Giovanni_Pascoli_01Nei suoi Poemi Conviviali, Giovanni Pascoli dedica una poesia ad uno dei più grandi imperatori dell’antichità: Alessandro di Macedonia, meglio noto come Alessandro Magno. Una delle figure più enigmatiche e celebri mai esistite e mai raccontate. Da sempre, attorno al giovane condottiero, aleggia un’aura di mistero e fascino, dovuta al suo impeto, alla sua straordinaria giovinezza e allo stesso tempo alla spiccata capacità governativa e di dux, ma anche alle oscure circostanze della sua morte e all’irrintracciabile luogo di sepoltura.

Pascoli proietta il Conquistatore in un’area quasi romantica, nel senso letterario del termine. Alessandro è appena giunto alle rive dell’Indo, ultimo baluardo di quello che poi sarà il suo impero. Il suo viaggio attraverso l’Asia è concluso, guarda davanti a sé e non c’è più quel sogno, quell’ignoto raggiungibile che lo spingeva a proseguire il cammino. Non vi è più nulla da conquistare se non la luna, che però splende sospesa nel cielo, remota ed inaccessibile alla brama del Macedone.

 […] Ma questo è il Fine, è l’Oceano, il Niente

La prima parte del poema è strutturata come un discorso, quello di Alessandro alle sue truppe. Pascoli, attraverso le parole del ac392protagonista ne ripercorre le tappe del viaggio. Un viaggio spinto da un flauto sacro, la cui musica risuona incessantemente nella mente del giovane, il quale, con continui ostacoli davanti agli occhi, sogna di varcarli. E così fa. Da qui scaturisce l’angoscia al cospetto del Nulla, al confine ultimo del mondo noto agli antichi, dopo aver superato ostacoli, che forse era meglio solo sognare di varcare. E’ questo lo scacco, il non poter andare oltre, ma soprattutto la consapevolezza voluttuosa di questa situazione.

Alessandro, figlio di Filippo II re di Macedonia (Pella, 382 a.C. – Aigai, 336 a.C), subentra al padre appena ventenne.alessandro_IV_1 Educato da Aristotele in persona, si rivela immediatamente un abile ed acuto sovrano e condottiero. Si circonda di artisti, come lo scultore Lisippo e il pittore Apelle, le opere dei quali ci sono ora note attraverso copie romane. Il lavoro dei due artisti, congiuntamente all’epocale impresa di conquista, lo rendono un mito vivente: il condottiero per antonomasia, un modello per tutti i posteri, che sarà destinato a rimanere impresso nella memoria del genere umano, per tutti i secoli a venire.

 Il suo operato inizia a fianco del padre, con la sconfitta che le poleis greche subiscono nel 338 a.C. a Cheronea. Dopo aver allargato ulteriormente i suoi possedimenti a nord del Peloponneso, si dirige verso l’Asia, passando da Efeso ed entrando nell’impero di Persia, allora retto dal’imperatore Dario III. Una ad una le difese persiane, cadono schiacciate dall’esercito macedone, in Asia regna il chaos.

MacedonEmpire Viene fondata Alessandria in Egitto, che sarebbe diventata una delle città più importanti del mondo antico. Completata questa tappa, Alessandro ottiene la vittoria decisiva presso Gaugamela, da dove Dario sarebbe fuggito verso la Battriana (odierno Afghanistan), andando però incontro alla morte per mano di uno dei suoi satrapi. Adesso, da Samarcanda, Alessandro può raggiungere l’Indo, dove giungerà nel 325 a.C., dal quale però tornerà verso Babilonia.

[…] piange dall’occhio nero come morte;

piange dall’occhio azzurro come cielo.

 Ché si fa sempre (tale è la sua sorte)

nell’occhio nero lo sperar, più vano;

nell’occhio azzurro il desiar, più forte.

 Egli ode belve fremere lontano,

egli ode forze incognite, incessanti,

passargli a fronte nell’immenso piano,

come trotto di mandrie d’elefanti.

In quest’immagine suggestiva di scacco del desiderio, di incresciosa situazione di sogno bruscamente interrotto, c’è già il presagio di morte. Morte che colpirà improvvisamente il giovane nel 323 a.C. a Babilonia, lasciando un impero senza imperatore, un mondo senza Alessandro. Lo stesso funesto presagio sta pure nella possibile soluzione che Pascoli dà, coerentemente alla sua poetica, a questa perennemente insoddisfatta brama di conquista, a questo impetuoso sogno d’eroe: nel nido.829420ss

 […] Olympiàs in un sogno smarrita

ascolta il lungo favello d’un fonte,

ascolta nella cava ombra infinita

 le grandi quercie bisbigliar sul monte.

La madre è evocata dal poeta con profonda tenerezza, mentre abita la casa lontana dove ci si affaccenda in modeste e rassicuranti operazioni quotidiane, dove si può sognare un’impresa,Giovanni-Pascoli-sito-e1425571138565 senza arrivare alla delusione della fine. Anche a lei, come al figlio, l’oscurità appare come un terribile presagio di morte.

In quest’atmosfera di desiderio insoddisfatto, anelo alla grandezza, ricordo di grandi imprese, morte e pianto, Alessandro evolve i suoi connotati di eroe classico, diventando un uomo del tutto moderno. Perdendo la perfezione, a favore di un’insicurezza e una voluttà assolutamente decadenti. Tutto questo, con una grazia, un sentimento e un’arte che solo un grande poeta come Giovanni Pascoli, poteva regalarci.

di Fiammetta Gori

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