all’assenza di un piano regolatore, dovuti al sempre più crescente aumento della popolazione e allo sviluppo delle industrie, tentano di rispondere due differenti tipologie di utopia urbanistica, rispettivamente utopia di evasione e utopia di ricostruzione: mentre la prima propone considerevoli -e forse troppo audaci- trasformazioni, la seconda offre soluzioni più attuabili e verosimili, frutto di una piena consapevolezza della realtà urbana preesistente e delle problematiche sociali presenti. A illustrazione di tali definizioni risultano, per esempio,inefficace il falansterio ideato da Fourier e vincenti i progetti di città-giardino di Howard e di città industriale di Garnier: infatti il primo, presentandosi come unità di base della nuova società, ne dimentica la natura dinamica e ignora il ruolo dominante dell’industria nella realtà del tempo, mentre i due rimanenti prospetti sposano zone funzionali con servizi utili ai cittadini e spazi verdi, volti a ridurre al contempo malattie e inquinamento. Tutto questo avviene in un contesto di autonomia economica e territoriale, così da garantire l’ordine e il funzionamento dell’insieme.

Il falansterio di Fourier
La città-giardino di Howard
La città industriale di Garnier

Concretamente, per le grandi capitali europee vengono impegnati piani di lavoro alquanto distanti da quelli appena indicati, con esiti talvolta fallimentari, complici non solo premesse ed esigenze diverse, ma anche collaborazioni e finanziamenti di tipologia differente: a Barcellona la speculazione edilizia prevarica l’idea popolare ed eco sostenibile della città, componente utopica nodale nell’originaria pianificazione urbanistica di Cerdà; il sogno parigino di Haussman di adattare la capitale a esigenze e stili di vita dei cittadini si traduce in una conclusiva rottura dell’equilibrio sia urbano che sociale e demografico. Indovinata pare essere invece la scelta di Vienna, quella della città che presenta la sua immagine potente e grandiosa di capitale imperiale: chiave del successo viennese è l’estetica come motore della pianificazione, che interviene sulla necessaria espansione urbanistica con regole innovative, preservando allo stesso tempo la tradizione.

Piano urbanistico di Cerdà
Piano urbanistico di Haussman
Piano urbanistico per Vienna

In sintesi, il piano regolatore della città ottocentesca non può prescindere, nell’utopia quanto nella realtà, dalla sua configurazione preesistente e dalle sue molteplici esigenze–una lezione che dovrebbe essere preziosa anche per l’urbanistica contemporanea…

Di Silvia Frison

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Silvia Frison

Silvia Frison

Silvia Frison si è laureata con lode in Storia e tutela dei Beni archeologici, artistici, archivistici e librari presso l’Università degli Studi di Firenze, con tesi Un palazzo «anticamente moderno»: fonti grafiche e interpretazioni nell’Antico nei primi due cantieri di palazzo Pitti; attualmente è specializzanda in Storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. I suoi
interessi di ricerca sono orientati alla storia dell’architettura e alla grafica, con particolare riferimento all’antichità e al Quattro-Cinquecento fiorentino e romano.

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