Si sostiene che il tatuaggio esista da 12 mila anni prima della nascita di Cristo. Lo scopo di questa marcatura varia da cultura a cultura, così come il suo posto nel corpo e quello sulla linea del tempo.
Ma ci sono elementi comuni che prevalgono per quanto riguarda le prove concrete dei primi tatuaggi della storia, i quali, ad esempio, possono essere trovati in Egitto e sono risalenti al periodo della costruzione delle grandi piramidi (anche se senza dubbio è iniziato tutto molto prima).

Tatuaggio sulla mummia di una giovane donna egiziana 1550 a.C. – 1080 a.C.

Un team di scienziati di Londra, infatti, ha effettuato una scansione ad alta tecnologia su otto mummie egizie del British Museum.
Oltre a scoprire informazioni interessanti su di loro in vari ambiti, hanno scoperto che una delle mummie femminili ha un tatuaggio sulla coscia con il simbolo dell’Arcangelo Michele. Questo già ci dice molte cose sulla nascita di questa arte.

Ötzi, la mummia del Similaun

La testimonianza più antica giunge dal confine italo-austriaco dove nel 1991, sulle alpi Otzalet, viene rinvenuto il corpo congelato e ottimamente conservato di un uomo che gli scienziati ritengono sia vissuto circa 5300 anni fa, nell’Età del Rame. Otzi, così è stato soprannominato, presenta in varie parti del corpo dei veri e propri tatuaggi, ottenuti sfregando carbone polverizzato su incisioni verticali della cute. I raggi x hanno rivelato degenerazioni ossee in corrispondenza di questi tagli, si pensa quindi che, all’epoca, gli abitanti della zona praticassero questa forma di tatuaggio a scopo terapeutico, per lenire i dolori. Con il passare del tempo il tatuaggio assume però altre valenze.

I diversi tatuaggi trovati sul corpo di Ötzi

Le pitture funerarie dell’antico Egitto mostrano tatuaggi sui corpi delle danzatrici, tatuaggi rinvenuti anche su alcune mummie femminili (2000 a.C.).
Nel 1769 il Capitano inglese James Cook, approdando a Tahiti, osservando e annotando le usanze della popolazione locale, trascrive per la prima volta la parola Tattow (poi Tattoo), che deriva dal termine “tau-tau”, onomatopea che ricordava il rumore prodotto dal picchiettare del legno sull’ago per bucare la pelle, e che significa “segnare qualcosa”. Il tatuaggio ha origini di oltre 5000 anni.
I Greci usavano il tatuaggio per la comunicazione tra spie. Si trattava di marcature che andavano ad identificare coloro che agivano come spie e avevano mostrato il loro rango.
I Romani segnavano con i tatuaggi i criminali e gli schiavi. Nel corso del tempo però, l’atteggiamento verso i tatuaggi cambiò: iniziarono ad essere utilizzati come un segno di ferocia nei confronti dei loro nemici. I medici romani iniziarono a perfezionare sia l’arte di applicazione del disegno, che quella per rimuoverlo.
I guerrieri Dayak avevano dei tatuaggi sulle loro mani che indicavano di aver tagliato e “preso una testa”. Erano un segno distintivo che permetteva loro di ottenere rispetto per la vita.
Le donne Kayan (tribù nel nord della Thailandia) avevano dei tatuaggi sul braccio molto delicati, che sembravano dei guanti di pizzo.

Esempio di tatuaggi di Kayan

Quando le ragazze tahitiane raggiungevano la maturità sessuale le loro natiche venivano tatuate di nero.
Anche i polinesiani avevo creato dei tatuaggi tribali per segnare le comunità, le famiglie e il rango. Portarono la loro arte in Nuova Zelanda, sviluppando, in un secondo momento, uno stile di tatuaggio facciale chiamato Moko (oggi ancora in uso), utilizzato per identificare l’appartenenza ad una famiglia, o per indicare le conquiste ottenute durante una vita.
Negli anni venti dell’ottocento cominciò la macabra usanza di barattare pistole con teste tatuate di guerrieri Maori. I commercianti di schiavi arrivavano addirittura a far tatuare gli indigeni catturati in battaglia per poi ucciderli e vendere le loro teste. Nel 1831 il governo britannico finalmente dichiarò illegale l’importazione di teste umane.
I Celti adoravano divinità animali come il toro, il cinghiale, il gatto, gli uccelli e i pesci, e in segno di devozione se ne tracciavano i simboli sulla pelle.Gli antichi romani, credevano fortemente nella purezza del corpo umano, infatti, il tatuaggio era vietato ed usato esclusivamente come strumento per marchiare criminali e condannati; solo successivamente, in seguito alle battaglie con i britannici che portavano tatuaggi come segni distintivi d’onore, alcuni soldati romani cominciarono ad ammirare la forza dei nemici tanto quanto i segni che portavano sul corpo. A quel punto, cominciarono essi stessi a tatuarsi sulla pelle i propri marchi distintivi.
Fra i primi cristiani era invece diffusa l’usanza di osteggiare la propria fede tatuandosi la croce di Cristo sulla fronte. In Occidente, i primi britannici utilizzavano quest’arte sfoggiandola durante le cerimonie.
I danesi, i norvegesi e i Sassoni si tatuavano gli stemmi di famiglia.
Nel 787 d.C. Papa Adriano proibì l’uso del tatuaggio.
Nell’undicesimo e dodicesimo secolo i crociati portavano sul corpo il marchio della Croce di Gerusalemme, permettendo in caso di morte sul campo di battaglia, di far sì che il soldato ricevesse l’appropriata sepoltura secondo i riti cristiani. Dopo le Crociate, il tatuaggio sembra scomparire dall’Europa, continuando a svilupparsi in altri continenti.

Donne del Borneo mentre tatuano

Ad esempio, gli Hawaiani quando erano sofferenti si tatuavano tre punti sulla lingua.
In Borneo, invece, gli indigeni si tatuavano un occhio sul palmo delle mani come guida spirituale che li avrebbe aiutati nel passaggio all’aldilà.
A Samoa era diffuso il “pe’a”, un tatuaggio su tutto il corpo che richiedeva 5 giorni di sopportazione al dolore, ma era una prova di coraggio e di forza interiore. Chi riusciva nell’impresa veniva onorato con una grande festa.
Ci sono tante altre notizie che ci parlano dell’arte dei tatuaggi, antiche e dei giorni d’oggi. Un tatuaggio ha sempre avuto vari significati in base alla persona che lo “indossa”.

 

Di Tania Gennarelli

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