Una definizione di cos’è una fiaba l’ha data Giuseppe Sermonti – biologo ed in seguito letterato – definendola, nel suo libro “Alchimia della Fiaba” (2009), come “l’elaborazione logica di un originario incantato”.

Due fratelli tedeschi Jacob e Wilhelm, ben noti tutt’oggi come i Fratelli Grimm, ebbero a cuore a tal punto questo genere di racconti tanto da prender sulle loro spalle l’arduo onere di trascrivere oltre 200 racconti fiabeschi appartenenti alla tradizione orale. Più che divulgare fiabe ai bambini il loro obiettivo era quello di preservare il folklore germanico, insidiato gravemente dalle armate francesi guidate da Napoleone Bonaparte, a quei tempi (nei primi anni dell’Ottocento) in piena espansione. Anche la regione dove vivevano i due fratelli venne annessa all’Impero francese, cambiandone all’istante gli equilibri, le leggi, ma anche qualcosa di più profondo.

Ogni nuova annessione era, infatti, per Napoleone, l’occasione per trasferire manoscritti, libri e oggetti d’arte locali a Parigi ed imporre il francese quale lingua ufficiale. Jacob e Wilhelm, privati così di una parte della loro identità, sentono forte, come mai prima di allora, il desiderio di conservare la cultura della propria terra, prima che svanisca. Cominciano così a fare letteralmente collezione di fiabe.


Monumento in bronzo ai Fratelli Grimm nella “Brüder-Grimm-Stadt” (Città dei fratelli Grimm) – Hanau (Assia, Germania)


Ma cosa si nasconde dietro una fiaba? Possiamo affermare che c’è qualcosa di più oltre quell’“originario incantato” sostenuto da Sermonti? In qualche caso sembrerebbe di sì, addirittura delle vicende reali.

La storia di Pedro Gonzalez (La Bella e la Bestia), le macabre azioni del Barone Gilles de Rais (Barbablù), le spericolate avventure aeree di Antoine de Saint-Exupéry (Il Piccolo Principe) o l’infanzia di Hans Christian Andersen (Il brutto Anatroccolo). Ma la storia forse più incredibile si cela proprio dietro la più celebre delle fiabe dei sopracitati fratelli Grimm: Hansel e Gretel. In questo caso il disperato desiderio di scovare un’origine reale alla base di un’amata opera letteraria ha dato vita ad uno scandalo editoriale che ha sconvolto, è proprio il caso di dire, l’opinione pubblica.

Siamo ancora in Germania, nel 1963, quando l’autore Hans Traxler – “illustratore e caricaturista, amante del nosense, dei gialli e della satira” come egli si definisce nella quarta di copertina – pubblica il volume “Die Wahrheit über Hänsel und Gretel” (La verità su Hansel e Gretel).


Tutti noi conserviamo, almeno in parte, un po’ della fanciullesca incoscienza che guida il professore Georg Ossegg, protagonista del libro di Trexler, che pare ossessionato dalla ricerca della vera casa della strega di Hansel e Gretel, per lui molto più di una semplice fiaba.

Il professore sembra voler emulare le gesta del famoso archeologo, anch’egli tedesco, Heinrich Schliemann il quale, quasi cento anni prima di lui, si era messo alla ricerca della città di Troia, scovando quelle prove che certificarono, contro ogni previsione, l’accuratezza storica del poema Omerico.
È il 1962 quando il professor Ossegg viene trasferito nello Spessert, una regione della Germania meridionale, imbattendosi così in quella che i contadini del posto chiamano “La Foresta della Strega”. Un luogo che i Fratelli Grimm, cresciuti a poca distanza da lì, si narra abbiano preso come fonte d’ispirazione per molte delle loro fiabe.

