1. Premesse

Attorno al 2000 a.C. nel bacino dell’Egeo si assiste alla nascita e alla fioritura di due civiltà, prima quella cipriota, poi quella minoica. L’isola di Cipro, ricca di giacimenti di rame e con un’agricoltura sviluppata, diviene in questo periodo una forte potenza commerciale con una rete di relazioni che si estende fino all’Anatolia, all’Egitto e alla Siria.Mediterranean_Relief Questa civiltà entrerà in crisi con l’avvento dei popoli del mare. Nell’isola di Creta, invece, lo sviluppo della civiltà minoica deriva, oltre che da una florida agricoltura, da ricche risorse di legname. I Cretesi assumono il controllo delle principali rotte marittime all’interno dell’Egeo. Attorno ai principali palazzi cretesi si sviluppa una civiltà pacifica e fiorente. Indice di questo benessere sono l’assenza di fortificazioni, l’elaborazione di una scrittura (lineae A) e uno ricco patrimonio artistico.02 An imaginary scene of the ancient Mycenae Intorno al 1400 a.C. la civiltà minoica scompare, forse in seguito ad una catastrofe, lasciando il passo alle popolazioni provenienti dalla Grecia continentale.

Qui, dal 1900 a.C. si è insediata una popolazione di origine indoeuropea: i Micenei. Essi fondano regni attorno ai palazzi fortificati, retti da signori i quali sono affiancati nell’esercizio del potere da un’aristocrazia ti tipo guerriero e sacerdotale e da un seguito di burocrati. Sono caratterizzati da un’economia essenzialmente agricola, ma usufruendo dell’intermediazione commerciale minoica e cipriota, attorno al 1400 a.C. si affacciano sullo scenario egeo, fondando insediamenti a Creta, Rodi e lungo le coste dell’Asia Minore. La presenza della civiltà micenea è documentabile grazie a molti ritrovamenti, a tavolette scritte in lineare B e ai poemi omerici.Path3959-83

  1. Verso l’identità greca

 Intorno l 1200 a.C. si assiste ad una rapida ed improvvisa decadenza dei regni micenei, forse dovuta a guerre intestine. Un secolo dopo l’equilibrio di tutta l’area greca viene sconvolto dall’occupazione territoriale dei Dori, a cui segue un periodo di relativo impoverimento (da cui il termine Medioevo ellenico). E’ però in questa fase di decadenza, che va dal 1050 al 750 a.C., che si innesca un processo che porterà ad una nuova forma di aggregazione politica e sociale: la polis.

 La polis rappresenta l’unità sia culturale che sociale dei cittadini, i quali si autogovernano attraverso un’assemblea e dei magistrati. Sul concetto di cittadinanza nella polis si incardinano tre diritti fondamentali: il diritto di partecipare attivamente alla vita politica, il diritto di militare nell’esercito e il diritto di essere proprietari terrieri. Il centro della polis è l’agorà, la piazza dove ci si riunisce in assemblea. In questo contesto di sviluppo e crescita, torna ad essere adoperata la scrittura secondo il sistema alfabetico fenicio.ill-stor-12

 Le poleis, pur essendo unità indipendenti, possono unirsi in confederazioni di tipo religioso (anfizionìe) o militari (simmachìe). Inoltre, ciò che accomuna tutti i greci è un forte senso di identità che li distingue da coloro che vengono definiti barbari, per cultura, lingua e religione.

  1. La colonizzazione

 In molte poleis, all’aumento demografico verificatosi nell’VIII sec. a.C. non corrisponde un’adeguata disponibilità di terra coltivabile. Questa situazione crea degli inevitabili disagi sociali, ai quali si pone rimedio attraverso la fondazione di colonie oltremare. Così facendo, la civiltà greca si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo e sulle rive del Mar Nero. Le colonie, pur essendo autonome politicamente, mantengono un’identità sia culturale che commerciale con la città-madre. Conseguenza immediata della colonizzazione è uno slancio in positivo di tutta l’economia mediterranea.

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  1. Lo sviluppo della polis

 Nel corso del VII sec a.C. si verificano alcune importanti trasformazioni. Le polis con una maggiore disponbilità di metalli preziosi iniziano a battere moneta, mentre si sviluppa un ceto di artigiani e mercanti abbastanza ricchi da potersi permettere di militare nell’esercito dotati di un’armatura completa. Nasce così una nuova tattica militare, quella della falange oplitica, basata su formazioni di fanti che, pesantemente protetti, combattono a ranghi serrati. Conseguentemente a questa novità sul piano militare, l’aristocrazia diminuisce di rilievo, cedendo il passo a nuove fasce sociali.Falange-macedone

 Le trasformazioni avvenute nel VII e VI sec. a.C., portano all’ascesa politica dei cosiddetti tiranni che, ostili al ceto aristocratico, favoriscono i ceti emergenti. Nonostante la tirannia rappresenti la negazione delle libertà cittadine della polis, ne prepara la rinascita su basi nuove e più ampie.

