“Cosa studi?”

 

“Antropologia!”

 

“Ah,che bello! Ma cos’è?”

 

Troppe volte ci è capitato di trovarci in situazioni del genere, ed è per questo che vogliamo inaugurare questa nuova rubrica cercando di spiegare nel modo più chiaro possibile cos’è quella disciplina vaga e spesso sottostimata che è l’antropologia culturale.lascaux

A livello etimologico, il termine antropologia deriva dall’unione di due parole greche: “anthropos” e “logos”, ovvero “uomo” (nel senso più ampio di essere umano) e “discorso” o “sapere”.

In parole povere si può parlare di “studio del genere umano“, definizione però ancora troppo generica.

ob_1c2cf4_diegoriveramural1L’espressione presenta infatti un ampio spettro di significati e necessita quindi l’aggiunta di un aggettivo che la delimiti; si può parlare di antropologia fisica, filosofica, ecc. o come nel nostro caso di antropologia culturale, che prende quindi in esame l’uomo in quanto produttore di cultura.

L’antropologia culturale non ha una data d’origine facile da definire. Si sviluppò come disciplina accademica in epoche recenti, perlopiù nell’ultimo quarto dell’Ottocento, ma risalendo a tempi più antichi si può notare che vari autori (come ad esempio Erodoto,scrittore del VI sec. a.C.) pur senza una vera e propria consapevolezza teorica hanno assunto nei propri scritti toni antropologici. Non mancano,infatti, nella storia dell’ umanità tentativi più o meno sistematici di riflessione riguardo “l’altro” e di interesse sulle differenze fra noi e ciò che è diverso da noi. Questo interesse per l’ “altro” andò poi ad intensificarsi nel periodo delle grandi scoperte che segnò l’inizio dell’età moderna e coincise sostanzialmente con la scoperta di un’umanità altra, con le sue specificità di ordine religioso, scientifico e morale.tarantata

Progressivamente quindi la riflessione sulle civiltà esterne a quella occidentale -anche grazie al contributo di missionari e viaggiatori di altro genere che iniziarono a documentare con maggiore accuratezza gli usi e i costumi dei popoli extraeuropei- venne dotata di un solido supporto teorico fino ad assumere il carattere di un vero e proprio progetto scientifico, quando anche uomini di scienza e filosofi iniziarono a concepire lo studio dell’uomo come una disciplina autonoma.

51hdk5a8x1l-_sy344_bo1204203200_Si possono prendere come punti di riferimento convenzionali due date fondamentali per lo sviluppo dell’antropologia culturale: in primo luogo il 1799 con la nascita a Parigi della “Société des observateurs de l’homme”, fondata da intellettuali tardo illuministi per lanciare un programma di ricerca contenente alcuni punti fondamentali della futura antropologia; lo scopo era quello di promuovere ricerche sulle istituzioni politiche, sociali, morali, linguistiche, estetiche dei diversi popoli. Il progetto non arrivò mai a completa realizzazione a causa della chiusura della Société nel 1805 da parte di Napoleone, il quale in virtù di una concezione della scienza come strumento funzionale al sostegno di uno stato burocratico,centralizzato e militarizzato, la ritenne “inutile”.

In secondo luogo il 1871, data di pubblicazione di “Primitive Culture” di Edward B. Tylor, considerato uno dei fondatori più autorevoli della disciplina. L’opera contiene la prima definizione antropologica di cultura, che vale la pena di riportare:

“La cultura,o civiltà, intesa nel suo senso etnografico più ampio è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro della società.”

In questa definizione sono contenuti alcuni concetti importanti: come la cultura si ritrovi ovunque e non esistano popoli privi di essa e il passaggio da una concezione individuale ad una collettiva di cultura. Questa cioè non viene intesa solamente come un sapere acquisito a livello personale ma come patrimonio comune che non può essere scisso dall’ idea di essere umano (avremo in futuro occasione di approfondire il pensiero di Tylor e il contesto storico in cui si colloca).carnevale-di-mamoiada

Naturalmente se in un primo momento la riflessione antropologica si rivolge principalmente allo studio di civiltà differenti da quella occidentale, successivamente passa ad includere lo stesso contesto culturale da cui essa si era sviluppata, attraverso l’analisi di aspetti propri della stessa società occidentale (non solo quelli legati al cosiddetto folclore) fino ad abbracciare una prospettiva di più ampio respiro, in base alla quale nessun discorso o fenomeno che coinvolga un gruppo umano può dirsi estraneo al campo di interesse dell’antropologia.

Come disse un noto antropologo contemporaneo, Clifford Geertz,

“noi antropologi abbiamo il mondo a nostra disposizione” .

Di Martina Grassi e Alessandra Salamone

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