La Cina ha rappresentato a lungo, nell’immaginario collettivo occidentale, il più altro fra tutti i mondi alternativi all’Europa. Un regno remoto, apparentemente poco propenso ad intessere relazioni paritetiche, eppure matrice di tanti incredibili progressi, ben presto fatti propri da un Occidente forse più ambizioso: carta, polvere da sparo, bussola, porcellana e seta, per non parlare degli spaghetti (!). Questi, fra molti altri, sono solo alcuni esempi, delle invenzioni che l’Europa ha mutuato dall’estremo oriente. Ma la Cina è stata anche molto altro: una delle poche regioni del pianeta ad aver conosciuto una continuità abitativa estremamente lunga (fin dai tempi dell’homo erectus, circa 500/230.000 anni or sono); una terra sconfinata, abitata da centinaia di popolazioni distinte per lingua ed etnia, ma che ha presto imboccato un percorso unitario, che l’ha resa il paese che oggi chiamiamo Cina. È inevitabile, visti tanti presupposti, provare a conoscerne la storia e, in uno sforzo non certo minore, anche a comprenderla.


Cina 2500 a.C.
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Il regno di mezzo: un solo nome per tanti territori

La Cina viene normalmente definita, in lingua mandarina, col termine Zhōngguó, vale a dire il Regno di Mezzo. È facile capire il senso di tale appellativo, se si prende in considerazione la morfologia del suo vastissimo territorio: il paese si estende dai 54 ai 18 gradi di latitudine nord, e dai 74 ai 135 di longitudine est. La Cina è circondata a est dall’oceano, mentre da ovest e da nord incombono montagne e deserti. Nelle regioni interne predominano paesaggi collinari e montuosi, mentre le popolazioni e le attività agricole, concentrale nel 10% del territorio, sono poste in centri nevralgici – pianure alluvionali, avvallamenti costieri, bacini interni – isolati l’uno dall’altro da catene montuose ed elevati altipiani. La geomorfologia varia da una tundra ghiacciata, simile a quella siberiana (in Manciuria) al più pericoloso deserto del mondo (il Gobi); dall’imponente altopiano del Tibet, alle foreste pluviali tropicali dello Yunnan, comprendendo qualsiasi via di mezzo sia possibile immaginare. Si tratta di un paese prevalentemente montuoso: appena un decimo del suo territorio complessivo, infatti, è adatto all’agricoltura. Spostarsi da una regione all’altra è sempre stato complicato, generando nei cinesi antichi una forte tendenza alla compartimentazione. Il sistema idrico del paese è definito dai bacini dei tre fiumi principali: lo Huang He (Fiume Giallo), lo Yangtze (Fiume Azzurro) e, nella Cina imperiale, lo Zhu Jiang (Fiume delle Perle). Questi fiumi scorrono tutti da ovest verso est, e non ci sono collegamenti navigabili che li uniscano. Pertanto non ci sono, originariamente, vie naturali di trasporto per spostarsi sull’asse nord-sud. È possibile farsi un’idea, dell’estrema varietà di costumi e paesaggi, considerando la consistenza etnica del paese: i cinesi in senso proprio (Han), non costituiscono infatti che il 92% della popolazione complessiva. La restante porzione è composta da ben 55 etnie diverse, tutte riconosciute dall’attuale Repubblica Popolare Cinese come tali (i gruppi più numerosi, fra tanti altri, sono ad esempio gli Zhuang e i Manciù). Su quasi un miliardo e mezzo di abitanti, ad oggi, si stima che circa 730.000 persone non siano realmente da includere nelle etnie riconosciute dal governo: fra questi, giusto per citare qualche esempio, potremmo ricordare gli Khmu (di lingua mon-khmer), i Macanesi (ovvero i discendenti dei coloni portoghesi di Macao) e gli Sherpa tibetani. La storia della Cina è, sostanzialmente, la storia di un’espansione inesorabile e continuativa, che ha portato alla formazione del quarto paese più grande del mondo. Keith Buchanan, nel 1970, scrisse che la vera storia della Cina non riguarda tanto la storia dell’ascesa e caduta di grandi dinastie, quanto piuttosto la storia della progressiva occupazione del territorio cinese da parte di silenziose generazioni di contadini, che si sono disseminate nel sud, nell’ovest e nel nord a partire dalla culla originaria, situata nel centro del bacino dello Huang He. La civiltà cinese nacque infatti nell’altopiano del Loess, lungo il tratto centrale del Fiume Giallo, dove il suolo garantiva raccolti regolari e abbondanti e poteva essere lavorato con attrezzi di legno. Durante il I millennio a.C. l’agricoltura poté infine prendere piede lungo il corso del fiume grazie alla costruzione di argini e all’introduzione di canali che, dal 500 a.C. circa, incrementarono l’estensione delle terre accessibili lungo i principali affluenti dello Huang He. Dalla tarda dinastia Han (primi secoli dell’era volgare), lo sviluppo geografico della Cina vide una costante espansione verso sud e, dopo l’introduzione dei prodotti agricoli americani nel XVI secolo, l’estensione delle colture ai versanti dei rilievi nelle zone collinari e montuose. Il nord è sempre stato relativamente povero, costantemente afflitto da siccità, piene e alluvioni (tanto che il Fiume Giallo, in cinese, viene anche definito il Dolore della Cina), in grado al massimo di produrre tre colture ogni due anni (grano, fagioli e miglio). Il sud, di converso, ha sempre avuto acqua in abbondanza, oltre che un’economia basata su diversi raccolti di riso ogni anno. Per una serie di ragioni, compresa la necessità di controllo delle acque e la distanza dal centro politico del paese (situato quasi sempre nell’area settentrionale), la terra è stata, nella maggior parte dei casi, concentrata nelle mani di un relativamente piccolo numero di potenti famiglie latifondiste. Possiamo quindi dire che la Cina, nei molti secoli della sua storia, abbia avuto come principale motore di progresso il costante interscambio costruttivo fra Nord (economicamente povero, politicamente centrale) e Sud (estremamente fertile sotto il profilo agricolo, politicamente più autonomo dal centro politico, situato a Nord).

