Henrik Ibsen

Parlando di Scandinava e della produzione letteraria relativa a quest’area geografica, il nome più noto è tendenzialmente quello di Henrik Ibsen, scrittore norvegese nato nel 1828 e autore del celebre componimento teatrale intitolato Casa di bambola. Quest’opera comparve sulle scene nel 1879 e fu subito accompagnata da scandalo e discussioni a causa del finale, nel quale Nora, la protagonista, si ribella al proprio marito, decidendo infine di abbandonare la propria famiglia pur di realizzare se stessa. La storia di Nora suscitò tanto clamore da fare il giro di Europa; «voglio scoprire chi ha ragione, io o la società» afferma lei, determinata, nelle ultime battute del dramma, e poco dopo esce di casa con quel tonfo della porta tanto evocativo quanto ideale alla funzione di finale aperto.

Il pittore teatrale del Christiania Theater, Olaf Jørgensen, ha realizzato il disegno della “scena della Tarantella”, dove Nora frequenta la danza della Tarantella. Lei danza selvaggiamente e appassionatamente come una forma di vita frenetica, come se sapesse che il disastro si avvicina – rivelando la firma falsa, il disonore e la fine. Ibsen conosceva questo ballo dal suo soggiorno in Italia. Si può notare la cassetta della posta, in basso a sinistra, in cui la lettera della temuta rivelazione viene rilasciata come un elemento concreto e altamente drammatico.

In realtà non si tratta di un semplice sbandieramento dei diritti della donna o di femminismo fine a se stesso: Ibsen mette spesso in scena – qui come altrove – personaggi femminili volti verso un assoluto morale senza mezzi termini, che preferiscono andare incontro alla catastrofe piuttosto che vivere accettando compromessi, ma ciò non necessariamente implica un giudizio da parte dell’autore: lui stesso nega di essere un femminista, definendosi più poeta che filosofo sociale. Tuttavia questa è stata un’opera senza dubbio molto importante per i temi affrontati, che ha avuto un forte impatto sulla società dell’epoca.

Norvegia 1908-10. Donne e uomini seduti in un giardino. Gli uomini in abito. Le donne in abiti lunghi. Fonte:Norsk Folkemuseum

In Scandinavia alle donne era tendenzialmente tributato un riconoscimento maggiore rispetto a quello del resto d’Europa: in queste aree infatti, assieme allo Scandinavismo, andava affermandosi il concetto di “giudizio dell’individuo in quanto tale”, al di là del sesso o della condizione sociale, cosa che poi avrebbe favorito il diffondersi della parità dei diritti e del sistema democratico. Nonostante ciò, il secolo in cui accaddero i fatti qui trattati è pur sempre l’Ottocento, del quale fu la borghesia la protagonista assoluta: il clima di progresso, alimentato dalla cultura che andava diffondendosi e dalla fiorente economia basata su scambi e commerci – e dunque su contatti più frequenti verso gli altri paesi, che scaturivano in una necessaria apertura verso il diverso – era bilanciato dal forte attaccamento alle tradizioni. La società borghese poggiava infatti sull’istituzione della famiglia, un tipo di nucleo chiuso e dai valori fortemente conservativi: in un mondo in cui tutto era soggetto al cambiamento, probabilmente diveniva una vera necessità avere dei punti di riferimento stabili. La donna doveva dunque occuparsi del focolare domestico e sottomettersi alla volontà del marito, il quale invece era la reale autorità in famiglia. In questo clima piuttosto contraddittorio dunque, non risulta difficile capire perché quest’opera abbia avuto un impatto così forte in Scandinavia e, ancora di più, nel resto di Europa.

August Strindberg e un suo dipinto (“Notte della gelosia” _ 1893)

Non molti però sanno che esiste un’altra opera con lo stesso titolo il cui autore è August Strindberg, personaggio polemico e dalla pungente ironia nato a Stoccolma nel 1849. Nel 1882 pubblicò La moglie di Ser Brengt, un dramma in cui viene operato il capovolgimento polemico di Casa di Bambola e che peraltro Strindberg ebbe cura di inviare allo stesso autore, iniziando così una sorta di dialogo (più un monologo, in realtà) con Ibsen, che proseguirà anche in opere successive tramite piccole citazioni o addirittura riferimenti espliciti quali, appunto, il racconto intitolato Casa di bambola.

