Il tatuaggio ha origini di oltre 5000 anni. Lo scopo di questa marcatura varia da cultura a cultura, così come il suo posto nel corpo e quello sulla linea del tempo.
Dagli appunti di Cook (1769), si è scoperto che uno dei metodi principalmente utilizzati dai tahitiani per tatuare era quello di utilizzare una conchiglia affilata attaccata ad un bastoncino.

1946, Tokyo, Giappone, maestro di tatuaggi di Tebori

La nascita dei tatuaggi orientali, è dovuta all’imposizione nell’antico Giappone di leggi repressive che vietavano alla popolazione di basso rango di portare kimoni decorati. In segno di ribellione cominciarono a portare, coprendo tutto sotto i vestiti, enormi tatuaggi che coprivano tutto il corpo, partendo dal collo per arrivare ai gomiti e alle ginocchia. In Giappone il tatuaggio era praticato fin dal quinto secolo avanti Cristo, a scopo estetico, a scopo magico e per marchiare criminali. Una persona molto tatuata con indosso solo un perizoma era considerata addirittura ben vestita, ma ovviamente solo nella privacy della propria casa. Il Governo nel 1870 dichiarò illegale questa pratica, ma il tatuaggio continuò a svilupparsi nell’ombra. La Yakuza (la mafia giapponese), adottò volentieri la pratica “fuorilegge” del tatuaggio su tutto il corpo. I loro disegni, molto elaborati, rappresentavano solitamente conflitti irrisolti, ma riproducevano anche simboli di qualità e caratteristiche che questi uomini intendevano imitare.

Nel 1891 l’inventore newyorkese Samuel O’Reilly brevetta la prima macchinetta elettrica per tatuaggio, rendendo improvvisamente antiquate le tecniche precedenti, che erano più lente e più dolorose.
Negli anni 20 i circhi americani iniziarono ad assumere più di 300 persone tatuate da capo a piedi come attrazioni per il pubblico.

Prima macchinetta elettrica per tatuare, brevetto di Samuel O’Reilly, 1891

Per mezzo secolo, i tatuaggi divennero marchio di minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi, carcerati, ed erano considerati indici di arretratezza e disordine mentale.
Negli anni ’70 e ’80 i movimenti come i punk e i bikers adottano il tatuaggio come simbolo di ribellione ai precetti morali predicati dalla società.

Il luogo di nascita dello stile del tatuaggio americano era Chatham Square a New York City. Nel 1920, con un divieto e la depressione, Chatham Square perse il suo fascino. Dopo la seconda guerra mondiale, i tatuaggi divennero nuovamente simboli identificativi per giovani delinquenti. In un primo momento, il governo di New York City dette ai tatuatori l’opportunità di costituire un’associazione, ma i tatuatori non erano in grado di organizzarsi in gruppo. Così il governo cambiò le regole e fece chiudere diversi negozi a Times Square e Coney Island per violazione del codice della salute che entrò in vigore in quel periodo. Per un certo periodo era davvero difficile farsi un tatuaggio. Diventò illegale, e chi aveva tatuaggi aveva una pessima reputazione. Erano di nuovo poche le persone che volevano un tatuaggio. I negozi migliori di tatuaggi, si trasferirono a Philadelphia e nel New Jersey, dove era ancora legale.

Alla fine del 1960, l’atteggiamento verso il tatuaggio cambiò improvvisamente. Le celebrità, in particolare le donne, iniziavano a tatuarsi. Le riviste e la televisione iniziarono a voler sempre più informazioni su questa forma d’arte. Le modalità e le tecnologie tornarono così come la voglia di farsi un tatuaggio.
Dalla fine degli anni ’80 quest’arte è stata generalmente accettata dalla società. Adesso è molto più popolare e rispettata di quanto non lo sia mai stata, anche se ovviamente ci sono sempre persone che non la vedono come una buona cosa. Questo aumento di popolarità ha permesso ai tatuatori di ottenere un rispetto che non si vedeva da oltre 100 anni. Gli artisti attuali combinano la tradizione del tatuaggio con il loro stile personale.

Quest’arte è riconosciuta oggi dalle agenzie governative, sia come una forma artistica, che come una professione. Alcuni disegnidi tatuaggi sono anche oggetto di musei e gallerie d’arte negli Stati Uniti, in Canada e in Europa.

Un tatuaggio ha sempre avuto vari significati e diverse associazioni in base alla persona che lo “indossa”. Che abbia valenza puramente estetica, o che sia impresso a ricordo di un momento importante della propria vita, il tatuaggio vive oggi un momento di grande rinascita, liberandosi finalmente dai molti pregiudizi che da decenni lo intrappolavano. Qualcuno pensa sia anche un metodo per allontanare i mali. Ogni persona ed ogni cultura ha le sue ragioni, i suoi credi e le sue speranze.

Arrivati a questo punto, e in questi anni, non si dovrebbero più giudicare le persone, per la presenza
di tatuaggi sul corpo. Risulterebbe superficiale. Non si può giudicare dall’apparenza.
Un tatuaggio può essere davvero tutto: un pensiero, una prova, un credo, un simbolo di riti di
passaggio, un marchio distintivo di un gruppo, un ricordo che non si vuole cancellare dalla nostra
mente e dalla nostra vita. Ogni tatuaggio potrebbe dire ciò che è quella persona che lo indossa.
Vedendola in un determinato modo, il tatuatore scrive la storia di queste persone, che decidono di
tatuarsi, sul loro corpo. Un vero tatuaggio, appunto, ha una vera storia, ha un vero significato dietro.
I tatuaggi decorano il corpo, e valorizzano l’anima.

Di Tania Gennarelli

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