La Cina arcaica (1600 a.C. – 221 a.C.)

Parlare di “Cina”, in relazione all’epoca compresa fra il 1600 a.C. e il 600 d.C., risulta forse anacronistico. Assistiamo comunque, fin dal principio di questo ampio lasso di tempo, al graduale emergere di uno stato unitario che, a sua volta, si evolverà poi rapidamente in un impero multietnico. Facendo un salto indietro, nella remota antichità dell’Asia, la storia del paese in senso stretto è definita dall’introduzione della scrittura e dall’urbanizzazione: insieme alla stratificazione sociale e alla forza militare, questi elementi formarono un sistema unitario con l’avvento dello stato dinastico familiare degli Shang (1600-1045 a.C.).


Cina 1500 a.C.
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Gli elementi che hanno permesso a tale dinastia di costituire un nuovo tipo di ordinamento sociale, a partire dalle preistoriche suddivisioni tribali, sono appunto lo sviluppo della scrittura, la costruzione di insediamenti urbani, la creazione di una nobiltà e l’elaborata pratica dei riti religiosi. Lo stato Shang rappresentava un reticolo di insediamenti di tipo patrimoniale (ossia costituito da una casata regale allargata), imperniato sulle visite cadenzate del sovrano, poiché esisteva davvero soltanto laddove il re era presente.