Esso fa parte della raccolta del 1884 intitolata Sposarsi. Dodici storie coniugali, la quale racchiude il pensiero dell’autore sulla questione della parità dei sessi: Strindberg, almeno in queste date, predicava un’autentica uguaglianza tra i sessi, senza favoritismi o discriminazioni in un senso o nell’altro, condannando tanto l’esclusione della donna dal diritto di voto quanto la “venerazione” di cui era oggetto, dimostrandosi pertanto molto avanti per i suoi tempi.

La prima donna mette la scheda nell’urna alle elezioni municipali del 1910. Fotografo sconosciuto.

Nella prefazione del racconto si lancia in una sarcastica e pungente critica a Casa di bambola, ripresa poi punto per punto all’interno del racconto omonimo. Per bocca del protagonista, un burbero ma amorevole capitano di marina, la cui moglie viene traviata dall’influenza della femminista Ottilia e dal testo ibseniano, l’autore attua «un piccolo Ablativus mosso dalle buone intenzioni sul dramma», di fatto una genuina e divertente critica letteraria dell’opera. Poiché nel testo originale Nora vorrebbe un passaggio dalla convivenza ad un matrimonio molto idealizzato, l’intero racconto gioca sul rovesciamento di questo concetto, in cui da un vero matrimonio permeato dal romanticismo si passa ad una sorta di fredda convivenza. La vicenda si risolve con la messa in atto di una strategia amorosa in cui il capitano riesce a riconquistare la moglie per mezzo della gelosia, ripristinando la serenità coniugale ed affermando una volta di più quanto sia importante la liberazione della donna, certo, ma dalle «vecchie ubbie e romanticherie». Un messaggio positivo e senz’altro all’avanguardia che a mio parere rende Strindberg – e non Ibsen – il vero innovatore all’interno del panorama scandinavo, in quanto si fa apertamente beffe del dibattito sul femminismo che stava prendendo piede, dimostrando un’apertura mentale ben più superiore.

Certo, nello stesso anno fu poi imputato per blasfemia a causa del contenuto di una delle novelle della raccolta, faccenda attorno alla quale infuriò a lungo la polemica dei giornali e dell’opinione pubblica; venne infine assolto, ma la sua fu una vittoria di Pirro in piena regola, dalla quale uscì debilitato sia come letterato che come persona. Il risultato fu che si spostò verso verso ideologie ben più maschiliste che diedero vita, anni dopo, a drammi quali La signorina Julie, nel quale il giudizio totalmente negativo di Strindberg nei confronti del genere femminile appare più che mai evidente… ma questa è un’altra storia.

di Maria Sofia Mazzini

Consiglio nazionale norvegese delle donne (NKN) fondato nel 1904, nella foto vediamo la prima riunione. Foto: NTB scanpix

Bibliografia

Franco Perrelli, Introduzione a Ibsen, Editori Laterza, 1988.
Henrik Ibsen, Casa di Bambola, Einaudi, 1963.

Franco Perrelli, Introduzione a Strindberg, Editori Laterza, 1990.

August Strindberg, Sposarsi. Dodici storie coniugali, Mursia Editore, 1995.

G. Sabbatucci e V. Vidotto, Storia Contemporanea. LOttocento, Editori Laterza, 2007.

Eric J. Hobsbawn, Il trionfo della borghesia.1848-1875, Editori Laterza, 2010.

Gianna Chiesa Isnardi, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondo del nord, Bompiani, 2015.

About the author

Maria Sofia Mazzini

Maria Sofia Mazzini

Maria Sofia Mazzini è nata a Firenze nel 1992. Si è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bologna e attualmente frequenta il Corso di Laurea Magistrale in Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche, sempre presso Bologna. Dal 2018 fa parte della redazione di Poesia del nostro tempo, progetto letterario nato dalla rivista Argo.