PIC1755OQuesto pulpito viene considerato uno dei capolavori del celeberrimo scultore Giovanni Pisano – di nome e di fatto –, figlio d’arte, terminato nel 1301 e situato, oggi, da sempre, nella chiesa di Sant’Andrea a Pistoia.

Qui vengono ripresi i modelli, o prototipi, che dir si voglia, a Pisa e Siena del padre dello stesso Giovanni, Nicola, altrettanto famoso ed amato.

La pianta è esagonale, come quello nel Battistero di Pisa, ma, a differenza di quest’ultimo, i rilievi del parapetto sono divisi da grandi figure, come, invece, quello nel Duomo di Siena.

È slanciato in verticale, tramite il rialzo degli archi trilobati, testimonianza di un goticismo sempre crescente, e le novità che abbiamo sono novità a livello figurativo: i veementi leoni stilofori – un leone ed una leonessa – e l’angoloso, scarno, quasi ribelle Telamone che regge una delle sei colonne esterne.

Le figure di Giovanni, diversamente da quelle del padre, più pausate e maestose, sembrano nascere direttamente dalla pietra, di getto, perché mantiene la carica emotiva che scaturisce dal primo impulso.

Le figure angolari riprendono, tramite la rappresentazione del Tetramorfo nell’angolo dove sta il leggio, il modello del pergamo romanico.

Una delle Sibille, posta sopra al pennacchio delle arcate, risulta sorpresa dalle rivelazioni profetiche che l’angelo dietro di lei le reca: si tramuta, quindi, tramite un pittoricismo maestoso, in un coagulo di sentimenti ed emozioni, veicolati da una figura relativamente secondaria.

Nei rilievi del parapetto troviamo lampi chiaroscurali molto accentuati, fatti di lampi di luce ed ombra a dir poco suggestivi.sipt

Le scene sono affollate, vorticanti, passando a suo piacimento da basso ad alto rilievo; a figure minuziosamente intagliate affianca figure appena abbozzate, dalla forte carica espressiva.

Troviamo tratti naturalistici a dir poco impressionanti, forti, mordaci, accostati a pause liriche e patetiche.

La scena de “La Crocefissione” è una scena gremita, popolosa, corale, la cui composizione serrata porta alla luce anche temi relativamente rari, come la scena dello svenimento della Vergine: una scena quasi sgraziata, piena di patetismo ed empatia.

La struttura della Croce in questo caso è a Y e la presenza delle allegorie dell’Ecclesia e della Sinagoga rende questa scena una parafrasi di un’opera paterna: il pulpito di Siena.

C’è attenzione per l’anatomia e per l’”umanità” nella figura di questo Cristo in Croce, resa tramite un forte chiaroscuro.tumblr_n77ttiEkSA1sepmero1_1280

Merita poi di essere ricordata la formella con “La Strage degli Innocenti”, la cui carica patetica cade, praticamente dall’alto, sul lato destro, dove il braccio di Erode da avvio al massacro; nel gorgo di sentimenti e pietra che ne deriva, a malapena si riconoscono le singole figure – madri che stringono al petto i figlioletti morti o che cercano di proteggerli, sottraendoli al pericolo –.

La drammaticità che caratterizza questa scena è un unicum nella scultura medievale, mirabile e mozzafiato.

I modelli a cui Giovanni si ispira provengono sia da modelli Tedeschi del Gotico a lui contemporaneo sia a modelli classici, quali da Colonna Traiana, dove sono descritte le violenze riservati ai prigionieri Daci ed i pianti delle loro donne.

In questo pulpito, in definitiva, è forte il contrasto, l’antitesi tra classicismo ed anti classicismo, tra naturalismo ed espressionismo patetico.

Questa opera viene considerata una delle espressioni più alte dell’arte di Giovanni, caratterizzata dalla forte carica emotiva ed un goticismo, se così lo si può chiamare, che attinge a fonti multiformi e diverse, e rende questo pulpito un unicum, un prezzo pregiato ed irripetibile dell’arte del Primo Trecento Toscano.

Di Gemma Granati

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