Ossa oracolari di Anyang (Epoca Shang)
Nella Cina arcaica, grossa importanza era data alle arti divinatorie, considerate il ponte fra un’effimera esistenza umana e un eterno universo governato dagli spiriti degli antenati. La più caratteristica, fra tutte queste antiche pratiche, è senz’altro la scapulomanzia: dopo aver sacrificato solennemente l’animale, l’indovino procedeva ad esporne le ossa (o il guscio, nel caso – non troppo raro – di una tartaruga) alle fiamme. In base all’incrinatura, che i reperti subivano sotto l’effetto delle alte temperature, il divinatore pronunciava la risposta interpretandone i segni. Per i moderni studiosi, questo tipo di reperti ha una notevole importanza, dal momento che ci offre moltissime informazioni. Era infatti usanza, nell’atto di interpellare gli antenati, che si incidessero sulle ossa la domanda, il responso e a volte anche le conseguenze dell’avvenuta scelta, trasmettendoci così involontariamente la memoria di faide, storie d’amore, guerre e dubbi metafisici.

La dinastia Shang fu interrotta bruscamente dalla sconfitta ad opera degli Zhou (1045-256 a.C.), loro ex alleati ed ex stato fang (ovvero “vassallo”). Tale cesura non altera comunque il tessuto di quella civiltà originale, che gli Shang avevano faticosamente creato: si assiste, piuttosto, ad una sostanziale continuità negli stili di vita, artistici e anche in alcune pratiche religiose.


Cina 1000 a.C.
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L’assetto politico – strutturato in un reticolo di città fortificate, con i campi coltivati vicini, nelle quali l’ordinamento sociale era basato sul lignaggio – si lega al cosiddetto sistema fengjian (erroneamente tradotto come “feudale”), in cui i parenti e gli alleati ricevevano in gestione insediamenti fortificati che divenivano poi ereditari.

I cambiamenti più significativi riguardano, semmai, i nuovi criteri di successione del potere, in base a cui, ora, un singolo gruppo patriarcale deteneva l’indiscusso diritto di successione al trono. Questo condusse inoltre ad una forte riduzione dello status e dell’autorità politica delle donne, anticamente attive tanto quanto gli uomini, sia in guerra che in politica. Vi fu inoltre una parziale sostituzione del potere, prima conferito dai soli riturali religiosi, con quello conferito dalla forza militare e dalle pratiche amministrative.

Con il crollo della dinastia Zhou Occidentale (771 a.C.), ha inizio una convulsa fase di guerre e incertezza, conosciuta anche come Periodo delle Primavere e degli Autunni, in cui emergono con forza piccole entità autonome, governate da potenti signori della guerra: i cosiddetti Stati Combattenti. Essi traggono nuova linfa da due fattori principali: l’istituzione di un servizio militare universale, che condanna così milioni di contadini a combattere in prima persona quelle guerre che, fino ad allora, erano state appannaggio di un’aristocrazia cavalleresca; lo sviluppo di un’autocrazia assoluta, a discapito del potere fondiario delle più antiche famiglie nobili. Il più occidentale fra gli Stati Combattenti, controllato dalla dinastia Qin, curò in quest’epoca riforme di ampia portata, atte a diffondere potere e ricchezza: mentre la nobiltà veniva privata dei suoi privilegi, un nuovo sistema di tassazione, che favoriva il nucleo familiare ristretto, provocò la decadenza della famiglia tradizionale di tipo patriarcale e incoraggiò gli agricoltori degli stati vicini ad insediarsi in territori Qin o a migrare altrove.


Cina 500 a.C.
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Per quanto l’Età degli Stati Combattenti non abbia senz’altro rappresentato un periodo piacevole in cui vivere, va detto che fu forse l’epoca più fertile di conseguenze, dal punto di vista culturale. È proprio in quei secoli, infatti, che nacquero le due dottrine filosofiche che avrebbero delineato, negli anni a venire, quella che possiamo considerare l’identità cinese: il Confucianesimo e il Taoismo.

Il primo deve il suo nome a Confucio (551-579 a.C.), saggio maestro itinerante vissuto alla corte dello stato di Lu; il secondo deriva invece dal concetto di Dao, “Via”, che possiamo interpretare come la saggezza da perseguire per poter vivere nel continuo fluire delle cose: la fondazione del Taoismo è tradizionalmente legata alla figura semi-leggendaria di Laozi (VI secolo a.C.), contemporaneo di Confucio.


