Fu rinvenuto nella Necropoli Settentrionale della città di Albenga, l’antica Albingaunum, sita sulla riviera di ponente della Liguria. Oggi la necropoli è bene protetto dal FAI ed è visitabile solo durante le speciali giornate FAI. Oggi è esposto nella mostra permanente “Magiche trasparenze”, dedicata ai vetri di epoca romana dell’antica Albingaunum.

E’ considerato un pezzo unico (pur essendo stato trovato in frammenti) per via della sua fattura: sarebbe il prodromo dei vetri a intaglio con scene figurate, attestati nel III secolo ad Alessandria d’Egitto, ma non nel II secolo, periodo a cui invece risale il piatto. Una lavorazione di questo tipo è attestata anche per i vetri del palazzo reale di Begram, in Afghanistan, ma la scarsa scientificità degli scavi fa dubitare che risalgano effettivamente al II secolo.

Il piatto, oltre alla sua intensa colorazione blu cobalto , è notevole per la sua realizzazzione tecnica: Il mastro vetraio dopo la colatura a stampo, ha molato e levigato il vetro su entrambe le facce e poi lo ha decorato con intagli alla ruota e al torchio, e infine ha completato l’opera a mano libera con incisioni  molto precise. A seconda della luce  riflessa la colorazione varia da tonalità più chiare a tonalità più scure, e le due figure possono apparire bidimensionali o tridimensionali.

Per poter apprezzare la tridimensionalità delle figure incise, nella sala in cui è esposto è stata posta una luce che lo illumina da dietro.

La rappresentazione è a tema bacchico. Bacco era dio del vino e dell’ebbrezza, associato agli istinti più primitivi dell’essere umano, e in suo onore venivano festeggiati, sia nella cultura greca sia nella cultura romana, festività chiamate baccanali in cui si dava sfogo alle proprie pulsioni bevendo, danzando sfrenatamente e anche facendo orge. Sul piatto si notano delle figure associate tipicamente a Bacco: vi sono due putti in pose dinamiche, probabilmente danzanti: il putto di sinistra è dotato di ali, di un flauto di Pan (flauto a sei canne che prende il nome dalla divinità greca dei boschi) e di un caduceo (bastone di legno avvolto nelle spire di uno o più serpenti). Il putto di destra stringe in mano un tirso (bastone di legno con di solito una pigna sull’apice, simbolo di rinnovamento) e porta in spalla un otre in pelle, verosimilmente pieno di vino.

Di Giacomo Campana

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