  1. Sparta

 Tra VIII e VII sec a.C. la polis di Sparta, abitata da genti doriche, si impadronisce dell’area del Peloponneso. AgoraMarketplaceSpartaTransIl regime politico spartano è di tipo oligarchico: al vertice stanno due re, che svolgono la funzione di comandanti dell’esercito, mentre il governo è esercitato dai cinque efori, i quali sono addetti all’amministrazione della giustizia e della politica estera, questi sono eletti dall’assemblea composta dai cittadini di pieno diritto – apella – i cui poteri si limitano alla ratifica delle proposte avanzate dalla gerusìa, un consiglio ristretto composto da 30 membri.

 I cittadini di pieno diritto sono denominati spartiati, non lavorano e sono dediti esclusivamente all’addestramento militare. Alle attività economiche provvedono invece gli schiavi di proprietà della polis, gli ilioti, e i perieci, abitanti dei territori circostanti dediti all’agricoltura, all’artigianato e al commercio.

  1. Atene

In seguito al crollo dei regni micenei, ad Atene la figura del re è ridotta alle pure funzioni religiose, il potere sta nella mani degli arconti, i nove magistrati che, annualmente eletti, reggono il governo assistiti dall’Aeropago.

77377732_o Una crisi agraria e sociale scuote questo sistema, portando la polis quasi sull’orlo di una guerra civile. Tra il 594 e il 593 gli ateniesi, col fine di porre fine al conflitto, conferiscono i pieni poteri di conciliatore a Solone. Questo promuove provvedimenti sociali ed economici, riorganizzando l’ordinamento della polis, redistribuendo diritti e doveri politici e militari fra quattro classi di cittadini. Tutti hanno accesso all’ekklesìa, l’assemblea, e al tribunale del popolo heliàia, mentre solo gli appartenenti alle prime tre classi hanno la possibilità di accedere alle magistrature e al consiglio dei 400. Inoltre i poteri dell’aeropago vengono ridimensionati.

 Le riforme di Solone favoriscono l’ascesa di Pisistrato, il quale sfrutta lo scontento generale per prendere il potere. Egli favorisce i ceti meno abbienti, come i tiranni di altre città greche. Nel 510 a.C. l’aristocrazia metterà fine alla tiranne di Pisistrato e dei figli.

Cleisthenes

Clistene

 Nel 508 a.C. la costituzione ateniese è riformata da Clistene, il quale divide il territorio in dieci tribù rappresentative.Ciascuna tribù nomina dei consiglieri che andranno a costituire il nuovo Consiglio dei 500. L’ Ekklesìa assume poteri decisionali più rilevanti, mentre per molte cariche è introdotto il sistema di sorteggio, affinché siano accessibili a tutti. Questa riforma dà concretamente vita alla democrazia, il governo del popolo. Punti chiave della democrazia sono: la partecipazione diretta di tutti i cittadini alla vita politica; l’isonomia, ovvero la parità di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’isegoria, la libertà d parola. Il numero dei cittadini è però limitato, al fine di garantire il funzionamento delle strutture politiche e sociali. Si attivano di conseguenza procedure di esclusione dalla polis, come l’abbandono dei bambini. Le donne stesse, la cui funzione è quella di procreare, sono escluse dalla vita pubblica assieme agli schiavi e agli stranieri che risiedono in città, i meteci.

  1. La rivolta ionica e le guerre persiane

 Le poleis greche della Ionia d’Asia sono assorbite nell’Impero persiano, il quale le sottopone a tributo e le controlla tramite tiranni. Tutto ciò contrasta fortemente con le tradizioni di autogoverno delle poleis, le quali nel 499 a.C., capeggiate da Mileto, si ribellano. L’esito è tragico: cinque anni dopo la stessa Mileto è rasa al suolo e i suoi abitanti deportati.

 Nel 490 a.C. Dario I rivolge le attenzioni dell’Impero verso Atene ed Eretria, le quali hanno fornito aiuti alle poleis ioniche. Distrutta Eretria, la spedizione persiana incombe su Atene, i cui opliti però, guidati da Milziade, sconfiggono gli avversai a Maratona.Map_Greco-Persian_Wars-it.svg

 Il pericolo persiano però non è affatto debellato. Ad Atene Temistocle sostiene la necessità di armare una flotta capace di tenere testa a quella persiana, mentre il conservatore Aristide, auspica accordi di pace con il nemico. Sbarazzatosi tramite ostracismo dell’avversario, Temistocle può realizzare il suo piano, facendo della flotta l’arma vincente degli ateniesi. Sconfitti per terra alle Termopili nel 480 a.C., i Greci ottengono successi navali all’Artemision e a Salamina. Sull’onda di queste vittorie, nel 479 a.C. gli alleati vincono la battaglia campale di Platea e concludono la guerra presso Micale, in Asia Minore.

A cura di Fiammetta Gori

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