Confucio (551-479)
Confucio è stato un saggio maestro itinerante, vissuto contemporaneamente a Siddharta Gautama (il Buddha) e poco prima di Socrate. Esponente di quell’antica nobiltà, che sotto gli Stati Combattenti andava perdendo tutto il suo prestigio guerriero, egli visse alla corte del principe di Lu. Confucio può essere considerato un nostalgico dell’antica epoca Zhou, di cui rimpiange l’armonia, la tensione verso la rettitudine e il senso di giustizia. I principi esposti nei suoi Dialoghi (trascritti probabilmente dai discepoli), riguardano l’adozione di una stringente etica individuale, volta a salvaguardare le relazioni familiari per meglio favorire lo sviluppo, naturale e conseguente, di un ordine sociale profondamente gerarchizzato. Il miglioramento di sé, lo studio, la lealtà a parenti, amici e sovrani, sono tutti concetti che andranno ad incidere profondamente, sullo stile di vita cinese dei secoli successivi.

Alla fine di un’interminabile serie di guerre fra i vari stati territoriali, sarà comunque lo stato Qin a riunificare tutti i territori fra i bacini dello Huang He e dello Yangtze. L’autore di questa impresa fu Qin Shi Huang (260-210 a.C.), che sarebbe meritatamente passato alla storia come primo imperatore cinese (221 a.C.).


L’esercito di terracotta a Xi’an (circa 215 a.C.)
Risultato del fortuito ritrovamento di un contadino cinese (1974), l’Esercito di Terracotta è una delle opere umane più impressionanti della storia mondiale. Composto da 8000 guerrieri, 18 carri di legno e 100 cavalli di terracotta, rappresenta la fedele riproduzione delle armate con cui Qin Shi Huang, il primo imperatore, riunificò la Cina (221 a.C.). Realizzati per accompagnare il sovrano nell’Aldilà, presidiando il suo mausoleo, i soldati hanno tutti un’identità ed un volto propri (il che suggerisce che costituiscano dei veri e propri ritratti al naturale di migliaia di militari realmente esistiti).

Ha inizio, pertanto, la lunga storia imperiale della Cina, che verrà trattata nel prossimo articolo. Si consiglia, a chiunque desiderasse approfondire la nascita di questa nuova concezione di governo, il bel libro Mondi antichi, pubblicato dallo storico britannico Michael Scott nel 2016. Egli, attraverso l’analisi di tre momenti chiave del passato (riassunti sotto le categorie di Politica, Religione e Guerra), intesse uno stimolante racconto dell’ascesa di tre grandi protagonisti del mondo antico: la democrazia ateniese, la repubblica romana e, immancabilmente, l’impero cinese.

Di Lorenzo Hofstetter

Bibliografia

– MARK EDWARD LEWIS, La Cina antica (Einaudi, 2018)

– CAVALLI-SFORZA; MENOZZI; PIAZZA, Storia e geografia dei geni umani (Adelphi, 1994)

– MICHAEL SCOTT, Mondi antichi – Una storia epica d’Oriente e d’Occidente (Bollati Boringhieri, 2017)

– Collana I Popoli della Terra, vol. 12 (Mondadori, 1974)

– Collana Grande Storia Universale, vol. 10 (Armando Curcio Editore, 1977)

About the author

Lorenzo Hofstetter

Lorenzo Hofstetter nasce a Brunico (BZ) nel 1995. Cresciuto a Firenze, nel 2018 consegue la laurea in Storia e Tutela dei Beni Archeologici (Università degli Studi di Firenze) e pubblica la sua prima raccolta di racconti ("Momenti Visuali"; L'Erudita). Dal 2019 frequenta la magistrale di Storia all'Università Ca' Foscari di Venezia e continua a portare avanti i suoi progetti di scrittura. Nel 2020 dà alle stampe il suo secondo libro, che si aggiudica il primo posto al Premio NarrèR, bandito in memoria di Andrea Camilleri ("Nascosti", Lilitbooks). Storia, letteratura ed escursionismo rappresentano i suoi più grandi interessi.