Un giorno – racconta Traxler – Ossegg notò una certa corrispondenza tra un punto della foresta e un’illustrazione contenuta in una vecchia edizione della fiaba. Nella scena in cui i due bambini si addentrano nel bosco Hansel si gira diverse volte a guardare la casa alle sue spalle, credendo di scorgere il suo gattino bianco sul tetto. Sono in realtà solo i primi raggi del sole che battono sul piccolo comignolo. Per Ossegg questo apparentemente insignificante dettaglio significa che i piccoli protagonisti si sarebbero addentrati nella selva con il sole alle spalle.

Seguendo questa ed altri minuscoli indizi celati nel testo, l’11 maggio 1962, il professore individua il luogo dove sarebbe sorta l’abitazione di Hansel e Gretel. La delusione è però cocente in quanto in quel preciso posto ora passa l’autostrada che collega Francoforte a Wurzburg. Ossegg però non si scoraggia e, a partire da quel punto, si riempie le tasche di sassolini (come i bambini della fiaba) coprendo una serie di plausibili tracciati che prima di lui potrebbero aver percorso anche Hansel e Gretel.

In suo soccorso giunge il fatto che la foresta è percorsa da un fiume che però non viene mai citato nella fiaba, permettendogli così di ridurre il raggio delle sue ricerche. Il 10 luglio 1962, finalmente il professore trova le fondamenta di un’abitazione e di quattro forni: dentro uno di essi vi sono i macabri resti di uno scheletro umano. Ossegg non ha dubbi, ha trovato la casa che nella fiaba si dice sia fatta di marzapane e abitata da una vecchia strega. Negli scavi egli ritrova anche diversi attrezzi da pasticciere come anche un’antica ricetta manoscritta.


Hans Traxler posa nei panni di Georg Ossegg


Il professore documenta il tutto scattando numerose fotografie e invia lo scheletro ad un laboratorio per una perizia. Lo scheletro si scoprirà, non è di un’anziana donna (la strega), bensì di una atletica donna di 35 anni, probabilmente deceduta per strangolamento. Dettaglio non da poco in quanto mai – come raccontato nella fiaba – una bambina (Gretel) avrebbe potuto sopraffarla spingendola nel forno.

Proprio mentre, scoraggiato, Ossegg sta per abbandonare le ricerche egli ha la fortunata idea di confrontare il testo della fiaba con quello contenuto nella prima raccolta dei fratelli Grimm (datata 1812) scoprendo così la presenza, nella prima versione, di dialoghi in cui compaiono espressioni gergali caratteristiche dei dintorni di una città chiamata Wernigerode. Setacciando gli archivi cittadini Ossegg si imbatte nell’ultimo tassello del mosaico: un resoconto di un processo per stregoneria tenutosi l’11 luglio 1647. L’accusata si chiamava Katharina Schroderin e di mestiere faceva la pasticciera. Non una qualunque, ma a quanto pare Katharina era una delle migliori del suo tempo: inventrice della ricetta del panpepato di Norimberga, un dolce ancora oggi in commercio.

Il suo successo aveva però attirato le invidie del pasticciere di corte del Duca di Norimberga che inopinatamente l’accusò di praticare la stregoneria. La povera Katharina fu interrogata e torturata finanche accusata di attirare grandi e piccini in una casa isolata, in mezzo alla foresta, con il tetto di focaccia e panpepato. Il pasticciere che muove l’accusa si chiama Hans ed incredibilmente aveva una sorella più piccola di nome Greta.

Il quadro è ormai completo e Ossegg può finalmente ricostruire la vicenda. Katharina viene assolta dalle assurde accuse rivoltegli al processo ma Hans, insoddisfatto e accecato dalla rabbia, la raggiungerà nella casa nel bosco per ucciderla, con l’aiuto della sorella. Dopo aver gettato – per nascondere le prove dell’omicidio – nel forno il corpo ormai senza vita di Katharina i due si mettono alla frenetica ricerca, senza successo, della tanto desiderata ricetta del panpepato.

La ricetta, nascosta dentro una cavità nel muro, verrà ritrovata solo grazie alle frenetiche ricerche di Ossegg. Il celebre racconto dei Fratelli Grimm sarebbe dunque un episodio di cronaca nera avvenuto ai tempi della Guerra dei Trent’anni, addolcito e trasformato in fiaba.


