coverSiamo nel 1990 e a vincere il Premio Strega di quell’anno è un libro di Sebastiano Vassalli: La Chimera. La storia narrata è quella di Antonia, una giovane cresciuta a Zardino, un paesino della Bassa. Il romanzo si colloca temporalmente tra il 1590 e il 1610 circa, anno in cui Antonia morirà bruciata sul rogo perché accusata di stregoneria. La sua è una storia di bigotta ingiustizia, che inizia quando la ragazza vive ancora presso la Pia Casa a Novara e che continua durante la sua permanenza in campagna, per poi sfociare in un ingiusto processo e in una ineluttabile condanna a morte. Sono la bellezza, la singolarità della giovane a turbare la vita ordinaria che si conduce a Zardino. Antonia non si fa scrupoli, non ha pregiudizi, è dolce con il matto del villaggio, che si innamora di lei, è solidale coi risaioli, miserabili sfortunati che vengono condotti allo sfruttamento con l’inganno. Solo una delle paesane a lei coetanee riesce a sconfiggere il bigottismo e ad esserle amica, è la dolce Teresina, sempre pronta a difenderla. Martha_Corey-LongfellowSono l’invidia e l’incomprensione verso una figura così singolare, evidentemente fuori dalla portata delle menti degli abitanti di Zardino, che sommate ad una serie di sfortunate coincidenze, fanno di Antonia un capro espiatorio, una strega. Il pretesto per l’accusa è dato da una serie di incontri ai quali la ragazza partecipa presso un albero ritenuto stregato. In realtà quelli di Antonia non sono affatto rituali magici, quanto amorosi incontri con Gasparo, il capo dei risaioli. La figura della giovane appare però troppo sospetta e si iniziano ad attribuire a lei le disgrazie che colpiscono il paese. E’ Don Teresio a prendere l’iniziativa, denunciando la presunta strega al Santo Uffizio. Inizia così per Antonia un infernale travaglio: il processo, al quale sono costretti a partecipare in qualità di testimoni la famiglia di lei e la cara amica Teresina. Inizialmente sia la giovane che coloro a lei prossimi, negano la sua colpevolezza. CameraTorturaPiù volte tentano di spiegare all’Inquisizione la natura degli incontri di Antonia presso il Dosso dell’albera, ma l’inquisitore, il Mannini, vuole vederla sul rogo al più presto. Agli interrogatori subentrano delle terribili torture e la povera, non riuscendo più a sopportare il dolore straziante, confessa. Gli inquisitori hanno ciò che desiderano e a nulla serve la troppo misera tangente del padre di Antonia, Bartolo: la ragazza è ormai condannata. Dopo una lunga permanenza in prigione, arricchita dalla molesta compagnia dei topi notturni, Antonia è ufficialmente dichiarata colpevole di stregoneria. Infine, ormai priva di qualsiasi forza, arde sotto le ingiurie dei suoi compaesani e di coloro che abitano nei dintorni. Una volta giustiziata inizia la festa: la strega è finalmente morta.rogo-strega

Quella di Antonia non è l’unica vita ingiustamente recisa con l’accusa di stregoneria. La sua non è una storia realmente accaduta, ma semplicemente vera. Vera perché perfettamente orchestrata da un grande maestro della letteratura come Sebastiano Vassalli, che colloca quest’evento nel tempo e nello spazio così precisamente da renderlo del tutto plausibile.

LastoriadellestreghetramitoerealtLa figura della strega ha radici molto profonde, che affondano addirittura nella preistoria, passando per l’antica Roma e per l’Alto Medioevo. Ma è solo nel XIV secolo che entra in gioco la stregoneria come reato, come minaccia per il Mondo stesso. E’ il 1326, infatti, l’anno in cui questa viene dichiarata affine all’eresia, pertanto di competenza dei frati inquisitori (che ricordiamo essere appartenenti agli ordini mendicanti dei Francescani e dei Domenicani soprattutto). A questo scempio si porrà fine solo poco meno di cinque secoli dopo, più precisamente nel 1782, data alla quale corrisponde la morte dell’ultima vittima della caccia alle streghe, Anna Goldi, arsa in Svizzera.

Vassalli colloca la tragica storia di Antonia in corrispondenza di una delle ondate più significative di persecuzione, avvenuta tra la seconda metà del XVI secolo e la prima del XVII. Si tratta di un periodo storico nel quale la validità del cattolicesimo è sentita in pericolo e il bisogno di incanalare la paura, il bigottismo e la superstizione popolari verso un capro espiatorio, è sentita come particolarmente impellente.inquisizione-711341

Nel 1542 viene istituito il Santo Uffizio, questa data segna la fine dei processi sommari e l’inizio dell’Inquisizione detta romana o moderna. Quello a cui viene sottoposta Antonia è infatti un processo ben regolamentato e condotto con precisione, sono finiti i tempi delle rappresaglie, ma le possibilità di assoluzione sicuramente non aumentano.

Un aspetto decisamente curioso da analizzare è il parallelismo temporale tra l’apice raggiunto dalla caccia alle streghe e lo sviluppo dell’Umanesimo e del Rinascimento. Sembra impossibile agli occhi di noi contemporanei, che in un periodo così fertile culturalmente e scientificamente, possa prendere campo un fenomeno tanto irrazionale e basato sulla cieca superstizione. E’ opportuno però considerare alcuni fattori decisivi per lo sviluppo di questo fenomeno: il già citato conflitto tra il Papato e i Riformisti, ma anche la scoperta sempre più su larga scala di testi antichi che tramandano leggende sull’esistenza di queste diaboliche creature. Per il Clero umanista, questi presupposti sono più che sufficienti per giustificare la crescita esponenziale che la persecuzione della stregoneria sta subendo. Pertanto, come ogni organo repressivo che si rispetti, l’Inquisizione si allarga, nutrendosi soprattutto dell’ignoranza dei ceti minori.

Di Fiammetta Gori

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