«I quattro filosofi» di Rubens (o «Autoritratto col fratello Philipp, Giusto Lipsio e Jan Woverius») è databile al 1611-1612, un olio su tavola di 164×139 cm dalla committenza non ancora bene identificata dalla critica; è assodato che il dipinto fa parte delle collezioni medicee dalla fine del XVII secolo, lo troviamo ancora nella tribuna degli Uffizi rappresentata da Zoffany nel 1772, e fu strappato alla città dai commissari francesi nel marzo-aprile 1799, per tornare a Firenze solo nel 1815; attualmente è custodito nella Sala di Marte della Galleria Palatina di palazzo Pitti.

Il quadro fu probabilmente eseguito per ricordare non solo il recente soggiorno romano (evocato nella veduta con rovine antiche sullo sfondo), ma anche e soprattutto il fratello Philipp da poco defunto, nonché il mentore Giusto Lipsio, scomparso già nel 1606; questi ultimi vengono raffigurati seduti a un tavolo assieme all’umanista Jan Woverius; l’opera offre altresì uno dei pochissimi autoritratti dell’artista, il quale inizialmente pensa la sua effigie sullo sfondo e di piccole dimensioni, per ritrarsi infine stante e in disparte rispetto ai veri protagonisti della scena – una scelta figurativa che comporterà l’aggiunta di una tavola al supporto originario; in basso a destra, Rubens aggiunge all’opera anche un piccolo brano di quotidianità, nel cane che cerca attenzioni da Woverius e che W. Prinz ha identificato come Mopsulus, uno dei tre animali domestici di Jan.

Sono giunti a noi due piccoli studi su tavola eseguiti per la realizzazione dell’opera finale: si tratta dell’«Autoritratto» degli Uffizi e del «Ritratto di Philipp Rubens» al Detroit Institute of Arts; per quanto riguarda la figura di Giusto Lipsio, il pittore attinge dall’Abraham Janssens a lui noto tramite l’incisione di Pieter de Jode;  Woverius risulta invece studiato da Rubens nel disegno autografo oggi custodito all’Albertina di Vienna.

In alto: Rubens, «Ritratto di Philipp Rubens», Detroit Institute of Arts e Pieter de Jode, Jan Woverius, Rijksmuseum di Amsterdam. In basso: Rubens, studio di Giusto Lipsio, Albertina di Vienna e Rubens, «Autoritratto», Galleria degli Uffizi

L’affabile scena di conversazione rappresentata da Rubens, tipica della cultura fiamminga sin dalla fine del XVI secolo, è ricca di allusioni filosofiche e letterarie, oltre che all’Antico e alla cultura classica: per quanto concerne quest’ultimo riferimento, esso è presente nella veduta con le rovine del Palatino e la chiesa di San Teodoro; il paesaggio romano qui descritto sullo sfondo fu già raffigurato, con un profilo analogo, nella pala del 1606 con «San Gregorio, Santa Domitilla, San Mauro e San Papiano», e fu addirittura protagonista assoluto nel «Paesaggio con le rovine del monte Palatino a Roma» del 1608.

Rubens, «San Gregorio con santa Domitilla, san Mauro e san Papiano», 1606, Berlino, Gemäldegalerie

Rubens, «Paesaggio con le rovine del monte Palatino a Roma», 1608, Parigi, Louvre

Proseguendo l’analisi dei generosi simbolismi nell’opera, il busto di Seneca nella nicchia in alto a destra e i codici posati sul tavolo alludono all’edizione delle opere del filosofo stoico cui attese Lipsio; è da notare come il marmo ricordi il celebre Pseudo – Seneca posseduto da Fulvio Orsini (bibliotecario del cardinale Farnese a Roma, incontrato da Rubens tra il 1568 e il 1577) e del quale il pittore acquistò una copia. Per quanto concerne infine i tulipani accanto al busto marmoreo e i rami di vite che abbracciano la colonna, rispettivamente simbolo della caducità delle cose umane e dell’affetto che sopravvive oltre la morte, essi sono un chiaro riferimento alla scomparsa dei due personaggi al centro del dipinto e tanto cari al pittore, che con lo sguardo fisso allo spettatore intensifica l’invito a condividere il malinconico ricordo.

Di Silvia Frison.

Erma del cosiddetto Pseudo – Seneca, II secolo d.C., Musei Capitolini e Rubens, «I quattro filosofi», dettaglio 

Rubens, «I quattro filosofi», dettaglio

Bibliografia:

– AA. VV., Palazzo Pitti, Firenze, Milano 2006;

– (a cura di) A. LO BIANCO, Rubens e la nascita del barocco, Venezia 2016;

– (a cura di) M. JAFFÉ, Rubens: catalogo completo, Milano 1989.

 

About the author

Silvia Frison

Silvia Frison

Silvia Frison si è laureata con lode in Storia e tutela dei Beni archeologici, artistici, archivistici e librari presso l’Università degli Studi di Firenze, con tesi Un palazzo «anticamente moderno»: fonti grafiche e interpretazioni nell’Antico nei primi due cantieri di palazzo Pitti; attualmente è specializzanda in Storia dell’arte presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. I suoi
interessi di ricerca sono orientati alla storia dell’architettura e alla grafica, con particolare riferimento all’antichità e al Quattro-Cinquecento fiorentino e romano.