Hans Traxler/Georg Ossegg tra le rovine della casa della strega


Se non che, travolto da un successo inaspettato – “Il libro dell’anno. Anzi, del decennio. Anzi, del secolo” fu proclamato dal tabloid della Germania Ovest Abendzeitung, – il suo autore si affrettò a denunciare la vera natura della sua “Verità su Hansel e Gretel”.

Essa è tutta una messinscena letteraria, un mero scherzo. Lo sconvolgente apprezzamento ottenuto in un primo momento da Traxler fu però tutt’altro che casuale. Dietro alla sua beffarda idea editoriale si nascondeva infatti una grande e raffinata preparazione. Egli aveva passato settimane alla biblioteca del museo dei Fratelli Grimm studiando i loro scritti e le loro lettere ed impiegato mesi per confezionare ad arte ogni prova, fotografica e non solo, fornita all’interno del libro.

L’obiettivo era prendere in giro le mode accademiche dell’epoca, che comportavano – secondo l’irriverente autore – ricerche sul campo spesso improbabili e deduzioni illogiche. Portavoce della sua sferzante critica è Ossegg, un comune insegnante ed archeologo amatoriale che utilizzando o, a questo punto, sarebbe più corretto dire storpiando e scimmiottando metodi, strumenti e ragionamenti utilizzati dal mondo accademico-scientifico crede di poter giungere raggiungere un’incredibile verità.

Tutti, a partire dalla stessa comunità accademica, caddero nel tranello tanto che, quando Traxler si decise a confessare il suo scherzo, in molti non gli credettero. Alcune persone rifiutarono di accettare che il libro fosse una bufala. Nei mesi successivi alla pubblicazione, l’ufficio dell’editore ricevette migliaia di lettere da lettori che chiedevano di conoscere la verità: così tanti che dovettero assumere tre persone per rispondere. Secondo il giornale Der Spiegel, un lettore indignato presentò addirittura una denuncia per frode nei confronti di Traxler.


Ristampato numerose volte nel corso degli anni, La vera storia di Hansel e Gretel ha venduto centinaia di migliaia di copie e, nel 1987, ha addirittura generato un adattamento cinematografico con lo stesso nome.

Mentre La verità su Hansel e Gretel è ancora celebrata per aver imitato le mode intellettuali del suo tempo, ancora oggi, a molti anni di distanza, la sua opera continua a comparire, come fosse un’autorevole fonte, nelle bibliografie di molti studi.

Alcune persone prendono ancora il racconto di Traxler come verità. In fondo il desiderio umano è quello che una storia così bella non possa essere falsa. E, si sa, pur di credere a una bella storia si è disposti a tutto, anche a rinunciare alla verità.

Di Andrea Schinoppi

Bibliografia e sitografia:

  • Grimm, Jacob & Wilhelm, Fiabe, Rizzoli, Milano, 2017.
  • Traxler, Hans – La strega e il panpepato. La vera storia di Hänsel e Gretel, Emme Ed., Milano, 1981.
  • Todorov, Jordan, How a Literary Prank Convinced Germany That ‘Hansel and Gretel’ Was Real,
  • https://www.atlasobscura.com/articles/is-hansel-and-gretel-real, July 3, 2019.
  • SkyArte.it, podcast “In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe” ep.8, di Carlo Lucarelli.

About the author

Andrea Schinoppi

Classe 1995, nato all'ombra del Colosseo ma da sempre residente nella Tuscia viterbese. Laureato triennale con una tesi su "Sport e Fascismo" e magistrale con una su "Le città italiane nella crisi degli anni Settanta del Novecento", sempre alla Sapienza Università di Roma. Non riesco a tenere il conto dei miei stessi interessi. Sport, cinema, musica...solo per cominciare. Nell'ambito di questo progetto curo la rubrica "dietro le quinte della storia".